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13.4101 · Interpellanza · 2013-12-09

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Poiché il salmone è il pesce più consumato nelle economie domestiche svizzere, invito il Consiglio federale a rispondere alla domanda che segue:

Come intende procedere per informare i consumatori sui rischi derivanti dal salmone di allevamento norvegese?

Begründung

Oltre il 60 per cento del salmone di allevamento consumato nel mondo proviene dalla Norvegia, il che fa del Paese scandinavo il maggior produttore mondiale di questo tipo di pesce. Nel giugno del 2013, le autorità norvegesi hanno dovuto ammettere che la qualità dei loro prodotti ittici lascia a desiderare. Alcune analisi hanno infatti mostrato che i salmoni norvegesi, allevati a oltre 100 metri di profondità in impianti di acquacoltura situati nei fiordi, presentano tassi insolitamente elevati di sostanze nocive, diossine, idrocarburi, antibiotici e pesticidi. Questi inquinanti possono provocare ritardi nello sviluppo cerebrale ed essere collegati all'autismo, all'iperattività e a un calo del quoziente intellettivo.

Si tratta di una prima sconfitta per l'industria ittica norvegese, un settore in cui gli impianti di acquacoltura, il ministero della pesca e quello degli affari esteri sono soliti infiltrare loro esponenti negli organi preposti al controllo delle derrate alimentari.

D'altra parte la ministra norvegese della pesca detiene, a titolo personale, partecipazioni in aziende ittiche dell'ordine di diversi milioni di euro ed è lei a nominare i direttori dei tre enti pubblici incaricati dei controlli sull'industria della pesca.

Stellungnahme des Bundesrates

Come tutte le derrate alimentari, anche il salmone d'allevamento può essere contaminato da sostanze nocive. In Svizzera e nell'UE, ma anche in Norvegia, è compito dei produttori garantire che i valori massimi fissati nel diritto sulle derrate alimentari siano rispettati e che gli alimenti immessi in commercio non mettano in pericolo la salute dei consumatori. Questo vale anche per i residui di medicamenti veterinari e per le sostanze tossiche ambientali. In Svizzera, tale controllo spetta alle autorità esecutive cantonali.

In virtù degli accordi internazionali, per il commercio di prodotti di origine animale la Norvegia è tenuta a rispettare gli stessi requisiti applicati dalla Svizzera e dall'UE. Le autorità norvegesi devono sorvegliare se le aziende produttrici effettuano l'autocontrollo. Nulla fa presumere che le autorità norvegesi non adempiano correttamente tale compito. Su esplicita richiesta, le autorità hanno confermato che non vi sono problemi legati alla qualità e che il dibattito pubblico condotto in Norvegia nell'estate del 2013 aveva lo scopo di precisare le loro raccomandazioni nutrizionali per un consumo ottimale di pesce.

In Svizzera, le autorità esecutive cantonali verificano regolarmente se gli importatori si assumono la loro responsabilità, prelevando e analizzando campioni commerciali. Nel 2013, ad esempio, il laboratorio cantonale di Berna ha esaminato salmone proveniente dalla Norvegia allo scopo di individuarvi residui di medicamenti veterinari e di contaminanti ambientali, come la diossina e i metalli pesanti. Dai controlli non è emerso alcun residuo non autorizzato e tutti i campioni erano conformi alle prescrizioni legali.

Pur rispettando i valori stabiliti dalla legislazione svizzera, il salmone di allevamento e quello selvatico possono contenere elevate concentrazioni di diossine e composti simili alle diossine. Alle donne incinte e alle madri che allattano si raccomanda pertanto da anni di non consumare aringhe e salmoni provenienti dal Mar Baltico (cfr. l'opuscolo "L'alimentazione durante la gravidanza e l'allattamento" dell'Ufficio federale della sanità pubblica su: www.usav.admin.ch > Temi > Nutrizione > Nutrizione dalla A alla Z > Gravidanza e nutrizione).

Il Consiglio federale continua a seguire con attenzione l'evolversi della situazione, ma non ritiene attualmente necessario fornire ulteriori informazioni su un possibile rischio per la salute derivante dal salmone di allevamento norvegese.

Risposta del Consiglio federale.