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15.3164 · Interpellanza · 2015-03-18

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Le api mellifere hanno un ruolo fondamentale nell'impollinazione delle piante agricole e contribuiscono pertanto alla sicurezza alimentare. L'acaro della varroa rappresenta una vera e propria piaga per le api. Sin dalla sua comparsa in Svizzera, gli apicoltori lo combattono utilizzando acidi organici, in particolare l'acido formico.

Il concetto messo a punto dal centro di ricerche apicole di Agroscope (1998, 2003) prevede il trattamento delle colonie d'api con acido formico, acido ossalico e acido lattico. Questi acidi sono presenti nel miele anche naturalmente. Nella lotta contro la tarma della cera, un parassita che distrugge le scorte di favi al di fuori della colonia d'api, da decenni si utilizzano tavolette di zolfo (vale a dire diossido di zolfo). Questi provvedimenti non hanno intaccato la qualità del miele.

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.

1. Quali prodotti raccomanda il centro di ricerche apicole attualmente per il trattamento delle colonie d'api contro la varroa?

2. Ipotizzando che nella pratica tutti gli apicoltori si attengano a tale raccomandazione che quantità di acidi sarà necessaria per trattare tutte le colonie di api mellifere svizzere?

3. Negli scorsi quindici anni in campioni di miele sono state riscontrate quantità inaccettabili di acido formico, ossalico o lattico oppure di zolfo riconducibili ai trattamenti delle colonie d'api?

Begründung

Il miele è un prodotto di qualità. Affinché possano produrlo, le colonie d'api devono essere sottoposte a trattamenti contro la varroa. Per gli apicoltori svizzeri è molto importante produrre miele di qualità e possibilmente privo di residui. Per questo motivo, nel trattare le loro colonie utilizzano già da tempo sostanze presenti in natura, ossia acidi organici, anziché prodotti chimici. Vorrei sapere se noi apicoltori che applichiamo il suddetto concetto di trattamento ci comportiamo correttamente.

Stellungnahme des Bundesrates

Le api svolgono un ruolo fondamentale nell'impollinazione di molte piante coltivate o selvatiche. L'ape mellifera da più di un decennio deve fronteggiare un fenomeno di mortalità invernale le cui cause non sono ancora del tutto chiare. Tuttavia, sembra che il parassita Varroa destructor svolga un ruolo preponderante in tale fenomeno. Consapevole di questa situazione problematica, nel maggio 2014 il Consiglio federale ha deciso di mettere in atto un piano d'azione nazionale per la salute delle api che prevede misure immediate riguardanti il miglioramento delle risorse nutritive per le api e un aumento temporaneo dei fondi per valutare il rischio dei prodotti fitosanitari per le api.

1. Dalla comparsa del parassita Varroa destructor in Svizzera negli anni Ottanta, il centro di ricerche apicole raccomanda agli apicoltori di rinunciare all'utilizzo di acaricidi di sintesi poiché osserva problemi di residui nei prodotti apicoli, in particolare nella cera, e resistenze a tali principi attivi. Per questo motivo ha sviluppato strategie di lotta alternative contro la varroa, che raccomanda tuttora e vengono riprese anche nei Paesi confinanti.

La strategia di lotta sviluppata e raccomandata dal centro di ricerche apicole si basa principalmente sui controlli dell'infestazione delle colonie e sui trattamenti con acidi organici (acido formico in estate e acido ossalico in inverno). Sulla base di questi lavori, diverse ditte hanno sviluppato nuovi medicamenti per le api. Nel frattempo Swissmedic ha potuto accogliere le domande di omologazione concernenti quattro preparati, cosicché attualmente sono disponibili come medicamenti per uso veterinario l'acido formico al 60, 70 e 85 per cento e la soluzione Oxuvar con il 2,5 per cento di acido ossalico per trattamenti mediante sgocciolamento. Non sono stati omologati medicamenti per le api a base di acido lattico e acido ossalico per trattamenti mediante evaporazione in quanto finora non sono pervenute domande in tal senso. In Svizzera l'acido lattico è omologato come additivo alimentare (E 270); tuttavia, il suo utilizzo come additivo nelle derrate alimentari non ha nulla a che vedere con l'impiego come medicamento per uso veterinario per il trattamento delle api.

Questa strategia di lotta non è semplicissima da applicare e molti apicoltori riscontrano problemi. Il centro di ricerche apicole sta cercando di semplificare tali metodi. Lavora, inoltre, a soluzioni a medio e lungo termine, impiegando nuove molecole o nuove formulazioni oppure cercando di comprendere i meccanismi di resistenza per poter selezionare ceppi di api resistenti. Questo è un obiettivo a lungo termine, ma rappresenta l'unica soluzione per non dover più ricorrere ogni anno a dei trattamenti.

2. Se tutti gli apicoltori svizzeri ricorressero all'acido formico per i trattamenti estivi, il relativo fabbisogno sarebbe di circa 42 000 litri. Per il trattamento invernale con acido ossalico, sarebbero necessari circa 240 chilogrammi di acido ossalico diidrato. L'acido formico è utilizzato dal 67 per cento, quello ossalico dall'89 per cento degli apicoltori. La quantità di soluzioni di acido lattico impiegate ammonta soltanto a poche centinaia di litri.

3. Gli acidi formico, ossalico e lattico sono componenti naturali del miele. Provengono dal nettare e dalla melata raccolti dalle api e dalla trasformazione enzimatica naturale degli zuccheri. Come dimostrano numerosi studi, l'utilizzo degli acidi formico, ossalico e lattico secondo le raccomandazioni di Agroscope, non comporta un aumento del tenore naturale di questi acidi nel miele. Per quanto riguarda lo zolfo, dal 2013 è autorizzato nell'apicoltura solo per sopprimere le colonie in caso di epizoozie e, in seguito, il materiale viene bruciato. In passato, lo zolfo era utilizzato anche per combattere un parassita della cera nelle scorte di favi.

Il controllo delle derrate alimentari è di competenza cantonale. Il Consiglio federale non è a conoscenza del riscontro di quantità inaccettabili di acido formico, ossalico o lattico oppure di zolfo in campioni di miele.

Risposta del Consiglio federale.