Ruolo di mediazione della Svizzera. Partenariato strategico contraddittorio con la Turchia
13.4240 · Interpellanza · 2013-12-13
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
In seguito alla visita in Svizzera del ministro degli affari esteri turco Ahmet Davutoglou il 10 ottobre scorso, il DFAE ha rilasciato un comunicato in cui annunciava l'inizio di un "partenariato strategico" con la Turchia senza tuttavia accennare in alcun modo alla questione armena, aspetto che è invece stato evidenziato dalla stampa turca. Questa visita ha avuto luogo esattamente quattro anni dopo la firma, a Zurigo, di due protocolli tra i ministri degli affari esteri di Armenia e Turchia per l'avvio di relazioni diplomatiche e l'apertura della frontiera tra i due Paesi, chiusa unilateralmente dalla Turchia nell'estate del 1993. Il giorno successivo alla firma, il primo ministro turco Regep Tayyp Erdogan aveva dichiarato che la Turchia non avrebbe ratificato i protocolli finché non si fosse trovata una soluzione favorevole all'Azerbaigian nel conflitto per il Nagorno Karabakh. Nessuno dei due protocolli, tuttavia, faceva riferimento a tale conflitto. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. È vero che il ministro Davutoglou ha chiesto alla Svizzera di adoperarsi a favore della ripresa del dialogo tra l'Armenia e la Turchia da un lato e tra l'Armenia e l'Azerbaigian dall'altro?
2. È vero che la Svizzera si aspetta un invito al vertice del G-20 da parte della Turchia, che presiederà l'organizzazione nel 2015?
3. Il Consiglio federale non ritiene che la conclusione di un partenariato strategico con un Paese che continua a negare il carattere di genocidio dello sterminio degli armeni nel 1915 metta in discussione la propria credibilità nella mediazione con l'Armenia?
4. In un recente servizio andato in onda sulla Radio Télévision Suisse, il consigliere federale Didier Burkhalter ha affermato che la Svizzera attribuisce la priorità ai propri interessi nelle relazioni con la Turchia e ha dichiarato che si impegnerà affinché questo Paese possa gestire al meglio la presidenza del G-20. Il Consiglio federale non crede che la difesa dei diritti dell'uomo e la lotta alla negazione dei crimini contro l'umanità, compresi i genocidi, debbano occupare il primo posto nel suo profilo internazionale, anche in considerazione della presidenza svizzera dell'OSCE nel 2014?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il ministro degli esteri Davutoglu ha espresso ancora una volta la riconoscenza della Turchia nei confronti della Svizzera per l'attività di mediazione che quest'ultima ha svolto in passato e che ha permesso la firma dei protocolli di Zurigo nel 2009. Spetta ora all'Armenia e alla Turchia intraprendere le azioni necessarie per ratificare i protocolli firmati. La Svizzera è in contatto permanente con le due parti e intende continuare a sostenere questo processo.
2./4. In contesti e su piani diversi, l'OSCE e il G-20 sono organi internazionali di un'importanza indiscussa per la Svizzera. Il caso vuole che la Svizzera assuma la presidenza dell'OSCE nel 2014 e la Turchia quella del G-20 nel 2015. È dunque utile e anche necessario che il capo del DFAE e il suo omologo turco abbiano uno scambio di vedute allo scopo di sfruttare in modo ottimale le possibilità di cooperazione in questi due organi. La Svizzera è pronta a mettere a disposizione le sue conoscenze e la sua esperienza in materia finanziaria nell'ambito del G-20 Finanze (G-20 Finance Track), come ha già fatto nel corso della presidenza dello scorso anno. Non si attende di essere invitata al vertice del G-20, ma se fosse chiamata a partecipare al G-20 Finanze accetterebbe. Il Consiglio federale ritiene innanzitutto necessario seguire gli interessi e le preoccupazioni della Svizzera nelle relazioni con la Turchia e il rafforzamento dei diritti dell'uomo. Uno degli obiettivi della presidenza svizzera dell'OSCE è consolidare il rispetto, da parte dei membri dell'organizzazione, degli obblighi in materia di diritti dell'uomo.
3. Il Consiglio federale è convinto che deve essere obiettivo della politica svizzera mantenere buone relazioni con i Paesi confinanti e con l'UE (primo e secondo indirizzo della strategia di politica estera della Svizzera). Parimenti devono essere suoi obiettivi definire strategie specifiche per Paese che consentano, tra l'altro, di intrecciare nuovi partenariati e approfondire le relazioni con altre regioni che acquisiscono un crescente peso politico ed economico (quarto indirizzo strategico). Il Consiglio federale pertanto si adopera per approfondire le sue relazioni con altre regioni di rilevanza politica ed economica. A questo scopo vengono messe a punto strategie specifiche per i Paesi e sono state sottoscritte dichiarazioni di intenti (Memorandum of Understanding) con vari Stati, tra cui Brasile, Cina e Russia. I partenariati strategici non prefigurano la costituzione di blocchi e sono dunque conciliabili con i principi della neutralità e con il mandato dell'universalità della politica estera svizzera. Essi non rappresentano un ostacolo nemmeno per un eventuale ruolo di mediatrice o intermediaria né per la difesa di interessi diplomatici, un mandato che la Svizzera si assume per esempio nelle relazioni tra la Russia e la Georgia.
Risposta del Consiglio federale.