15.049 · Oggetto del Consiglio federale · 2015-06-05
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Zusammenfassung
Messaggio del 5 giugno 2015 a sostegno della legge sulla Riforma III dell‘imposizione delle imprese
Ausgangslage
La Riforma III dell'imposizione delle imprese si prefigge di adeguare la fiscalità delle imprese agli standard internazionali e di dotare nel contempo i Cantoni degli strumenti fiscali necessari per rimanere competitivi ed evitare una delocalizzazione delle imprese. Le due Camere hanno cercato di raggiungere un equilibrio tra esigenze di attrattiva fiscale e controfinanziamento. Nella votazione finale del 17 giugno 2016, la legge sulla Riforma III dell'imposizione delle imprese è stata accolta dal Consiglio degli Stati con 29 voti contro 10 e 4 astensioni e dal Consiglio nazionale con 139 voti contro 55 e 2 astensioni. Un referendum è stato depositato il 6 ottobre 2016 dal Partito socialista. Il referendum è formalmente riuscito e la riforma sarà dunque sottoposta al voto popolare il 12 febbraio 2017.
Situazione iniziale
Il 5 giugno 2015 il Consiglio federale ha licenziato il messaggio relativo alla legge sulla Riforma III dell'imposizione delle imprese. Obiettivo della riforma, che pone l'accento su innovazione, creazione di valore aggiunto e posti di lavoro, è il rafforzamento della piazza imprenditoriale svizzera. Le misure proposte sono in linea con gli attuali standard internazionali e permettono di aumentare la certezza del diritto e della pianificazione per le imprese. Nel contempo si garantisce che, anche in futuro, le imprese forniscano un contributo adeguato al gettito fiscale di Confederazione, Cantoni e Comuni.
In base ai risultati della consultazione, il 1° aprile 2015 il Consiglio federale aveva definito i parametri della Riforma III dell'imposizione delle imprese (RI imprese III). Il messaggio relativo alla "legge federale concernente misure fiscali volte a rafforzare la competitività della piazza imprenditoriale svizzera" è ora disponibile. Oltre a misure di politica fiscale, comprende anche misure in ambito politico-finanziario. L'eventuale modifica delle aliquote cantonali dell'imposta sull'utile non è parte di questa riforma poiché la relativa decisione è di competenza esclusiva dei Cantoni.
Misure di politica fiscale
La riforma prevede l'abolizione degli statuti fiscali cantonali per le società holding e le società di gestione. In passato queste normative hanno fornito un prezioso contributo all'attrattiva della piazza imprenditoriale svizzera. Tuttavia non sono più compatibili con gli standard internazionali e si rivelano sempre più svantaggiose per le imprese attive a livello internazionale.
Nell'ambito del progetto si intende introdurre un "patent box" a livello di imposte cantonali che contempla un trattamento privilegiato dell'utile da brevetti e diritti analoghi riconducibile alle attività di ricerca e sviluppo in Svizzera. I Cantoni avranno inoltre la possibilità di accordare deduzioni più elevate per le spese di ricerca e sviluppo. Essi potranno altresì introdurre sgravi mirati per l'imposta sul capitale. Per contro, il Consiglio federale rinuncia all'introduzione di un'"imposta sulla stazza", poiché questa misura sarebbe incompatibile con i dettami costituzionali.
Per rafforzare la sistematica fiscale è necessario adottare ulteriori misure fiscali. Si tratta in particolare di uniformare la regolamentazione per la dichiarazione delle riserve occulte e di abolire la tassa d'emissione sul capitale proprio. Occorre pure procedere a un adeguamento per i titolari delle quote per quanto riguarda i dividendi versati. Tali dividendi saranno infatti imponibili al 70 per cento in modo da tenere debitamente conto della doppia imposizione economica (imposizione di utili e dividendi). Come per il diritto in vigore, la condizione per beneficiare di questo sgravio è una partecipazione di almeno il 10 per cento nell'impresa.
Misure di politica finanziaria
Le misure politico-fiscali sono attuate principalmente nei Cantoni e nei loro Comuni. Con le entrate dell'imposta federale diretta, la Confederazione beneficia dal canto suo del mantenimento della competitività fiscale. Anche in futuro, la Confederazione intende garantire mediante misure di compensazione una ripartizione equa degli oneri tra Confederazione e Cantoni e lasciare ai Cantoni un margine di manovra in ambito di politica finanziaria per eventuali riduzioni dell'imposta sull'utile. A tale scopo, la quota cantonale all'imposta federale diretta dovrà aumentare di 3,5 punti percentuali, ossia dall'attuale 17 al 20,5 per cento.
La perequazione finanziaria deve essere adeguata alle nuove condizioni quadro della politica fiscale. La minore possibilità di sfruttamento fiscale degli utili verrà presa in considerazione con nuovi fattori di ponderazione. Il contributo complementare garantisce, durante un periodo transitorio, che i Cantoni finanziariamente deboli non scendano al di sotto dell'obiettivo della dotazione minima secondo l'attuale sistema.
Le ripercussioni finanziarie della riforma sulle finanze federali sono stimate a 1,3 miliardi di franchi all'anno. Si prevedono oneri supplementari di 1,4 miliardi, mentre le maggiori entrate, imputabili all'adeguamento dell'imposizione parziale dei dividendi, sono stimate a 100 milioni. Queste cifre non comprendono eventuali effetti di migrazione delle imprese o gli effetti dovuti al trasferimento di funzioni imprenditoriali. Le misure decise dal Consiglio federale per l'aggiustamento del bilancio federale garantiscono che, nonostante le prospettive politico-finanziarie poco rosee, l'onere rimanente possa essere compensato senza tagli a corto termine sul fronte delle uscite. La RI imprese III sarà presa in considerazione per la prima volta nella pianificazione finanziaria con il Piano finanziario di legislatura 2017-2019.
Valutazione
Con la RI imprese III le basi dell'imposizione delle imprese sono conformi agli attuali standard internazionali. La riforma garantisce condizioni quadro competitive per le imprese attive in Svizzera, in particolare per le attività connesse a un elevato grado di innovazione, alla creazione di valore aggiunto e posti di lavoro. Essa rispetta l'autonomia fiscale e finanziaria dei Cantoni e garantisce una concorrenza intercantonale equilibrata e ripercussioni finanziarie sostenibili per Confederazione, Cantoni e Comuni.
(Comunicato stampa del Consiglio federale del 5 giugno 2015)
Verhandlungen
Disegno 1
Il Consiglio degli Stati ha deciso all'unanimità di entrare in materia sul progetto. La sinistra ha evocato sin dall'inizio la possibilità di lanciare un referendum, ritenendo che il progetto assomigli troppo a un regalo fiscale per l'economia, tema questo che ha influenzato la discussione. Le perdite fiscali, stimate a due miliardi di franchi (di cui più di un miliardo a carico della Confederazione), hanno suscitato la reazione degli oppositori, i quali hanno sostenuto che a farne maggiormente le spese sarebbe la popolazione. Essi hanno dunque chiesto l'adozione di ulteriori misure compensatorie nell'imposizione delle imprese.
La destra ha proposto che venisse tassata soltanto la metà dei dividendi versati in modo da evitare la doppia imposizione dell'impresa e dei suoi proprietari, mentre il Consiglio federale aveva proposto un'imposizione del 70 per cento; la sinistra, dal canto suo, avrebbe voluto che non si accordasse alcuna riduzione sull'imposizione dei dividendi. La destra non è invece riuscita a spuntarla per quanto riguarda la soppressione della tassa di bollo sull'emissione di capitale proprio: con 26 voti contro 19 il Consiglio degli Stati ha respinto la relativa richiesta, che avrebbe privato le casse federali di 228 milioni di franchi. Attenti agli interessi dei Cantoni, i senatori hanno poi deciso che la quota dell'imposta federale diretta (IFD) di competenza dei Cantoni dovrebbe essere portata al 21,2 per cento, invece del 20,5 per cento come proposto dal Consiglio federale. Attualmente, tale quota è del 17 per cento.Il Consiglio degli Stati ha definito, con 27 voti contro 18, un modello di "patent box" che consentirebbe un'imposizione privilegiata dei redditi provenienti dai brevetti a da altri diritti analoghi. I senatori hanno pure proposto che i Cantoni abbiano la possibilità di aumentare gli importi delle deduzioni accordate per le spese a favore della ricerca e dello sviluppo, limitandole comunque al 150% degli oneri giustificati dall'uso commerciale.Nella votazione sul complesso, il Consiglio degli Stati ha adottato la riforma con 31 voti contro 9 e 4 astensioni.
In Consiglio nazionale il gruppo socialista ha proposto il rinvio in commissione dell'intero pacchetto, ritenendo che le misure proposte vadano ben al di là dell'obiettivo perseguito: a suo dire, la riforma permetterebbe di concedere sgravi fiscali anche a imprese non interessate dalla richiesta europea di revisione. Per i socialisti la riforma dovrebbe essere attuata evitando che il carico fiscale sia addossato alle persone fisiche; essi hanno dunque chiesto che le perdite fiscali siano limitate a 500 milioni di franchi. La richiesta di rinvio in commissione è stata respinta con 135 voti contro 43.Malgrado gli appelli del ministro delle finanze Ueli Maurer a una certa moderazione, il Consiglio nazionale ha deciso di includere nel progetto nuove deduzioni fiscali. È il caso, in particolare, dell'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali. Questo sistema permetterebbe alle imprese a forte capitalizzazione di dedurre un interesse fittizio che esse avrebbero invece dovuto pagare se avessero finanziato le loro attività mediante un prestito bancario. La perdita fiscale derivante da tale deduzione è stata stimata a 266 milioni di franchi per la Confederazione e a 344 milioni per i Cantoni. Un altro strumento fiscale introdotto dal Consiglio nazionale è la tassa sulla stazza, accolta con 138 voti contro 52.Il Consiglio nazionale ha accettato la possibilità di aumentare gli importi delle deduzioni accordate per le spese in favore della ricerca e dello sviluppo. Infine, non ha voluto limitare separatamente gli sgravi legati al "patent box" e ad altri investimenti nella ricerca, decidendo invece di adottare un limite generale: la riduzione fiscale globale non potrà superare l'80 per cento dell'utile imponibile prima della deduzione delle perdite riportate.La Camera del Popolo ha deciso di defiscalizzare gli investimenti realizzati all'estero.Il Consiglio nazionale ha introdotto una nuova divergenza con il Consiglio degli Stati, fissando al 20,5 per cento la quota di IFD spettante Cantoni. Una proposta di minoranza, che chiedeva di allinearsi all'altra Camera e di portare quindi tale quota al 21,2 per cento, è stata respinta con 99 voti contro 89.Per quanto riguarda infine l'abolizione della tassa di bollo sull'emissione di capitale proprio, la Camera bassa ha preso una decisione opposta alla Camera alta. Se il Consiglio degli Stati aveva infatti deciso di non abolire questa tassa, il Nazionale ha deciso altrimenti, preferendo scindere tale progetto dalla riforma e rinviarlo in commissione.
Dopo che Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) ha tentato invano di negoziare con l'omologa Commissione del Nazionale (CET-N) un compromesso che implicava di tornare sulla questione dell'imposizione dei dividendi, il Consiglio degli Stati è rimasto per gran parte fermo sulle proprie posizioni. Su diversi punti ha scelto una linea opposta a quella del Nazionale: con 38 voti contro 5 ha rifiutato di concedere ribassi per gli investimenti realizzati all'estero e, con 26 voti contro 19, ha pure respinto il modello di un'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali, accolto invece dalla Camera bassa e sostenuto da PLR e UDC. Secondo vari oratori questo modello non sarebbe stato conforme agli standard internazionali, ai quali la riforma cerca invece giustamente di adeguarsi. I senatori hanno pure mantenuto la loro proposta di innalzare al 21,2 per cento la quota di IFD spettante ai Cantoni.Il Consiglio degli Stati ha inoltre confermato di voler limitare le deduzioni accordate per le spese in favore della ricerca e dello sviluppo. Ha approvato il limite generale dell'80 per cento per gli sgravi fiscali legati al "patent box", agli investimenti nella ricerca e alla rivalutazione delle riserve occulte ma, con 23 voti contro 22, la Camera dei Cantoni ha deciso di mantenere la limitazione dello sgravio mediante il "patent box" al 90 per cento e lo stesso ha fatto, con 25 voti contro 19, con il limite al 150 per cento per la ricerca.Il Consiglio degli Stati ha invece seguito l'altra Camera nella decisione di ritirare il dossier sulla soppressione della tassa di bollo e ha inoltre rinviato in un progetto distinto la tassa forfettaria sulla stazza, che era stata introdotta dal Consiglio nazionale.
In apertura di seduta, la sinistra ha tentato di riaprire il dibattito sull'aumento dell'imposizione cantonale degli utili derivanti dal pagamento di dividendi, un compromesso auspicato dalla CET-S, in accordo con i Cantoni. Il Consiglio nazionale non ha comunque voluto entrare in materia un'altra volta.I consiglieri nazionali hanno seguito in alcuni punti la linea dei loro colleghi agli Stati. È il caso della tassa forfettaria sulla stazza, che dovrà essere trattata in un progetto separato. Nel settore della ricerca il Nazionale ha fatto un passo verso la posizione del Consiglio degli Stati, fissando all'80 per cento il limite generale per gli sgravi fiscali legati al "patent box", agli investimenti nella ricerca e alla rivalutazione delle riserve occulte. Inoltre il Nazionale ha accettato di imporre un limite del 90 per cento per il "patent box" e del 150 per cento per la ricerca.La Camera bassa aveva anche deciso di non concedere più la possibilità di dedurre i costi di sviluppo all'estero.
Il Consiglio nazionale, con 129 voti contro 56, ha tuttavia deciso di mantenere nella riforma un modello di imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali, mentre il Consiglio degli Stati si era rifiutato di farlo fino a quando non sarebbe stata trovata una contropartita. L'altra importante divergenza rimasta riguardava la quota di IFD spettante ai Cantoni: con 145 voti contro 36, il Nazionale ha continuato a sostenere un aumento limitato al 20,5 per cento. La destra ha ad ogni modo fatto sapere che sarebbe stata disposta a cedere su questo punto qualora si fosse giunti a un compromesso che includesse gli interessi nozionali.Con 71 voti contro 66 e 49 astensioni, il Consiglio nazionale ha infine rinunciato a esigere che i Cantoni tengano conto delle ripercussioni derivanti ai Comuni dall'abolizione degli statuti fiscali privilegiati.
Fino a quel momento il Consiglio degli Stati si era rifiutato di seguire, per mancanza di contropartite, la Camera bassa nell'idea di introdurre nella riforma il modello di un'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali. Esso si è tuttavia detto pronto ad accogliere questa agevolazione ma a una condizione: l'aliquota applicata alla tassazione dei dividendi dev'essere portata almeno al 60 per cento. Questa proposta era stata avanzata inizialmente dal Consiglio federale ma era stata respinta da entrambe le Camere. La reintroduzione di questo punto è stata criticata tanto da sinistra quanto da destra. Benché convalidato dall'Amministrazione federale, il procedimento consistente nel ritornare su una proposta avrebbe costituito un precedente pericoloso, ha ammonito Christian Levrat (S/FR). Dai ranghi del PLR si è osservato che non vi è alcun legame oggettivo tra interessi nozionali e tassazione dei dividendi. Le critiche non sono però servite a mobilitare un numero sufficiente di senatori: la proposta di compromesso è stata accolta con 22 voti contro 20 e 2 astensioni.L'ultima divergenza riguardava la quota di IFD spettante ai Cantoni: il Consiglio degli Stati ha confermato di volerla aumentare al 21,2 per cento, il che porterebbe 154 milioni di franchi in più ai Cantoni.
In Consiglio nazionale il campo rosso-verde ha tentato un'ultima volta di stralciare dalla riforma l'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali. La proposta è stata tuttavia respinta con 122 voti contro 64.La destra ha accettato il compromesso avanzato dal Consiglio degli Stati: nella riforma è stato iscritto il modello d'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali, che tuttavia potrà essere introdotto solo da quei Cantoni che parallelamente concederanno di tassare i dividendi almeno al 60 per cento.Infine, con 140 voti contro 49, la Camera del Popolo ha appianato l'ultima divergenza che la opponeva ai Cantoni, ossia l'entità dell'aiuto da accordare ai Cantoni per far fronte alle ripercussioni derivanti dall'introduzione della riforma. Il Consiglio nazionale ha accettato la proposta del Consiglio degli Stati di portare dal 17 al 21,2 per cento la parte di IFD spettante ai Cantoni.
Nella votazione finale, la legge federale concernente misure fiscali volte a rafforzare la competitività della piazza imprenditoriale svizzera (Legge sulla Riforma III dell'imposizione delle imprese) è stata accolta dal Consiglio degli Stati con 29 voti contro 10 e 4 astensioni e dal Consiglio nazionale con 139 voti contro 55 e 2 astensioni.
Il 12 febbraio il progetto è stato respinto in votazione popolare dal 59,1 % dei votanti.
Disegno 2
Vedi 21.024 Legge federale sull'imposta preventiva. Rafforzamento del mercato dei capitali di terzi
Disegno 3
Vedi 22.035 Imposta sul tonnellaggio applicabile alle navi. Legge federale
Estratto dal messaggio:
Nel 2016, nel quadro dei dibattiti sulla Riforma III dell’imposizione delle imprese, il Parlamento aveva rinviato un disegno al Consiglio federale, incaricandolo di verificare la base costituzionale per l’introduzione di un’imposta sul tonnellaggio, di riformulare le disposizioni di legge e, infine, di svolgere una procedura di consultazione sull’avamprogetto. Con la consultazione svolta nel 2021 in vista dell’introduzione di una legge federale concernente l’imposta sul tonnellaggio, il Consiglio federale ha dato seguito alla richiesta parlamentare summenzionata.
Dibattito al Consiglio degli Stati, 14.03.2024
Stralcio dal ruolo
Dibattito al Consiglio nazionale, 28.05.2024
Stralcio dal ruolo