14.087 · Oggetto del Consiglio federale · 2014-11-19
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Zusammenfassung
Messaggio del 19 novembre 2014 concernente l‘iniziativa popolare federale “AVSplus: per un‘AVS forte“
Ausgangslage
Il Consiglio federale è contrario all'iniziativa popolare "AVSplus: per un'AVS forte". A suo avviso non vi è alcun margine di manovra finanziario per aumentare le prestazioni dell'AVS, ma bisogna proseguire sulla via del progetto di riforma Previdenza per la vecchiaia 2020.
Con la votazione finale il Consiglio degli Stati raccomandava a Popolo e Cantoni, con 33 voti contro 9, di respingere l'iniziativa. Anche al Consiglio nazionale, dopo cinque ore di discussioni, la maggioranza borghese ha respinto compatta l'iniziativa con 139 voti contro i 53 voti di socialisti e verdi.
L'iniziativa popolare "AVSplus: per un'AVS forte" è stata depositata il 17 dicembre 2013 con 111 683 firme valide. Essa chiede il versamento di un supplemento del 10 per cento su tutte le rendite di vecchiaia. L'accettazione di questa iniziativa determinerebbe un aumento delle spese dell'AVS di circa 4 miliardi di franchi l'anno e addirittura di 5,5 miliardi entro il 2030, il che renderebbe notevolmente più gravi i problemi finanziari cui l'AVS deve già far fronte a causa dell'evoluzione demografica.
Il Consiglio federale intende affrontare questa sfida con la riforma Previdenza per la vecchiaia 2020. Volta a garantire il mantenimento del livello delle rendite con un approccio globale e bilanciato, la riforma prevede tra l'altro un aumento dell'IVA di 1,5 punti percentuali al massimo entro il 2030. Per ampliare le prestazioni dell'AVS sarebbero necessari ulteriori mezzi, il che graverebbe sull'economia. Inoltre, con un supplemento unicamente a favore delle rendite di vecchiaia, queste ultime, le rendite d'invalidità e quelle per superstiti non sarebbero più coordinate come oggi.
Per questi motivi, il Consiglio federale raccomanda di respingere l'iniziativa "AVSplus: per un'AVS forte".
(Fonte: Comunicato stampa del Consiglio federale del 19.11.2014)
Verhandlungen
All'inizio del dibattito, la consigliera agli Stati Christine Egerszegi-Obrist (RL, AG), in qualità di portavoce della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (CSSS-S), incaricata dell'esame preliminare, ha rilevato che la Commissione si chiedeva se non fosse opportuno trattare l'iniziativa contemporaneamente alla riforma "Previdenza per la vecchiaia 2020" (oggetto 14.088). Tuttavia, era proprio nelle intenzioni di una maggioranza consistente della Commissione trattare prima l'iniziativa, in quanto riteneva che per poter affrontare l'argomento "Previdenza per la vecchiaia 2020", il Parlamento dovesse essere in chiaro sugli aspetti principali del progetto. La decisione in merito a questa iniziativa popolare non poteva dunque essere rinviata.
Al Consiglio degli Stati, una minoranza della Commissione costituita da membri del gruppo socialista raccomandava di accogliere l'iniziativa. In qualità di rappresentante della minoranza, nonché di membro del comitato d'iniziativa, Paul Rechsteiner (S, SG) ha argomentato che da decenni ormai le rendite AVS progrediscono in modo molto più lento rispetto ai salari. L'evoluzione dei salari fa sì che le rendite AVS perdano inesorabilmente valore. Dal 1980, il ritardo accumulato sull'evoluzione dei salari ammonterebbe al 10 per cento. Rechsteiner ritiene che l'AVS non adempia più il mandato costituzionale di garantire, assieme alla cassa pensione, il tenore di vita abituale una volta raggiunta l'età del pensionamento. L'iniziativa comporterebbe un incremento mensile della rendita di circa 200 franchi per persone singole e di circa 350 franchi per coniugi. L'aumento delle rendite AVS verrebbe finanziato mediante un innalzamento del prelievo sui salari dal 4,2 al 4,6 per cento. I lavoratori e i datori di lavoro verserebbero dunque 0,4 punti percentuali in più. La Confederazione dovrebbe aumentare inoltre il suo contributo all'AVS di 800 milioni di franchi.
Da parte socialista è stato più volte deplorato che l'iniziativa non sia trattata assieme al progetto "Previdenza per la vecchiaia 2020". La trattazione simultanea avrebbe favorito di molto la visione globale. Il tema delle prestazioni AVS non dovrebbe peraltro essere tabu: importanti riforme AVS andate in porto in passato avrebbero sempre comportato qualche beneficio sul piano delle prestazioni. I contributi AVS servono a finanziare una forma di previdenza per la vecchiaia molto più economica di tutte le altre. In buona sostanza si tratta di rafforzare un'assicurazione sociale che funziona in modo più efficiente di qualsiasi altra cassa di previdenza.
Alcuni deputati di area borghese hanno ribattuto all'argomentazione di Paul Rechsteiner e di altri sostenitori dell'iniziativa obiettando tra l'altro che un potenziamento dell'AVS sarebbe illusorio. Sarebbe peraltro già estremamente difficile stabilizzare gli enti di previdenza sociale al livello attuale. Nei prossimi anni il disavanzo dell'AVS sarà in continua crescita. Per l'entrata in vigore della presente iniziativa (nel 2018) il messaggio del Consiglio federale prevede spese supplementari annuali pari a 4,1 miliardi, entro il 2030 addirittura di 5,5 miliardi di franchi. Un tale onere non può essere finanziato. In un contesto economico difficile, non è proponibile addossare ai lavoratori e all'economia ulteriori 0,8 punti percentuali. Al fine di preservare l'equità intergenerazionale non bisogna aumentare le rendite, bensì sgravare la popolazione attiva e le prossime generazioni. È stato pure messo in dubbio che le persone bisognose beneficino effettivamente dell'iniziativa. Attualmente i pensionati in condizioni finanziarie modeste possono spesso beneficiare delle prestazioni complementari, che oltretutto non sono imponibili. Aumentando l'AVS, tali prestazioni complementari verrebbero ridotte, a tutto svantaggio dei diretti interessati. Per contro, le rendite degli anziani benestanti aumenterebbero del 10 per cento. Lo scopo della riforma AVS prospettata sarebbe infine quello di ottenere il maggior beneficio possibile con le misure proposte.
Anche il consigliere federale Berset ha sostenuto la riforma "Previdenza per la vecchiaia 2020" al Consiglio degli Stati. Coinvolgendo il primo e il secondo pilastro il Consiglio federale intende mantenere il livello attuale delle rendite AVS ed evitare di innalzare l'età del pensionamento oltre i 65 anni. Per aumentare le rendite del 10 per cento mancano però semplicemente le risorse finanziarie. Il Consiglio federale prevede che, anche mantenendo l'attuale AVS senza riforme, si registrerebbe un disavanzo annuale pari a circa 8 miliardi di franchi entro il 2030. Con "AVSplus" il deficit ammonterebbe a 13 miliardi.
Nella sessione invernale 2015, circa un quarto dei deputati del Consiglio nazionale si è espresso sull'iniziativa AVSplus. Nel dibattito, durato cinque ore, vi è stata una chiara spaccatura tra l'area rosso-verde e quella borghese.
La maggioranza della Commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSSS-N) osserva che la sua decisione di raccomandare di respingere l'iniziativa è motivata sostanzialmente dalla riforma della previdenza per la vecchiaia attualmente in corso ("Previdenza per la vecchiaia 2020"), la quale costituisce il progetto più importante per gli anni a venire. Secondo la deputata Barbara Schmid-Federer (C, ZH), espressasi in qualità di portavoce della Commissione, occorre ora investire tutta l'energia in una riforma che riesca ad ottenere un consenso maggioritario, che "guardi oltre l'orizzonte dell'AVS" e che sia il frutto di un'analisi globale delle assicurazioni sociali.
I sostenitori dell'iniziativa hanno ribattuto a questa argomentazione osservando che la maggioranza borghese della CSSS avrebbe impedito alla minoranza di poter trattare l'iniziativa nel contesto della riforma "Previdenza per la vecchiaia 2020".
Gli oppositori all'iniziativa hanno fatto leva soprattutto sulla mancanza di risorse finanziarie per rendite più elevate, sull'indebitamento dell'AVS come pure sull'invecchiamento della società. In considerazione dell'evoluzione demografica, sarebbe già di per sé un'impresa titanica mantenere l'attuale livello dell'AVS. Un aumento dell'AVS secondo il principio dell'annaffiatoio andrebbe in primo luogo a beneficio dei più benestanti.
Analogamente al Consiglio degli Stati, anche in Consiglio nazionale è stato obiettato che l'iniziativa peggiorerebbe la situazione dei beneficiari di prestazioni complementari (PC). Qualora le rendite AVS aumentassero del 10 per cento, le PC verrebbero ridotte nella stessa proporzione. Tuttavia, contrariamente alle PC, la rendita AVS è soggetta a imposta. I deputati in questione si chiedono perché gli autori dell'iniziativa intendano accettare costi così elevati per un beneficio di poco conto.
Soltanto socialisti e verdi si sono adoperati a sostegno dell'iniziativa. Essi ritengono che la situazione finanziaria dell'AVS, in ragione dell'aumento dei redditi e dell'occupazione, sia buona nonostante il numero crescente di pensionati. Come già avvenuto al Consiglio degli Stati, è stato fatto riferimento alla disposizione costituzionale secondo cui la rendita deve consentire di continuare il tenore di vita abituale. L'aumento costa 0,4 punti percentuali ai lavoratori e ai datori di lavoro: un onere sostenibile, considerato che la deduzione salariale per l'AVS è invariata da 40 anni.
Le rendite più elevate consentirebbero inoltre di ridurre il numero di coloro che dipendono dalle prestazioni complementari. Molte persone trovano umiliante chiedere prestazioni complementari, sebbene queste ultime rappresentino una componente importante del nostro sistema di previdenza e sussista il diritto di riceverle. Tra l'anno 2000 e il 2014 il numero di beneficiari delle prestazioni complementari è salito da 139 000 a 193 000. Per orgoglio, molti hanno rinunciato a farne richiesta.
Nella votazione finale il Consiglio degli Stati, con 33 voti contro 9, ha raccomandato di respingere l'iniziativa. Il Consiglio nazionale ne ha pure raccomandato la reiezione con 139 voti contro 53. I verdi e i socialisti hanno votato compatti in favore dell'iniziativa, mentre gli altri gruppi - ugualmente compatti - l'hanno respinta.