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14.3132 · Interpellanza · 2014-03-19

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Non più tardi della settimana scorsa, il consigliere federale Didier Burkhalter, quale presidente di turno dell'OSCE, ha dichiarato che il referendum votato in Crimea per annettere la regione alla Russia è da considerarsi illegale in quanto contrario al diritto internazionale.

Pochi giorni dopo, lo stesso Didier Burkhalter, in qualità di presidente della Confederazione ha affermato che la Svizzera non è né l'UE, né gli Stati Uniti e che il suo compito principale è quello di essere utile quale Paese mediatore, agendo in maniera imparziale e rafforzando così la sua credibilità. In questo modo ha giustificato la decisione svizzera di non aderire alle sanzioni contro la Russia.

Ricordiamo che i buoni uffici della Svizzera nel campo della mediazione in caso di conflitti sono riconosciuti a livello internazionale da vari decenni, quale esempio si pensi al fatto che il nostro Paese rappresenta gli interessi statunitensi in Iran.

La posizione presa dall'OSCE sulla crisi in Crimea è diametralmente opposta a quella intrapresa dalla Svizzera e ciò dimostra l'estrema difficoltà del "mantenere il piede in due scarpe". Se da un lato è comprensibile che si voglia assumere la prestigiosa presidenza dell'OSCE, dall'altro la Svizzera deve principalmente badare a difendere i propri interessi e la propria immagine.

Alla luce di quanto esposto, chiedo quindi al Consiglio federale:

1. Non si rischia in questo modo di perdere credibilità a livello internazionale?

2. Non si rischia di violare il nostro status di Paese neutrale?

3. Non si rischia di appannare la nostra credibilità di negoziatori imparziali?

4. Non ritiene che sarebbe il caso in futuro di astenersi dall'assumere cariche internazionali che possono entrare in conflitto con la credibilità negoziale svizzera, riconosciuta internazionalmente?

Stellungnahme des Bundesrates

Le dichiarazioni pubbliche del consigliere federale Burkhalter in merito al referendum tenutosi in Crimea e all'annessione di questa regione nonché all'importanza della mediazione imparziale e indipendente della Svizzera e della presidenza svizzera dell'OSCE sono l'espressione di una politica estera coerente. Se la prima dichiarazione si basa sul diritto internazionale, la seconda è la premessa dell'impegno della Svizzera a favore di una politica di pace.

Anche nella sostanza, in questa occasione la posizione ufficiale della Svizzera e quella della presidenza svizzera dell'OSCE non divergono. Il rispetto delle norme del diritto internazionale pubblico e la promozione della coesistenza pacifica tra i popoli sono due pilastri della politica estera svizzera. La presidenza OSCE deve fare in modo che gli Stati membri onorino gli obblighi che si sono assunti e promuovere contemporaneamente la sicurezza e la stabilità nella regione dell'OSCE assicurando altresì una mediazione imparziale tra gli Stati partecipanti.

1. Il referendum del 16 marzo 2014 in Crimea ha rappresentato una violazione della Costituzione ucraina ed è di conseguenza illegale. L'annessione della Crimea alla Russia viola il diritto internazionale pubblico e in particolare il principio dell'integrità territoriale degli Stati. La Russia inoltre non ha rispettato i propri obblighi internazionali derivanti da diversi trattati bilaterali e multilaterali. Questo modo di agire è contrario anche all'Atto finale di Helsinki. Poiché il rispetto del diritto internazionale pubblico è uno dei fondamenti della politica estera della Confederazione, la Svizzera deve chiaramente denunciare queste gravi violazioni se vuole essere credibile.

2. Il rispetto delle norme del diritto internazionale pubblico è anche importante in relazione al rispetto internazionale della neutralità. E la neutralità in definitiva è una componente del diritto internazionale.

L'OSCE è storicamente sempre stata un'organizzazione finalizzata soprattutto a proteggere e promuovere gli interessi degli Stati neutrali. Il capitolo 1 dell'Atto finale della Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) menziona esplicitamente il diritto alla neutralità.

3. In quanto presidente in carica dell'OSCE, la più grande organizzazione regionale per la sicurezza a livello mondiale, la Svizzera quest'anno deve rispondere alle attese dei 57 Stati partecipanti e difendere la pace e la stabilità in Europa. Questo impegno assume tutto il suo senso proprio di fronte all'attuale crisi ucraina.

In questo contesto è importante osservare che i 57 Stati OSCE hanno tutti gli stessi diritti, che tutte le decisioni vengono prese secondo il principio del consenso e che l'OSCE punta a riunire tutti gli attori coinvolti intorno a un tavolo. Né il funzionamento dell'organizzazione né le sue attività possono dunque essere considerate unilaterali o parziali.

La buona reputazione della Svizzera, che tutti gli interlocutori considerano un'intermediaria imparziale, è un elemento che non deve essere sottovalutato nell'esercizio della presidenza.

4. La presidenza dell'OSCE e la neutralità svizzera non sono solo compatibili bensì si rafforzano l'una con l'altra. Il Consiglio federale è dunque convinto che continuare ad assumere anche in futuro cariche internazionali e dare così un contributo in quanto membro attivo della comunità internazionale sia nell'interesse della Svizzera e in pieno accordo con le priorità strategiche della sua politica esteras.

Risposta del Consiglio federale.