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15.325 · Iniziativa cantonale · 2015-12-14

Liquidato

Wortlaut

Fondandosi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale, il cantone di Ginevra presenta la seguente iniziativa:

Considerando che:

- il Consiglio federale partecipa a negoziati poco trasparenti relativi all'Accordo sul commercio dei servizi (ACS, in inglese TiSA), accordo che minaccia l'esistenza dei servizi pubblici nella misura in cui prevede di aprirli completamente alla concorrenza;

- tale progetto di accordo, al pari di altri trattati di "libero scambio" e di "apertura dei mercati alla concorrenza", si fonda su sistemi vincolanti che limitano fortemente l'autonomia degli Stati e della popolazione, istituendo ad esempio corti di giustizia speciali non sottostanti al diritto degli Stati contraenti;

- conformemente ai nostri principi democratici le Camere federali devono poter dibattere e decidere sulla base di proposte a esse sottoposte, anziché essere messe davanti al fatto compiuto dal governo;

- il popolo non avrebbe la possibilità di esprimersi su tale accordo tramite referendum;

- la nostra sovranità è messa in discussione dalle procedure previste da tale accordo,

il Gran Consiglio della Repubblica e Cantone di Ginevra invita le autorità federali a:

- fare trasparenza sui negoziati concernenti l'Accordo sul commercio dei servizi (ACS-TiSA), ai quali il Consiglio federale sta partecipando;

- informare le Camere federali, i parlamenti cantonali, i governi cantonali e la popolazione sul contenuto di tali negoziati;

- opporsi a un accordo che comportasse nuove privatizzazioni o lo smantellamento di servizi pubblici in Svizzera o altrove;

- sottoporre a referendum ogni accordo firmato nel quadro di questi negoziati.

Begründung

Dal febbraio 2012, 50 Paesi tra cui la Svizzera e l'Unione europea negoziano attivamente e in tutta discrezione un Accordo sul commercio dei servizi (ACS), più conosciuto con il suo acronimo inglese TiSA (Trade in Services Agreement). Scopo dei negoziati è riprendere e approfondire i punti più contestati dell'Accordo generale sul commercio dei servizi (AGCS) che non erano stati inclusi nel testo finale del trattato. Il segreto che avvolge questi negoziati ha un carattere antidemocratico.

Questa nuova offensiva dei fautori del "libero scambio" mina le fondamenta della nostra sovranità politica. Il principio della negoziabilità dei beni e servizi pubblici è peraltro contestato dall'opinione pubblica svizzera.

Benché si svolgano a Ginevra, sede dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), i negoziati relativi all'ACS sono interamente condotti al di fuori del quadro dell'OMC. L'idea di un accordo sul commercio dei servizi è stata lanciata dagli USA e sottoposta a un gruppo di Paesi membri dell'OMC (il cosiddetto "Gruppo dei veri amici", Really Good Friends). I negoziati relativi all'ACS sono incontestabilmente guidati dai Paesi occidentali e dalle multinazionali dei servizi, contrariati dal fatto che il programma di Doha per lo sviluppo dell'OMC, lanciato nel 2001, sia stato bloccato.

Secondo il comitato Stop TiSA! (http://stop-tisa.ch/), l'ACS persegue diversi obiettivi, tra cui:

- l'apertura alla concorrenza di tutti i servizi nei settori nei quali esistono, accanto all'attività statale, delle prestazioni private o non remunerate. Ciò significa che tutti i servizi pubblici, salvo forse l'esercito, potrebbero essere aperti alla concorrenza;

- l'obbligo imposto ai poteri pubblici di rispettare la "neutralità economica" nei confronti dei fornitori di servizi pubblici e privati. Ciò significa che ai servizi pubblici quali scuole od ospedali e ai fornitori privati quali cliniche e istituti privati dovrebbero essere garantite risorse pubbliche equivalenti;

- la subordinazione delle norme concernenti i lavoratori distaccati, ossia coloro che potrebbero essere trasferiti per prestare servizi fuori dal loro Paese, alle regole dell'OMC e non più a quelle dell'Organizzazione mondiale del lavoro volte a evitare il dumping sociale e salariale.

La Federazione sindacale internazionale dei servizi pubblici (www.world-psi.org/fr/issue/ACS) aggiunge che tale accordo potrebbe:

- rendere irreversibile qualsiasi privatizzazione. Le multinazionali potrebbero impugnare davanti a tribunali arbitrali internazionali le decisioni politiche che possono compromettere i loro potenziali profitti. L'approccio basato sulla compilazione di "liste negative", che permette ai governi di proteggere determinati servizi pubblici o ambiti normativi dalla deregolamentazione, può essere vanificato dalle disposizioni sul libero scambio e dalle relative clausole "sospensive" e "di allineamento", che renderanno pressoché impossibile per un governo il recupero o l'istituzione di nuovi servizi pubblici, e questo anche dopo il fallimento di una privatizzazione;

- limitare la facoltà dei governi di emanare normative di interesse pubblico in svariati ambiti, ad esempio l'omologazione di case di cura, istituti sanitari e laboratori, o i centri di smaltimento dei rifiuti, le centrali energetiche, l'accreditamento di scuole e università nonché la concessione di licenze di radiodiffusione.

Tenuto conto di quanto precede e degli interessi fondamentali toccati dai negoziati relativi all'ACS, i cittadini hanno indiscutibilmente il diritto di ottenere spiegazioni dettagliate e maggiore trasparenza da parte delle autorità in merito al citato accordo. Le autorità federali devono rendere pubblico il contenuto dei negoziati che stanno conducendo, sottomettere la questione al dibattito democratico e se del caso sottoporre per approvazione alle Camere federali e al popolo il risultato dei negoziati.