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Stabilità finanziaria, limite minimo di cambio del franco e bolla immobiliare. Domande sulla politica della BNS

13.3201 · Interpellanza · 2013-03-21

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Alla luce dell'attuale situazione dei mercati finanziari e dell'economia, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande che riguardano in parte anche le sue considerazioni in merito alla politica della direzione generale della BNS:

1. Le attuali misure per arginare la problematica "too big to fail" sono sufficienti od occorre adottare misure più ampie volte ad esempio a rendere completamente autonomo l'investment banking?

2. L'attuale metodo che prevede l'acquisto illimitato di euro ai tassi di intervento ha causato l'effetto collaterale indesiderato dell'eccessiva costituzione di riserve monetarie? Non sarebbe urgentemente necessario riconsiderare l'adozione di tassi d'interesse negativi e controlli dei flussi di capitale sugli averi in franchi svizzeri?

3. Il Consiglio federale come giudica l'importo immane degli averi in giro conto delle banche e delle società finanziarie presso la BNS con riferimento al potenziale d'inflazione dell'attuale politica monetaria?

4. Il pericolo sul mercato immobiliare è destinato ad aumentare o a diminuire? Le attuali misure sono sufficienti?

Stellungnahme des Bundesrates

1. La modifica della legge sulle banche per il rafforzamento della stabilità del settore finanziario è entrata in vigore il 1° marzo 2012. Le misure adottate impongono mezzi propri più cospicui e contengono prescrizioni sulla liquidità, sulla ripartizione dei rischi e sull'organizzazione delle grandi banche. Tanto la commissione di esperti quanto il Consiglio federale hanno esaminato approfonditamente la possibilità di introdurre un "sistema bancario separato". Entrambi sono giunti alla conclusione che una scissione forzata delle attività costituirebbe una grave ingerenza nella libertà economica e organizzativa di queste imprese commerciali del settore privato. Una tale ingerenza è giustificata unicamente quando non esistono altre possibilità per ridurre i rischi legati alla problematica "too big to fail". Nelle deliberazioni finali del progetto, anche il Parlamento ha difeso questa posizione. Il Consiglio federale è certo che il pacchetto di misure "too big to fail" limiti in modo efficiente ed effettivo i rischi che le grandi banche rappresentano per l'economia nazionale e in questo modo rafforzi considerevolmente la stabilità del sistema finanziario.

2. Le misure più importanti e di maggiore efficacia per contrastare le eccessive oscillazioni del corso dei cambi rientrano nel campo della politica valutaria e monetaria, per la quale è in primo luogo competente la Banca nazionale svizzera (BNS).

La politica dei tassi minimi di cambio praticata dalla BNS rappresenta uno strumento adeguato per impedire un eccessivo apprezzamento del franco. La dilatazione del bilancio della BNS e importanti oscillazioni dei redditi sono conseguenze che non possono essere evitate. Un apprezzamento eccessivo del franco provocherebbe pesanti costi per l'economia in generale. La Banca nazionale sarebbe peraltro in grado di portare avanti la propria politica monetaria nell'interesse generale del Paese anche in caso di eventuali perdite dovute a svalutazione.

Nell'ipotesi di un deterioramento della situazione internazionale, il Consiglio federale e la BNS devono avere la possibilità, come piano d'emergenza, di ricorrere a tutte le opzioni d'intervento. Una task force costituita da rappresentanti del Dipartimento federale delle finanze (DFF), del Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e della BNS (task force "franco forte") ha pertanto esaminato l'attuabilità di misure collaterali complementari per contrastare la forza del franco che non rientrano nell'esclusiva competenza della BNS. Nel novero di queste misure sono comprese le varie forme di provvedimenti sulla circolazione dei capitali, compresa l'introduzione di interessi negativi. Tuttavia, dato che implicherebbero grossi rischi per il funzionamento dei mercati finanziari, le misure esaminate dalla task force dovrebbero trovare applicazione soltanto come ultima ratio in situazioni critiche.

3. Nel 2012 gli acquisti di divise operati dalla BNS per garantire il tasso di cambio minimo di fr. 1.20 per 1 euro hanno provocato una vistosa crescita delle riserve valutarie, e di conseguenza un corrispondente aumento, sul fronte delle passività, degli averi a vista detenuti dalla BNS e della massa monetaria.

Dal mese di ottobre 2011, l'inflazione in Svizzera fa registrare valori negativi rispetto all'anno precedente (meno 0,6 per cento a marzo 2013). Nell'ultima previsione "condizionata" di inflazione la BNS prevede un tasso d'inflazione negativo dello 0,2 per cento sia per il 2013 sia per il 2014, a patto che la politica monetaria rimanga immutata. Allo stato attuale un allentamento dell'inflazione appare improbabile, anche perché le prospettive congiunturali della Svizzera e dell'estero sono moderate. Tuttavia, se dovesse prospettarsi un'accelerazione dell'inflazione, la BNS dispone del necessario arsenale di politica monetaria per garantire la stabilità dei prezzi.

4. In Svizzera negli ultimi anni l'indebitamento causato dai crediti ipotecari è cresciuto molto più rapidamente dell'economia nazionale e il volume dei mutui rapportato ai redditi ha raggiunto un livello ritenuto rischioso sia storicamente che nel confronto internazionale. I prezzi delle abitazioni sono oggigiorno aumentati in misura superiore a quanto potrebbe essere giustificato da fattori fondamentali. A causa della sopravvalutazione del franco, il margine di manovra politico-monetario per operare un aumento dei tassi d'interesse inteso a ottenere un effetto di contenimento è tuttora limitato.

Vista la situazione appena illustrata, il Consiglio federale ha agito di conseguenza e a partire dal mese di giugno 2012 ha introdotto restrizioni all'impiego dei capitali della previdenza professionale per il finanziamento della proprietà di abitazioni. Nel febbraio 2013 ha inoltre disposto la parziale attivazione del cuscinetto anticiclico, che impone alle banche, a partire dalla fine del mese di settembre 2013, di detenere mezzi propri supplementari per i crediti ipotecari concessi per la costruzione di abitazioni. Le misure introdotte promuovono una gestione sostenibile dei rischi da parte dei creditori ipotecari. Il Consiglio federale intende in tal modo rafforzare la solidità del settore bancario e dell'economia nazionale di fronte ai rischi di una crescita eccessiva del volume dei crediti e contrastare anticipatamente non solo quest'ultimo fenomeno ma anche un aumento dei prezzi.

Risposta del Consiglio federale.

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