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15.482 · Iniziativa parlamentare · 2015-09-22

Liquidato

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa parlamentare:

L'articolo 10 capoverso 1 lettere d ed e della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV), nonché eventualmente ulteriori articoli, devono essere modificati affinché le emittenti radiotelevisive private siano parificate nel settore pubblicitario agli offerenti on line, in modo da essere autorizzate a diffondere pubblicità politica e religiosa.

Begründung

La legge sulla radiotelevisione vigente vieta a tutte le emittenti di programmi concessionarie - sia quelle di diritto pubblico sia quelle di diritto privato - la diffusione di pubblicità politica e religiosa. Si tratta di un'attività che è invece ammessa nel settore on line, disciplinato dal diritto privato, almeno altrettanto rilevante per il settore pubblico. Autorizzando la pubblicità di contenuti politici e religiosi - beninteso nel senso auspicato dal legislatore agli articoli 4 e 5 LRTV - si colmerebbe una lacuna nel mercato pubblicitario, territorio di una concorrenza sfrenata, e verrebbero a crearsi notevoli introiti supplementari per le emittenti radiotelevisive private, che potrebbero solo guadagnare in competitività. Mentre il divieto di diffondere pubblicità politica e religiosa può apparire giustificato per le emittenti radiotelevisive di diritto pubblico, finanziate mediante il canone obbligatorio indipendente dall'apparecchio di ricezione, non se ne individua un valido motivo per quanto riguarda le radiotelevisioni private.

Fondamentalmente, il divieto di diffondere pubblicità per partiti politici e credo religiosi alla radio e alla televisione è in contrasto con gli articoli 15 (libertà di credo e di coscienza) e 16 (libertà d'opinione e d'informazione) della Costituzione federale. L'obiettivo dichiarato del divieto della pubblicità politica è impedire che la formazione dell'opinione pubblica democratica sia influenzata unilateralmente da attori economici in posizione dominante e salvaguardare l'indipendenza dell'emittente da influenze politiche. A fronte dell'aumento della pubblicità politica in Internet e attraverso le reti sociali, nonché della crescente convergenza dei vari canali mediatici (televisione, radio e Internet), l'attuale divieto di pubblicità alla radio e alla televisione non ha più alcuno senso.