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14.3093 · Mozione · 2014-03-13

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di mantenere le distanze dalle forze antidemocratiche che sono recentemente salite al potere in Ucraina.

Begründung

Di fronte al conflitto in Ucraina, così come nella questione siriana, la Svizzera si è allineata tacitamente alle posizioni degli Stati Uniti e della NATO.

Tale allineamento è giustificato dai decreti e dalle prese di posizione della "comunità internazionale" che oggi rappresentano soltanto la volontà di una minoranza di Stati, pari a meno di un sesto dell'umanità.

Tuttavia, gli avvenimenti di Kiev durante i Giochi olimpici di Sochi rappresentano un colpo di Stato. Una folla di cittadini legittimamente scontenti della corruzione e dell'incompetenza del loro governo è stata utilizzata come testa d'ariete e scudo umano da organizzazioni inquietanti e bellicose. Non mi riferisco solo ai movimenti di estrema destra neonazisti che, improvvisamente, sono diventati frequentabili, ma anche ai persuasori occulti che hanno manipolato questa rivolta dall'estero, nonché ai membri degli eserciti privati americani e di unità speciali israeliane la cui presenza è stata attestata a Kiev.

Alcuni non hanno esitato a ingaggiare dei mercenari per tirare sui manifestanti e sulla polizia, in modo da costringere il potere al versamento di sangue, trasformando una manifestazione in guerra civile. I responsabili erano chiaramente dalla parte della rivoluzione, come dimostra una conversazione telefonica, la cui autenticità è stata confermata, intercettata tra il ministro degli esteri estone e la signora Ashton, capo della diplomazia europea.

Il primo decreto del nuovo potere di Kiev ha introdotto il divieto di utilizzare la lingua russa, la lingua parlata dalla metà dei loro concittadini! I leader estremisti associati a questo potere hanno immediatamente promesso il carcere o persino lo sterminio ai russofoni del loro Paese.

Vogliamo davvero condonare nell'Est il neonazismo che combattiamo così vigorosamente qui da noi? Che cosa rimarrà della nostra autorità morale se non reagiamo? Allo stesso tempo, la Svizzera fa parte dei Paesi interessati a stabilire un libero scambio con la Russia. La sua attuale posizione nei confronti dell'Ucraina, a parte l'aspetto morale, è quindi contraria anche agli interessi economici svizzeri.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale persegue una politica estera basata sui valori e sugli interessi sanciti nella Costituzione federale. La sua politica mira pertanto a preservare l'indipendenza, la sicurezza e il benessere della Svizzera e contribuisce ad aiutare le popolazioni nel bisogno e a lottare contro la povertà nel mondo, a far rispettare i diritti dell'uomo, a promuovere la democrazia, ad assicurare la convivenza pacifica dei popoli nonché a salvaguardare le basi naturali della vita.

L'attuazione della politica estera risponde dunque a principi che rimangono validi indipendentemente dai cambiamenti in atto nel contesto internazionale. I tre principi di base sono lo Stato di diritto, l'universalità e la neutralità, ai quali si aggiungono i concetti fondamentali di solidarietà, responsabilità e rispetto del diritto internazionale.

Sin dall'inizio della crisi in Ucraina, il Consiglio federale si è attenuto rigorosamente a queste linee guida e ha condotto una politica equilibrata, incoraggiando il dialogo tra le parti. A più riprese ha espresso la sua preoccupazione per la situazione in Ucraina condannando le violazioni del diritto internazionale commesse in questo contesto. Il governo continua a impegnarsi per il rispetto del diritto internazionale e dei principi dello Stato di diritto ed esorta tutte le parti coinvolte a cercare una soluzione politica alla crisi nel rispetto dei diritti dell'uomo, compresi i diritti delle minoranze, senza discriminazioni di sorta. La Svizzera difende chiaramente queste posizioni in occasione dei contatti ufficiali con tutte le parti coinvolte.

Il Consiglio federale ha deciso di congelare eventuali fondi in Svizzera dell'ex presidente ucraino e del suo entourage, al fine di evitare rischi di dirottamento di fondi pubblici ucraini. Ha inoltre deciso di non concedere più l'autorizzazione all'esportazione di materiale bellico verso l'Ucraina e la Russia e ha preso misure per impedire che la Svizzera possa essere utilizzata per aggirare le sanzioni imposte dall'UE nei confronti della Russia.

La politica del Consiglio federale riguardo alla crisi ucraina è ulteriormente rafforzata dall'impegno dei vari partner internazionali, tra cui l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), a favore della protezione dei diritti dell'uomo, delle minoranze e dello Stato di diritto. Nell'ambito della sua presidenza dell'OSCE nel 2014, la Svizzera persegue una politica imparziale volta ad agevolare il dialogo tra le parti.

Il Consiglio federale ha quindi accolto favorevolmente la decisione presa dal Consiglio permanente dell'OSCE, il 21 marzo 2014, di inviare una missione di osservatori in Ucraina. La missione, che in un primo tempo avrà una durata di sei mesi, dovrà contribuire all'allentamento delle tensioni e alla promozione della pace, della stabilità e della sicurezza nel Paese, appoggiando la realizzazione di misure distensive, come l'evacuazione di edifici pubblici, strade e piazze occupati illegalmente, e il disarmo di gruppi armati illegittimi. La Svizzera è inoltre favorevole alla promozione del dialogo nazionale in Ucraina, mediato dall'OSCE, che riveste grande importanza in vista della riforma costituzionale e della questione del decentramento.

Quanto alle relazioni con l'attuale governo di Kiev, va sottolineato che la Svizzera riconosce in via di principio gli Stati e non i governi. Quando uno Stato cambia governo, la Svizzera si limita pertanto a proseguire le sue relazioni con tale Stato senza riconoscerne espressamente il nuovo governo. Questo approccio permette alla Svizzera di condurre attività umanitarie e proseguire gli interventi di mediazione e promozione dei diritti dell'uomo e della democrazia.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.