15.3605 · Interpellanza · 2015-06-17
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Nel novembre del 2014 il supremo organo giurisdizionale italiano, la Corte di cassazione, ha annullato la condanna a carico dell'industriale svizzero Stephan Schmidheiny nel cosiddetto processo Eternit. Ciononostante, agendo nel più totale disprezzo del principio fondamentale del "ne bis in idem" sancito dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), la giustizia italiana intenta ora contro di lui un processo per omicidio fondandosi sugli stessi fatti contestati in precedenza.
A questa caccia alle streghe partecipa ufficialmente anche lo Stato italiano: la presidenza del Consiglio dei ministri si è infatti costituita parte civile e chiede un risarcimento a Stephan Schmidheiny per un presunto danno d'immagine. Il fatto è che, per decenni, lo Stato italiano non si è assolutamente preoccupato di regolamentare la lavorazione dell'amianto e non ha nemmeno applicato le direttive dell'UE. Soltanto nel 1991, ossia cinque anni dopo il fallimento della Eternit SpA, sono state introdotte apposite direttive nel settore, mentre il divieto è stato deciso solo nel 1992. Va inoltre ricordato che, nonostante il divieto, il Paese continua a importare amianto su larga scala. Evidentemente l'unico a pagare per le gravi mancanze dello Stato italiano deve essere un imprenditore svizzero.
Alla luce di questa intromissione dello Stato italiano in un procedimento penale inammissibile, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. È disposto a intervenire presso il governo italiano a favore dei diritti umani fondamentali e della separazione dei poteri tra politica e giustizia?
2. Come pensa di procedere contro questo evidente abuso dei diritti delle vittime da parte di uno Stato amico?
3. Che cosa fa, a livello politico, per la protezione e la riabilitazione di Stephan Schmidheiny?
Stellungnahme des Bundesrates
1./2. Con sentenza del 19 novembre 2014 la Corte di cassazione di Roma ha annullato la condanna di Stephan Schmidheiny per prescrizione di tutte le imputazioni a suo carico.
Il Consiglio federale ha preso atto dell'avvio, a Torino, di un nuovo procedimento contro Stephan Schmidheiny per omicidio volontario. Il 24 luglio 2015 il Tribunale di Torino ha deferito il caso alla Corte costituzionale a Roma affinché quest'ultima ne verifichi l'ammissibilità. Qualora la Corte costituzionale dichiarasse ammissibile il procedimento penale e, al termine di tale procedimento, il Tribunale di Torino pronunciasse una sentenza, quest'ultima potrebbe essere impugnata dinanzi al giudice di grado immediatamente superiore.
Come già affermato dal Consiglio federale nella sua risposta del 21 agosto 2013 all'interrogazione Humbel 13.1051, nell'ambito della protezione consolare il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) può assistere i cittadini svizzeri nel limite del possibile. Tuttavia, conformemente al principio della separazione dei poteri, il Consiglio federale rinuncia a intervenire in procedimenti giudiziari in corso. In questo caso, il DFAE segue gli sviluppi del procedimento ed è in contatto con i rappresentanti di Stephan Schmidheiny.
3. L'Italia non è soltanto uno Stato di diritto, ma anche un Paese limitrofo nonché un partner importante che condivide gli stessi valori della Svizzera. Il Consiglio federale confida pertanto sulla correttezza dello svolgimento del processo contro Stephan Schmidheiny.
La Svizzera intrattiene contatti regolari con l'Italia a tutti i livelli, come dimostrano gli incontri della presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga e del capo del DFAE Didier Burkhalter con i rispettivi omologhi italiani nel maggio del 2015. Simili incontri consentono di affrontare direttamente, in un contesto di stima reciproca, tutte le questioni bilaterali e, in particolare, di discutere le condizioni quadro necessarie per garantire un clima di fiducia anche nel settore degli investimenti.
Risposta del Consiglio federale.