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15.3248 · Interpellanza · 2015-03-19

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

L'imminente pensionamento della generazione del baby boom costituisce un'importante sfida finanziaria per l'AVS. Secondo le ultime stime, a partire dal 2030 l'assicurazione presenterà un deficit di 9 miliardi di franchi l'anno, una cifra che rappresenta il doppio dell'attuale budget dell'esercito.

Per poter garantire il finanziamento a lungo termine dell'AVS è di fondamentale importanza conoscere l'età effettiva di pensionamento (contrapposta all'età ordinaria di pensionamento). Per condurre un dibattito su questo tema occorrono pertanto dati e calcoli precisi. Eppure sono proprio questi a mancare. Per calcolare l'età effettiva di pensionamento, infatti, l'Ufficio federale di statistica (UST) si basa sui risultati di un'inchiesta condotta tra le persone di età compresa tra i 65 e i 70 anni, alle quali viene chiesto se abbiano beneficiato di un pensionamento anticipato. In caso di risposta affermativa, viene rilevata la loro età effettiva di pensionamento. In caso contrario, è considerata d'ufficio l'età ordinaria di pensionamento (64 anni per le donne e 65 per gli uomini). Questa statistica non tiene dunque assolutamente conto del fatto che oltre un terzo della popolazione continua a lavorare anche dopo i 65 anni. Con questo metodo di rilevazione e di calcolo è ovvio che l'età effettiva di pensionamento non potrà mai essere superiore a quella ordinaria.

Contrariamente all'UST, l'OCSE definisce l'età effettiva di pensionamento sulla base della quota di occupazione di tutte le persone anziane, il che si traduce in una differenza sostanziale. Secondo il metodo di calcolo dell'OCSE, infatti, l'età media effettiva di pensionamento degli uomini in Svizzera sarebbe di 66,1 anni (anno di riferimento: 2012), mentre secondo i dati dell'UST è di 64,1 anni.

In considerazione di quanto appena esposto, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Condivide il parere che un dibattito oggettivo sull'età di pensionamento può essere condotto solo sulla base di dati rilevati e calcolati con metodi precisi?

2. Concorda sul fatto che i dati dell'UST sull'età effettiva di pensionamento non possono costituire una tale base?

3. Come intende migliorare il calcolo dell'età effettiva di pensionamento?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale condivide il parere che un dibattito oggettivo sull'età di pensionamento possa essere condotto solo sulla base dei dati più completi possibili.

Per questo motivo, nel quadro dei lavori preparatori per la riforma sulla previdenza per la vecchiaia 2020 sono stati analizzati accuratamente diversi modelli: il modello di monitoraggio dell'età dell'Ufficio federale di statistica (UST), quello dell'OCSE "Average effective age of retirement" (età media effettiva di pensionamento) e quello dell'Eurostat, l'ufficio di statistica dell'Unione europea, "Average exit age from labour force" (età media di uscita dal mondo del lavoro). Tutti i modelli presi in esame poggiano sulla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS), ma si basano su indicatori differenti. La scelta del modello dipende dunque da come si definisce l'"età di pensionamento": a) il ritiro dalla vita professionale condotta fino al momento considerato (mantenendo eventualmente un'attività accessoria o un grado d'occupazione minimo); b) l'età a partire dalla quale si percepisce una rendita; c) il ritiro definitivo dalla vita professionale. Il modello dell'UST si basa su un indicatore costituito dalla combinazione delle definizioni a) e b), mentre l'indicatore impiegato dai modelli dell'OCSE e dell'Eurostat fa riferimento alla definizione c). L'utilizzo di indicatori diversi spiega le differenze nei risultati.

Nel quadro della riforma sulla previdenza per la vecchiaia 2020, il Consiglio federale intendeva fondarsi su un modello che fornisse possibilità di confronto a livello internazionale e dal quale si potessero trarre dati relativi all'età media di uscita dal mondo del lavoro. Queste due esigenze potevano essere soddisfatte unicamente dai modelli dell'OCSE e dell'Eurostat. Come fa notare anche l'autore dell'interpellanza, il modello dell'UST, quale analisi a livello strettamente nazionale, non è in grado di fornire tali informazioni.

Per i calcoli necessari alla riforma sulla previdenza per la vecchiaia 2020, il Consiglio federale ha infine deciso di impiegare il modello dell'Eurostat, in quanto esso:

- adempie le condizioni di internazionalità;

- definisce le fasce di età in modo più restrittivo (da 50 a 70 anni) rispetto al modello dell'OCSE (da 40 a 80 anni);

- mostra l'evoluzione dei tassi d'attività per anno, mentre il modello dell'OCSE procede per intervalli di cinque anni.

Nel 2012, secondo il modello dell'Eurostat, l'età media di uscita dal mondo del lavoro si attestava a 64,1 anni per gli uomini e a 62,6 anni per le donne, mentre secondo il modello dell'UST l'età di pensionamento media era di 63,5 anni per gli uomini e di 63,1 anni circa per le donne. L'autore dell'interpellanza ha pertanto confuso il modello dell'UST con quello dell'Eurostat.

Il Consiglio federale non ritiene che vi siano ragioni fondate per mettere in dubbio i dati sui quali si sono basati i calcoli per la riforma sulla previdenza per la vecchiaia 2020.

Nel frattempo, l'Eurostat ha sostituito l'indicatore "average exit age from labour force" (età media di uscita dal mondo del lavoro) con l'indicatore "duration of working life" (durata della vita professionale). È tuttavia possibile in ogni momento calcolare l'indicatore precedente sulla base dei dati attuali.

Risposta del Consiglio federale.