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14.3165 · Interpellanza · 2014-03-20

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

L'arresto di un gruppo di ecologisti (tra cui una persona di nazionalità svizzera), militanti per la salvaguardia dell'Artide, ad opera delle autorità russe a settembre ha suscitato grande clamore mediatico anche nel nostro Paese, attirando l'attenzione non soltanto sulle pratiche della Russia in materia di diritti dell'uomo ma soprattutto anche sull'incredibile situazione in cui versa l'Artide. Nessun altro luogo al mondo sta subendo le conseguenze del surriscaldamento climatico quanto questa regione. Dal 1980 più del 75 per cento della banchisa polare si è sciolta. Anziché considerare questa catastrofe un chiaro segnale d'allarme, alcuni Paesi e multinazionali vogliono estrarre gas e petrolio nell'Artide e sfruttare le risorse minerarie del suolo e sottosuolo marini, con drammatiche ripercussioni per l'ecosistema locale.

Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Che possibilità ha la Svizzera di schierarsi per la protezione dell'Artide (alto mare)?

2. Di quali mezzi di pressione dispone la Svizzera per promuovere il divieto di prospezione di petrolio e gas (o qualsiasi estrazione di materie prime) negli oceani e nei mari a nord del circolo polare?

3. Anche la Svizzera è legata al futuro dell'Artide, essendo sede di numerose società di materie prime e una delle più grandi piazze commerciali al mondo per il petrolio. In che modo il Consiglio federale intende agire per impedire a queste imprese svizzere di partecipare allo sfruttamento dell'Artide?

4. Quale membro di varie organizzazioni internazionali e firmataria di numerose convenzioni multilaterali (ad es: OMI, OSPAR, OMC, GATT, AELS, Trattato delle Svalbard), quali iniziative può proporre la Svizzera in queste o altre sedi al fine di proteggere l'Artide?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale risponde come segue alle domande:

1./4. A livello internazionale esiste già un importante quadro giuridico applicabile alla regione dell'Artide, al quale ha aderito anche la Svizzera e che comprende alcune convenzioni internazionali, quali la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (RS 0.747.305.15.), e altri importanti strumenti di diritto internazionale, quali la Convenzione di Espoo (Convenzione di Espoo sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero e quadro della Commissione economica dell'ONU per l'Europa, UNECE; RS 0.814.06.) e la Convenzione OSPAR (Convenzione per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico del Nord-Est; RS 0.814.293.), che sono applicabili anche alla protezione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse dell'Artide sotto la sovranità degli Stati rivieraschi. Le tre convenzioni summenzionate contengono precise disposizioni per la protezione dell'ambiente marino. Anche nel quadro dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO), in particolare attraverso il Comitato della protezione dell'ambiente marino, si sta procedendo a una intensificazione delle normative internazionali in modo da fornire un contributo alla protezione dell'Artide. Innanzitutto si intende dichiarare vincolante il "codice polare", finora una semplice raccomandazione dell'IMO. Questo testo prevede l'adozione di misure più restrittive per la navigazione nelle regioni polari, così da tenere conto della particolare fragilità dell'ecosistema.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare summenzionata conferisce al fondo e al sottosuolo marini oltre i limiti delle giurisdizioni nazionali lo statuto speciale di "patrimonio comune dell'umanità". L'Autorità internazionale dei fondi marini, creata in base alla Convenzione sul diritto del mare, ha il compito di gestire le risorse delle acque profonde come "patrimonio comune dell'umanità", anche se nell'Artico non è ancora entrata in funzione. Alcuni Stati rivieraschi dell'Artide (Danimarca, Russia, Canada) rivendicano, nel quadro del regime dello zoccolo continentale, un'estensione della loro Zona economica esclusiva (ZEE) da 200 a 350 miglia marittime che ridurrebbe la superficie dell'Artide non soggetta ad alcuna giurisdizione nazionale.

Non da ultimo, le misure che saranno adottate per la protezione e lo sfruttamento sostenibile dell'Artide devono tener conto anche dei diritti della popolazione indigena. Le comunità autoctone e locali con le loro forme di vita tradizionali sono molto esposte ad agenti inquinanti, come i metalli pesanti, trasportati su lunghe distanze. Questi pericoli si possono evitare solo con l'impiego di strumenti globali, come la Convenzione sul mercurio adottata nel 2013 grazie al significativo impegno della Svizzera.

Nei suoi interventi la Svizzera vigila affinché il quadro giuridico internazionale vigente e futuro contempli un elevato livello di protezione per l'uomo e la natura.

2. A causa delle difficili condizioni climatiche e geografiche, le attività nell'Artico non sono paragonabili a quelle delle nostre latitudini. Anche se lo scioglimento della calotta polare ha facilitato l'accesso, gli interventi sulla natura e sull'ecosistema devono essere sottoposti a norme particolarmente rigorose a livello di prevenzione e protezione. Nel quadro delle organizzazioni e dei consessi menzionati al punto 1, il Consiglio federale mira all'adozione di misure che tengano conto della particolare situazione geografica e della fragilità ecologica dell'Artide.

Sono tuttavia innanzitutto gli Stati rivieraschi interessati, sotto la cui sovranità si trova la maggior parte della regione artica, a dover adottare le misure necessarie per assicurare la protezione di questo ambiente fragile in caso di estrazione di materie prime sulla terraferma nonché sul fondo o nel sottosuolo marino.

3. Come già segnalato nelle risposte alle domande 1 e 4, esiste un ampio quadro giuridico internazionale volto a proteggere l'Artide alla cui stesura ha partecipato attivamente anche la Svizzera. Le industrie estrattive multinazionali con sede in Svizzera devono attenersi a questo quadro giuridico convenuto a livello internazionale. Il Consiglio federale, nel suo rapporto di base sulle materie prime (rapporto di base sulle materie prime, rapporto della piattaforma interdipartimentale all'attenzione del Consiglio federale del 27 marzo 2013), ha attirato l'attenzione sulle opportunità e sui rischi, anche relativi all'ambiente, affermando che le sfide transfrontaliere dovranno essere affrontate soprattutto con normative concordate a livello internazionale.

Oltre a partecipare all'elaborazione e all'attuazione di accordi internazionali, il Consiglio federale si impegna attivamente a favore di numerose iniziative per la promozione di una gestione aziendale responsabile (Corporate Social Responsibility CSR nonché le direttive dell'ONU in materia di economia e diritti dell'uomo, le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali, l'iniziativa per la trasparenza nelle industrie estrattive, ecc.). Oltre alla dimensione sociale, la Corporate Social Responsibility include sempre anche aspetti ambientali.

Risposta del Consiglio federale.

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