14.095 · Oggetto del Consiglio federale · 2014-11-28
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Zusammenfassung
Messaggio del 28 novembre 2014 concernente la legge federale sugli orari di apertura dei negozi
Ausgangslage
Comunicato stampa del Consiglio federale del 28.11.2014
Il Consiglio federale fissa uno standard minimo per gli orari di apertura dei negozi
Il 28 novembre 2014 il Consiglio federale ha licenziato e trasmesso al Parlamento per approvazione il messaggio concernente la legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg). La legge prevede una fascia oraria minima nazionale per gli orari di apertura dei negozi del commercio al minuto.
La LANeg fissa gli orari di apertura per i negozi del commercio al minuto come segue: dal lunedì al venerdì dalle 6 alle 20 e il sabato dalle 6 alle 19. La nuova legge non riguarda né la domenica né il lavoro serale e notturno. Con il disegno di legge il Consiglio federale adempie la mozione del consigliere agli Stati Filippo Lombardi "Franco forte. Parziale armonizzazione degli orari d'apertura dei negozi".
L'armonizzazione permetterà di ridurre le distorsioni della concorrenza dovute ai diversi orari di apertura dei negozi svizzeri e di quelli oltreconfine e, in particolare, mira ad accrescere la competitività degli esercenti nazionali nei confronti degli esercizi commerciali dei Paesi limitrofi. Il moderato aumento degli orari di aperura permette anche di rispondere ai mutati bisogni della nostra società.
Nel rispetto delle disposizioni della legge sul lavoro, i Cantoni possono definire orari di apertura più lunghi e decidere in merito all'apertura serale infrasettimanale e all'apertura domenicale. Per tenere conto delle differenze economiche, geografiche e culturali presenti in Svizzera, dalla nuova regolamentazione sono esclusi i giorni festivi cantonali e la rispettiva vigilia.
La nuova legge non apporta alcuna modifica alla legge sul lavoro e non ha quindi conseguenze sulle disposizioni relative alla protezione della salute dei lavoratori.
Verhandlungen
Dibattito al Consiglio degli Stati, 24.09.2015
Respinta armonizzazione orari negozi
(ats) L'armonizzazione a livello nazionale degli orari di apertura dei negozi non s'ha da fare: oggi, con 19 voti a 18 e un astenuto e grazie al voto preponderante del presidente Claude Hêche (PS/JU), il Consiglio degli Stati ha infatti respinto l'entrata nel merito sulla nuova Legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg).
Secondo la LANeg, che concretizza una mozione del "senatore" Filippo Lombardi (PPD/TI), tutti i negozi della Svizzera devono poter rimanere aperti in settimana almeno dalle 06.00 alle 20.00 e il sabato fino alle 19.00 (fino alle 18.00 secondo la versione proposta dalla commissione).
Lo scopo della nuova legge, ha sottolineato Karin Keller-Sutter (PLR/SG) a nome della commissione, è limitare il turismo degli acquisti. "In Italia l'orario d'apertura dei negozi è stato completamente liberalizzato", ha ricordato la sangallese. "Undici miliardi di franchi sono stati spesi all'estero nel 2014 e da inizio anno - con l'abbandono del tasso minimo franco-euro, n.d.r - la tendenza è al rialzo", ha precisato.
Filippo Lombardi ha da parte sua respinto le critiche sulla presunta violazione del federalismo implicita nella proposta in discussione. "Molte leggi sono state armonizzate a livello federale, come quella che regola l'età minima per acquistare bevande alcoliche, o anche la legge sul lavoro". Domenica e giorni festivi cantonali non sono inoltre inclusi in questa armonizzazione, ha ricordato il ticinese.
Il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann ha invece messo l'accento sulle difficoltà nelle quali si trova il settore: "negli ultimi quattro anni sono stati persi nel commercio al dettaglio 6000 posti di lavoro", ha sottolineato. Una estensione "moderata" degli orari permetterebbe di correggere il tiro, ha aggiunto. L'armonizzazione consentirebbe inoltre di riportate soldi, imposte e impieghi in Svizzera, ha spiegato il consigliere federale.
Per la maggioranza ciò corrisponde solo in parte al vero; molti cantoni - AG, AI, BL, BS, GL, NW, OW, SH, SZ, TG, ZH - hanno infatti orari di apertura più liberali della legge proposta. "Per loro non cambierebbe niente", ha sottolineato Anita Fetz (PS/BS).
Molti "senatori" hanno anche più o meno apertamente invitato Lombardi a non "esportare" a livello nazionale i problemi del Ticino. "Non tutti i cantoni di frontiera hanno gli stessi problemi; la situazione del Ticino non è quella di Neuchâtel", ha ad esempio sostenuto Raphaël Comte (PLR/NE).
"Il Ticino può benissimo modificare da solo gli orari di apertura dei negozi e allinearli a quelli dell'Italia; le leggi federali lo consentono", ha affermato Christian Levrat (PS/FR) invitando i "senatori" a "non risolvere i problemi del Fox Town sulle spalle della panetteria di Vuadens (FR)".
La mozione di Lombardi ha avuto il merito di lanciare il dibattito sul tema, ha riconosciuto Comte. Occorre però prendere atto della procedura di consultazione nella quale tutti i cantoni, eccetto uno (il Ticino, ndr), hanno bocciato la proposta di armonizzazione. "Il mio Cantone sa benissimo cosa deve fare senza l'intervento di mamma Confederazione", ha aggiunto Luc Recordon (Verdi/VD).
In ogni caso, ha sostenuto Comte, il turismo degli acquisti è principalmente dovuto ai prezzi troppo elevati e non agli orari di apertura. Molti "senatori" hanno inoltre rammentato che i progetti volti a prolungare gli orari di apertura sono stati spesso respinti dalla popolazione.
"Negli ultimi anni nei singoli cantoni si è votato 17 volte e in 14 i cittadini si sono opposti", ha rammentato Levrat. Anche l'altro "senatore" friburghese, Urs Schwaller (PPD/FR), ha sottolineato l'importanza di rispettare i cittadini che in molti cantoni, tra i quali il suo, hanno bocciato le estensioni delle aperture.
Dibattito al Consiglio nazionale, 29.02.2016
CN: approvata armonizzazione orari negozi
(ats) Tutti i negozi della Svizzera devono poter rimanere aperti in settimana dalle 06.00 alle 20.00 e il sabato fino alle 18.00. È quanto prevede la nuova Legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg) approvata oggi dal Consiglio nazionale con 122 voti contro 64 e 5 astensioni. La proposta torna agli Stati che lo scorso anno aveva bocciato l'entrata in materia.
Durante il dibattito, la sinistra ha sostenuto, invano, che non è estendendo gli orari di apertura dei negozi che si può lottare contro il turismo degli acquisti, fenomeno accentuatosi negli ultimi anni in seguito all'apprezzamento del franco sull'euro (la mozione all'origine della nuova legge era infatti denominata "Franco forte. Parziale armonizzazione degli orari di apertura dei negozi"). Il problema è invece da ricondurre soprattutto alle differenze di prezzo fra la Svizzera e i Paesi vicini, ha sostenuto Susanne Leutenegger Oberholzer (PS/BL).
Lo schieramento rosso-verde si è anche chiesto se non sia meglio lasciare la competenza di fissare gli orari di apertura dei negozi ai cantoni e ai comuni: "solo a livello locale si conoscono i reali bisogni, non capisco perché il legislatore federale deve imporre una legge uguale per tutto il Paese", ha sostenuto Leutenegger Oberholzer.
Durante la procedura di consultazione tutti i cantoni, eccetto uno (il Ticino, ndr), hanno bocciato la proposta di armonizzazione, ha ricordato Ada Marra (PS/VD). Per Denis de la Reussille (PdL/NE), il vero obiettivo della LANeg è "imporre un orario di apertura prolungato ai cittadini dei cantoni che l'anno rifiutato in votazione popolare". Leutenegger Oberholzer ha a tal proposito lanciato una frecciatina all'UDC (senza peraltro mai nominarlo), un partito che ritiene che il popolo abbia sempre ragione, tranne in questa occasione.
Per la maggioranza la proposta oggi in discussione è "ragionevole e moderata" rispetto a quanto in vigore in alcuni cantoni (undici di loro hanno orari di apertura più liberali della legge proposta) e soprattutto in confronto alle norme in vigore nei Paesi limitrofi. Non viene poi obbligato nessuno ad aprire il proprio negozio la sera se non c'è clientela, ha ricordato Kathrin Bertschy (PVL/BE) a nome della commissione. "Si tratta di dare la possibilità di farlo", ha precisato.
Per Dominique de Buman (PPD/FR) non è poi vero che gli svizzeri fanno compere all'estero unicamente per risparmiare soldi. Il friburghese ha citato uno studio che indica come per il 30% delle persone l'orario di apertura gioca un ruolo importante. Nel 2014 undici miliardi di franchi sono stati spesi all'estero, ha sottolineato Christian Lüscher (PLR/GE).
"Si tratta anche di salvaguardare posti di lavoro nel settore del commercio al dettaglio", ha aggiunto de Buman. La nuova legge permetterà anche di meglio fronteggiare la concorrenza dei negozi delle stazioni, delle pompe di benzina, degli aeroporti e di internet, ha sostenuto il consigliere federale Johann Schneider-Ammann.
Il ministro dell'economia ha inoltre ricordato la votazione di ieri in Ticino che permette una estensione degli orari di apertura dei negozi (che, contrariamente al progetto federale, la vincola alla conclusione di un contratto collettivo di lavoro, ndr). "Il risultato del voto dimostra che c'è la necessità di agire", ha sostenuto Schneider-Ammann.
Contrariamente al progetto del Consiglio federale, il Nazionale ha voluto accorciare di un'ora l'estensione dell'orario di apertura per il sabato (18.00 anziché 19.00). "Si tratta di un gesto a favore dei cantoni", ha sostenuto de Buman. Respinta invece, con 98 voti contro 84 e 8 astenuti, la proposta della sinistra di anticipare alle 19.00 la chiusura dei negozi in settimana.
Il dossier torna ora al Consiglio degli Stati che dovrà decidere se mantenere la sua decisione di non entrata in materia, presa peraltro con il voto preponderante del suo presidente. Qualora la Camera dei cantoni non dovesse cambiare idea, il progetto verrebbe affossato.
Dibattito al Consiglio degli Stati, 06.06.2016
CSt: bocciata l'armonizzazione degli orari dei negozi
(ats) Non ci sarà nessuna armonizzazione a livello nazionale degli orari di apertura dei negozi. Con 26 voti contro 16 e 3 astenuti, il Consiglio degli Stati ha infatti respinto per la seconda volta l'entrata in materia relativa alla nuova Legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg).
Se la LANeg fosse stata approvata, tutti i negozi della Svizzera avrebbero potuto rimanere aperti in settimana dalle 06.00 alle 20.00 e il sabato fino alle 19.00 (fino alle 18.00 secondo la versione adottata dal Nazionale). I giorni festivi cantonali sarebbero stati esclusi dall'armonizzazione.
Lo scopo della nuova legge - che concretizza una mozione del "senatore" Filippo Lombardi (PPD/TI) - è limitare il turismo degli acquisti, ha sottolineato Karin Keller-Sutter (PLR/SG) a nome della commissione. Per la sangallese, l'armonizzazione consentirebbe inoltre di riportare soldi, imposte e impieghi in Svizzera.
Undici miliardi di franchi sono infatti stati spesi all'estero nel solo 2014. Tutti i nostri vicini hanno legislazioni più liberali, ha fatto notare Hannes Germann (UDC/SH) sostenendo che nel confronto internazionale "questa riforma è assai moderata".
Lombardi, rispondendo a chi l'accusava di aver cercato una soluzione nazionale a un problema ticinese, ha affermato che "del progetto non approfitterà solo il Ticino ma la Svizzera intera". La legge - ha proseguito il ticinese - permetterebbe anche di ridurre la disuguaglianza nei confronti dei negozi nelle stazioni ferroviarie e di servizio.
La maggioranza non si è però lasciata convincere e ha ribadito il suo "no" espresso lo scorso settembre (allora la LANeg fu bocciata con 19 voti a 18 e un astenuto - con il voto preponderante del presidente). "La legge favorisce solo la grande distribuzione, i piccoli commerci soffriranno ancora di più", ha sostenuto Christian Levrat (PS/FR).
"Il turismo degli acquisti - ha aggiunto Paul Rechsteiner (PS/SG) - è principalmente dovuto ai prezzi troppo elevati e non agli orari di apertura". Il vero obiettivo della LANeg, ha sostenuto Levrat, è imporre un orario di apertura prolungato ai cittadini dei cantoni che l'hanno respinto in votazione popolare.
Se i cantoni Ticino e San Gallo hanno dei problemi possono benissimo risolverli autonomamente senza attendere l'intervento di Berna, ha sostenuto Levrat parlando di "attacco al federalismo".
E questo è stato l'argomento preponderante che ha fatto pendere la bilancia dalla parte del "no". Diversi "senatori" hanno infatti sostenuto di non voler regolamentare su scala nazionale un tema che è e deve rimanere di competenza cantonale. Dal resto, durante la procedura di consultazione tutti i cantoni, eccetto uno (il Ticino, ndr), hanno bocciato la proposta di armonizzazione, ha ricordato Roberto Zanetti (PS/SO).
"Le esigenze sono diverse in una città internazionale come Ginevra rispetto a una località turistica engadinese o a un villaggio ticinese di montagna", ha sintetizzato Stefan Engler (PPD/GR). "Non ha quindi alcun senso che la Berna federale tenti di imporre gli stessi orari di apertura per tutti", ha concluso il grigionese.