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Legge federale sugli stranieri. Regolazione deII‘immigrazione e miglioramenti neII‘esecuzione degli accordi sulla libera circolazione

16.027 · Oggetto del Consiglio federale · 2016-03-04

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Zusammenfassung

Messaggio del 4 marzo 2016 concernente la modifica della legge federale sugli stranieri (Regolazione deII‘immigrazione e miglioramenti neII‘esecuzione degli accordi sulla libera circolazione)

Ausgangslage

Comunicato stampa del Consiglio federale del 04.03.2016

Il Consiglio federale presenta il disegno di legge sulla regolazione dell'immigrazione

In data odierna, il Consiglio federale ha adottato diversi disegni di legge da sottoporre al Parlamento e tesi ad attuare le disposizioni costituzionali sull'immigrazione. Il Consiglio federale mira tuttora a una soluzione consensuale con l'Unione europea (UE), ma visto che non è ancora stato raggiunto un accordo in tal senso, come annunciato, propone ora di regolare l'immigrazione con una clausola di salvaguardia unilaterale: una volta superata una determinata soglia, il Consiglio federale dovrà fissare tetti massimi annui. Per sfruttare meglio il potenziale di lavoratori residenti in Svizzera, il Consiglio federale intende inoltre agevolare l'accesso a un'attività lucrativa alle persone del settore dell'asilo che possono rimanere in Svizzera. Nel contempo ha adottato una modifica della legge federale sugli stranieri volta a impedire che gli stranieri in cerca di lavoro percepiscano prestazioni di aiuto sociale. Infine, il Consiglio federale ha adottato il messaggio sull'estensione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) alla Croazia. La ratifica del relativo Protocollo è una condizione per l'ulteriore partecipazione della Svizzera al programma di ricerca Horizon 2020.

In data odierna, il Consiglio federale ha confermato le sue decisioni del 4 dicembre 2015. Proseguirà pertanto i colloqui in corso con l'UE, continuando a cercare una soluzione consensuale che garantisca la via bilaterale. Non è stato tuttavia ancora raggiunto un accordo. Le consultazioni proseguiranno celermente al più tardi dopo il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell'UE. Se si raggiungerà un accordo, il Consiglio federale lo presenterà in maniera adeguata nel corso dei dibattiti parlamentari. Al fine di rispettare i termini costituzionali per la regolazione dell'immigrazione, nel disegno di legge il Consiglio federale propone ora una clausola di salvaguardia unilaterale.

Clausola di salvaguardia unilaterale per i cittadini degli Stati UE/AELS

La clausola di salvaguardia unilaterale prevede che, se l'immigrazione supera un determinato valore limite, il Consiglio federale fissi tetti massimi annui per i permessi dei cittadini degli Stati UE e AELS. Nel farlo tiene conto degli interessi economici globali della Svizzera, conformemente a quanto previsto nella Costituzione, e si basa sulle raccomandazioni della nuova commissione della migrazione, la cui istituzione è prevista dal disegno di legge. Nel contempo il Consiglio federale adotta provvedimenti per promuovere in particolare il potenziale di lavoratori residenti e adeguare, se necessario, l'esecuzione della legislazione sugli stranieri. In tal modo il Consiglio federale intende ridurre il fabbisogno di lavoratori stranieri.

Misure contro gli abusi di prestazioni sociali

La modifica della legge federale sugli stranieri comprende anche provvedimenti tesi a migliorare l'esecuzione dell'ALC vigente. Concretamente s'intende escludere che gli stranieri in cerca di lavoro in Svizzera percepiscano prestazioni di aiuto sociale. Il disegno di legge definisce inoltre quando uno straniero disoccupato perde il suo diritto di soggiorno in Svizzera. Il disegno di legge prevede anche lo scambio di dati tra le autorità nel caso in cui uno straniero percepisca prestazioni complementari.

Il Consiglio federale ha altresì adottato un messaggio aggiuntivo alle disposizioni sull'integrazione della legge federale sugli stranieri. A complemento del già deciso consolidamento dell'iniziativa sul personale qualificato, tesa a sfruttare maggiormente il potenziale di personale qualificato di cui dispone la Svizzera, il Consiglio federale propone ulteriori misure nel settore dell'asilo. Il disegno di legge prevede di agevolare l'accesso a un'attività lucrativa alle persone che possono rimanere in Svizzera, semplificando le procedure di autorizzazione e abolendo l'obbligo di versare il contributo speciale.

Estensione dell'ALC alla Croazia

Sempre in data odierna, il Consiglio federale ha adottato anche il messaggio concernente l'estensione dell'ALC alla Croazia, che è membro dell'UE dal 1° luglio 2013. In futuro la libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE andrà pertanto applicata anche a questo Paese. Il relativo Protocollo III è stato firmato in data odierna e sarà sottoposto al Parlamento per approvazione. La ratifica, ossia l'entrata in vigore giuridicamente vincolante, avverrà nel momento in cui si sarà trovata una soluzione compatibile con l'ALC.

La firma del Protocollo III e il relativo dibattito parlamentare sono importanti per due motivi: da una parte creano le condizioni per un equo trattamento della Croazia rispetto agli altri Stati membri dell'UE e dall'altra costituiscono un passo importante per l'adesione completa della Svizzera all'accordo quadro di ricerca Horizon 2020. Senza la ratifica entro febbraio 2017, la Svizzera avrebbe, con effetto retroattivo dal 1°gennaio 2017, soltanto lo statuto di uno Stato terzo in questo programma di ricerca d'importanza fondamentale per l'economia e la ricerca del nostro Paese. I ricercatori svizzeri potrebbero unirsi soltanto a progetti in corso, in qualità di ricercatori di Stati terzi, senza finanziamenti da parte dell'UE, compromettendo il polo di ricerca svizzero.

Scarse ripercussioni della crisi dell'euro sull'immigrazione in Svizzera

Il Consiglio federale ha inoltre preso atto di uno studio sulle ripercussioni della crisi dell'euro sull'immigrazione in Svizzera. Secondo lo studio, immigrano in Svizzera soprattutto le persone provenienti dai Paesi più colpiti dalla crisi dell'euro, che già prima erano Paesi d'emigrazione (Portogallo, Spagna, Italia). L'immigrazione concerne innanzitutto i settori stagionali, quali la ristorazione e l'edilizia, nei quali è impiegato soprattutto personale poco qualificato. Alla luce di tali conclusioni, nei menzionati settori la promozione del potenziale di lavoratori residenti assume un'importanza particolare.

Infine, il Consiglio federale ha deciso ulteriori provvedimenti per combattere gli abusi sul mercato del lavoro. Con un piano d'azione intende migliorare l'esecuzione delle misure collaterali e ha inoltre adottato il messaggio concernente la modifica del Codice delle obbligazioni (Proroga di contratti normali di lavoro che prescrivono salari minimi).

Vedi anche:12.098 Contro l'immigrazione di massa. Iniziativa popolare

Verhandlungen

Dibattito al Consiglio nazionale, 21.09.2016

Immigrazione, no tetti e contingenti per cittadini Ue/Aels

(ats) L'immigrazione da Paesi Ue e dall'Associazione europea di libero scambio (AELS) non deve sottostare a tetti massimi e contingenti. Ne è convinta la maggioranza del Consiglio nazionale che, dopo oltre sette ore di discussioni, ha approvato oggi (126 voti a 67 e 3 astensioni) il disegno di legge volto ad applicare l'iniziativa UDC sull'immigrazione di massa. L'oggetto va agli Stati.

Il progetto della commissione delle istituzioni politiche uscito vincente dalle deliberazioni vuole preservare la libera circolazione con gli Stati Ue e, con essa, tutti gli accordi bilaterali I siglati con Bruxelles.

Il piano della commissione si distanzia nettamente dal disegno del Consiglio federale che prevede la possibilità di ricorrere alla clausola di salvaguardia, introducendo massimi e contingenti a partire da determinati valori soglia, così come stabilisce l'articolo 121a della Costituzione federale approvato il 9 di febbraio 2014.

Sfruttare la manodopera interna

La proposta della commissione si articola in tre punti. Essa prevede prima di tutto che il Consiglio federale elabori misure per sfruttare al meglio il potenziale di manodopera indigena (cittadini svizzeri e stranieri già domiciliati nel paese).

Il governo dovrà anche determinare, tenendo conto di diversi fattori tra cui l'immigrazione, la situazione a livello di mercato del lavoro e la congiuntura, valori soglia a partire dai quali potrà essere introdotto un obbligo di comunicazione da parte delle imprese dei posti di lavoro vacanti (preferenza nazionale "light")

Gli uffici regionali di collocamento (URC) dovranno svolgere un ruolo centrale di coordinamento e trasmissione delle informazioni relative ai posti vacanti. Questo provvedimento potrà anche essere limitato ad alcune categorie professionali, ad alcuni settori o ad alcuni cantoni. Il testo non fissa tuttavia un obbligo vincolante di assunzione del personale residente.

Misure correttive in caso di forte immigrazione

Se queste misure non si rivelassero sufficienti e l'immigrazione dall'Unione europea e dall'AELS superasse un certo livello sul piano regionale o nazionale, l'esecutivo potrà infine ricorrere a "misure correttive appropriate". Sarà il Consiglio federale stesso a decidere a partire da quale limite adottarle, per quanto tempo mantenerle in vigore, di che tipo esse dovranno essere e a che categorie professionali dovranno venire applicate.

Qualora queste misure (per esempio anche tetti massimi), che dovranno essere limitate al minimo indispensabile, non dovessero risultare compatibili con l'accordo sulla libera circolazione delle persone, dovranno essere discusse da un comitato misto Svizzera/Ue. I cantoni possono anch'essi proporre misure correttive al Consiglio federale, in caso di problemi economici o sociali gravi causati dai frontalieri: l'ultima parola spetterebbe al comitato misto qualora non rispettassero l'accordo di libera circolazione delle persone.

No a misure unilaterali

La proposta del presidente del PPD Gerhard Pfister (ZG) di permettere al Consiglio federale di adottare misure correttive se il comitato misto non riesce a trovare un accordo dopo 60 giorni è stata bocciata per 98 voti a 93 e cinque astensioni. Non è compatibile con l'accordo di libera circolazione, hanno sostenuto diversi oratori.

Per Pfister invece è importante non concedere all'UE un diritto di veto unilaterale per poter mantenere una gestione autonoma dell'immigrazione. Questo indebolirebbe il Consiglio federale nei negoziati con Bruxelles, ha argomentato

Anche una proposta di Hans-Peter Portmann (PLR/ZH) per autorizzare il governo a proporre al Parlamento misure correttive unilaterali in caso di mancato accordo del comitato misto è stata respinta

Dopo aver tentato invano di rinviare il progetto in commissione, l'UDC ha presentato una serie di emendamenti. Il partito non è riuscito a far abolire la clausola di salvaguardia per introdurre i contingenti anche ai cittadini dei paesi Ue/Aels.

Soggiorni brevi esentati da misure correttive

Un'alleanza UDC, PPD e PBD ha fatto in modo che il Consiglio federale non possa limitare le autorizzazioni di soggiorno fino a nove mesi. La proposta di Gerhard Pfister (PPD/ZG) è stata accolta con 99 voti a 92 e 5 astensioni. Bisogna evitare che settori che dipendono dai lavoratori stagionali, come la gastronomia, il turismo o l'edilizia, risultino penalizzati, ha spiegato il presidente del PPD. Questa eccezione renderà vane le limitazioni decise dalla maggioranza, ha sottolineato Tiana Moser (PVL/ZH) criticando questa nuova concessione fatta all'agricoltura.

La commissione rifiuta un ritorno allo statuto dello stagionale, ha avvertito la relatrice Cesla Amarelle (PS/VD). Questa eccezione non è coerente e farà aumentare l'immigrazione, ha sostenuto la ministra della giustizia Simonetta Sommaruga.

Inoltre si tratta di manodopera poco qualificata che si ritroverebbe in disoccupazione in caso di problemi congiunturali, ha aggiunto ma senza riuscire a convincere la maggioranza dei deputati.

No contingenti per studenti

Il progetto della commissione prevede anche misure nei confronti degli stranieri non Ue/Aels, la cui immigrazione in Svizzera è già oggi sottoposta a contingenti.

Tuttavia, la Camera del popolo ha respinto l'idea di sottoporre a contingenti gli studenti e i pensionati di Stati terzi che intendono stabilirsi in Svizzera senza esercitare un'attività lucrativa come voleva invece il Consiglio federale.

Queste persone non fanno concorrenza ai lavoratori indigeni, ha argomentato Cesla Amarelle (PS/VD) a nome della commissione. Unica condizione per poter venire in Svizzera: devono disporre di mezzi finanziari sufficienti per vivere nel Paese che li accoglie. Anche i permessi concessi per via del raggruppamento famigliare non saranno sottoposti a contingenti.

Funerale della democrazia diretta

L'esame particolareggiato del progetto legislativo è stato preceduto da un dibattito di entrata in materia alquanto emotivo al termine del quale il plenum ha respinto una richiesta di rinvio in commissione presentata dal capogruppo democentrista Adrian Amstutz (BE).

Per il Consigliere nazionale bernese, il progetto elaborato dalla commissione delle istituzioni politiche rappresenta una "violazione mai vista prima della Costituzione federale" e "il funerale della democrazia diretta". Esso non prevede infatti né tetti massimi né contingenti per i lavoratori stranieri, frontalieri compresi. Insomma, "è vuoto come questa Coca-Cola light", ha aggiunto Amstutz brandendo una bottiglia della nota bevanda.

Per PPD, PBD, PLR, Verdi, Verdi liberali e socialisti, il progetto della commissione si pone quale obiettivo di pilotare l'immigrazione nel rispetto della libera circolazione delle persone con l'Ue preservando in questo modo gli accordi bilaterali I con Bruxelles essenziali per la nostra prosperità.

Oltre a ciò, una soluzione che rispetti l'intesa sulla libera circolazione con Bruxelles permetterà alla Svizzera di ratificare l'accordo con la Croazia che estende a Zagabria questo importante principio dell'Ue e consentirà la piena partecipazione elvetica al programma di ricerca europeo Orizzonte 2020.

La Svizzera, è stato ripetuto più volte in aula, ha bisogno finalmente di sicurezza giuridica e stabilità delle relazioni col suo principale partner economico. L'applicazione letterale dell'iniziativa UDC è contraria alla libera circolazione e quindi inaccettabile. Se cade la libera circolazione, cadono tutti i bilaterali I con conseguenze gravi a livello economico per l'intero Paese.

Dibattito al Consiglio degli Stati, 30.11. e 01.12.2016

Immigrazione, imprenditori obbligati a sentire disoccupati

(ats) In caso di forte disoccupazione in determinati gruppi professionali o settori di attività, i datori di lavoro dovrebbero essere obbligati a convocare i disoccupati residenti il cui profilo corrisponde all'impiego e, se non li assumono, a giustificarsi.

Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati per 26 voti a 15 (1 astenuto) durante l'esame particolareggiato riguardante l'applicazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa accolta dal popolo il 9 di febbraio 2014. Il dossier ritorna al Nazionale.

Come prevedibile, la maggioranza del plenum composta da PLR e PS ha deciso di "stravolgere" il progetto di applicazione uscito dalle deliberazioni del Consiglio nazionale lo scorso settembre, pronunciandosi per il modello messo a punto dal "senatore" Philipp Müller (PLR/AG).

In quest'ultima proposta, rispetto a quello della Camera del popolo difesa in aula da Pirmin Bischof (PPD/SO), non si parla di soglie o di immigrazione, ma solo del tasso di disoccupazione superiore alla media che farebbe scattare il meccanismo di protezione - limitato nel tempo - per i residenti iscritti a un ufficio regionale di collocamento (preferenza indigena).

La proposta del "senatore" Filippo Lombardi di completare questo criterio con altri indicatori, come la pressione sui salari, oppure il numero di autorizzazioni per frontalieri e di soggiorno, è stata bocciata dal plenum.

No soluzione ad hoc per Ticino

Con questa aggiunta, il "senatore" ticinese desiderava che si tenesse conto maggiormente della caratteristiche cantonali del mercato del lavoro, e in particolare di quanto accade a Sud delle Alpi, dove la pressione dei frontalieri ha spinto ulteriormente al ribasso il salario medio dei Ticinesi rispetto a quello degli altri lavoratori svizzeri. Il "senatore" Pirmin Bischof ha difeso questa argomentazione, rinfacciando al modello Müller di essere troppo centralistico.

A Lombardi ha risposto l'ecologista Robert Cramer, secondo cui i problemi del Ticino non sono gli stessi di tutta la Svizzera. Ginevra, per esempio, non potrebbe sopravvivere senza i frontalieri, i quali tra l'altro non possono essere nemmeno considerati degli immigrati. A nome della commissione, Müller ha sostenuto che i criteri evocati da Lombardi, rispetto al solo tasso di disoccupazione, sono troppi e per di più poco trasparenti. Insomma, il meccanismo per regolare l'immigrazione dev'essere il più semplice possibile.

Paul Rechsteiner (PS/SG) ha fatto notare poi che il modello Müller tiene già conto delle esigenze dei cantoni. Quest'ultimi, in effetti, possono chiedere al Consiglio federale il caso di disoccupazione superiore alla media di far scattare l'obbligo di comunicazione dei posti vacanti. Questo comma, ha sostenuto il socialista, è stato introdotto nella legge su esplicito desiderio del Consigliere di Stato ticinese Christian Vitta, capo del Dipartimento dell'economia.

Proposte Bischof e Föhn bocciate

Come detto, la proposta Müller, difesa dalla maggioranza della commissione, ha avuto la meglio su quella di Bischof, ma anche su quella proposta dal democentrista Peter Föhn (SZ). Lo svittese avrebbe voluto reintrodurre contingenti e tetti massimi, nonché la precedenza per i residenti sul mercato del lavoro.

Nonostante gli appelli a non tradire la Costituzione e il voto del 9 di febbraio 2014, il tentativo del democentrista ha raccolto solo il voto degli UDC in aula. Già al Nazionale, questo partito aveva dovuto ingoiare il rospo.

Il modello messo a punto da Pirmin Bischof - più vicino alla soluzione escogitata dal Nazionale - è stato invece respinto per 26 voti a 16 (1 astenuto). Bischof non prevedeva per esempio l'obbligo del colloquio tra disoccupato e datore di lavoro, anche se il Consiglio federale avrebbe potuto introdurre un simile provvedimento.

Inoltre, il Consiglio federale avrebbe potuto adottare misure appropriate limitate nel tempo e nello spazio in caso di problemi economici e sociali importanti (per esempio un forte afflusso di frontalieri) che fossero il meno possibile in conflitto con l'accordo sulla libera circolazione delle persone.

Se tuttavia il comitato misto Svizzera-Ue si fosse detto contrario alle misure adottate da Berna, passati 60 giorni, secondo il "senatore" PPD, il parlamento avrebbe dovuto esprimersi sul seguito della procedura, limitando, se necessario in maniera unilaterale l'immigrazione.

Mantenere i bilaterali

Nel suo modello Müller prevede soltanto, qualora i problemi dovessero persistere, la possibilità per il Consiglio federale di sottoporre al Parlamento misure supplementari rispettose degli impegni della Svizzera derivanti dal diritto internazionale.

L'idea che la Svizzera possa optare per misure unilaterali anche contro il parere di Bruxelles è stata combattuta da PS e PLR, per i quali la legge di applicazione non deve ledere gli accordi bilaterali, e in particolare quello sulla libera circolazione.

Per Bischof, invece si tratta di essere più vicini al dettato costituzionale il quale prevede che la Svizzera gestisca in modo autonomo l'immigrazione. A detta del Solettese, l'intero modello Müller "è semplicemente una nuova misura collaterale per la gestione del mercato del lavoro".

Dibattito al Consiglio nazionale, 05.12.2016

Nessun obbligo di giustificarsi se non si assume residente

(ats) In caso di disoccupazione "molto superiore alla media" in determinati gruppi professionali, settori di attività o regioni economiche, i datori di lavoro dovrebbero essere obbligati a convocare i disoccupati residenti il cui profilo corrisponde all'impiego. Se non li assumono, non dovrebbero tuttavia giustificarsi.

Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale per 99 voti a 66 e 29 astenuti (tutti PPD), durante l'esame particolareggiato riguardante l'applicazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa accolta dal popolo il 9 di febbraio 2014. Il dossier ritorna agli Stati per l'eliminazione delle divergenze.

Senza sorprese, seguendo le raccomandazioni della sua commissione preparatoria, oggi il Nazionale ha aderito - correggendola in alcuni punti - alla versione della legge approvata la settimana scorsa dagli Stati su proposta del "senatore" Philipp Müller (PLR/SO). In questo modello non si parla né di soglie né di immigrazione, come invece deciso in prima lettura dal Nazionale durante la sessione autunnale.

Come detto, grazie a una maggioranza PLR, PS, Verdi, Verdi liberali e Partito borghese democratico, il plenum ha corretto alcuni punti della versione licenziata dalla Camera dei cantoni.

Rispetto ai "senatori", il Nazionale vuole che le misure a livello di mercato del lavoro scattino in caso di disoccupazione "molto superiore alla media", e non solo in caso di "un tasso di disoccupazione superiore alla media". Spetterà al Consiglio federale per via di ordinanza precisare questo passaggio della legge.

Il tasso dei senza lavoro, inoltre, non dovrà essere considerato solo a livello di gruppi professionali o settori di attività, ma anche più in generale di regioni economiche. Questa aggiunta è stata voluto affinché si tenesse conto delle differenze cantonali: "la situazione del Ticino - ha dichiarato Isabelle Moret (PLR/VD) - è diversa da quella degli altri Cantoni".

Il Nazionale vuole sì obbligare i datori di lavoro a sentire i disoccupati iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC) il cui profilo corrisponde a quello del posto vacante, ma non intende costringerli a giustificarsi se hanno optato per un'altra soluzione, magari un lavoratore estero o un frontaliere. Stralciando questa disposizione, il plenum non ha voluto sovraccaricare eccessivamente le società, specie le piccole e medie imprese, di burocrazia.

Il tentativo dell'UDC e PPD di favorire i disoccupati domiciliati in Svizzera nella ricerca di un impiego è stata bocciata. Secondo la maggioranza del plenum, sostenuta dalla Consigliera federale Simonetta Sommaruga, si tratta di un aggiunta discriminatoria nei confronti dei lavoratori Ue, quindi contraria all'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC).

Diversi oratori UDC e PPD hanno fatto notare che tutti si possono iscrivere agli URC, frontalieri e lavoratori esteri in cerca di lavoro compresi. La tanto strombazzata preferenza indigena "è una presa in giro degli elettori", ha tuonato invano Natalie Rickli (UDC/ZH).

La Camera del popolo ha inoltre voluto fare un gesto nei confronti dei Cantoni di frontiera. Quest'ultimi, in caso di problemi economici e sociali causati dai frontalieri, dovrebbero poter proporre misure correttive al Consiglio federale, nel rispetto tuttavia degli impegni internazionali del Paese, ossia della libera circolazione delle persone.

Il rispetto dell'ALC è stato il leitmotiv dell'intero dibattito odierno. Per la maggioranza del plenum è fuori discussione mettere in forse questo accordo, col rischio di far cedere l'intero pacchetto dei Bilaterali I.

Da qui la bocciatura della camera sia del modello proposto dall'UDC di un applicazione letterale - ossia con tetti massimi, contingenti e preferenza indigena - dell'articolo 121a della Costituzione federale, sia del modello di applicazione proposto dal PPD, e simile a quello votato dal Nazionale lo scorso autunno.

Il modello democristiano, difeso in aula dal consigliere nazionale ticinese Marco Romano, prevede per esempio la possibilità per il Consiglio federale di adottare misure appropriate limitate nel tempo e nello spazio in caso di problemi economici e sociali importanti (per esempio un forte afflusso di frontalieri) che siano il meno possibile in conflitto con l'accordo sulla libera circolazione delle persone. Se tuttavia il comitato misto Svizzera-Ue fosse contrario alle misure adottate da Berna, passati 60 giorni il parlamento dovrebbe potersi esprimersi sul seguito della procedura, limitando, se necessario in maniera unilaterale l'immigrazione.

Un'opzione, quest'ultima, invisa alla maggioranza e alla stessa Sommaruga poiché contraria agli impegni internazionali della Svizzera.

Dibattito al Consiglio degli Stati, 07.12.2016

No obbligo giustificarsi se non si assume disoccupato iscritto

(ats) Si stanno avvicinando le posizioni dei due rami del Parlamento circa l'applicazione dell'iniziativa UDC sull'immigrazione di massa. Al pari del Nazionale, anche la Camera dei cantoni ha deciso di non obbligare i datori di lavoro a giustificarsi se non assumono un disoccupato consigliato dall'Ufficio regionale di collocamento (URC).

Diversamente dal Nazionale, i "senatori" vogliono che l'obbligo per i datori di lavoro di convocare i disoccupati iscritti all'URC il cui profilo corrisponde all'impiego scatti in presenza di una disoccupazione "superiore alla media", e non "molto superiore alla media". Ad essere interessati da questa misura sarebbero determinati gruppi professionali, settori di attività o regioni economiche.

Su quest'ultimo aspetto la Consigliera federale Simonetta Sommaruga ha voluto rassicurare il "senatore" Fabio Abate (PLR/TI) sostenendo che il Ticino verrà considerato come regione a sé stante.

Quanto al tasso di disoccupazione esso verrà fissato per via di ordinanza, ha sostenuto la ministra di giustizia e polizia. Non dovrebbe in ogni caso essere del 10-15% (percentuale citata durante il dibattito al Nazionale), ciò che renderebbe l'intera legge di applicazione praticamente inutile, ma un valore mediano.

Per quanto riguarda gli URC, i "senatori" hanno introdotto alcune divergenze rispetto al Nazionale. Gli Uffici di collocamento dovranno inviare "in tempi brevi" - per esempio 5 giorni - ai datori di lavoro dei dossier pertinenti - da 3 a 5 dossier - di disoccupati. I datori di lavoro potranno convocare per un colloquio "o per un test attitudinale" i candidati il cui profilo corrisponde al posto vacante.

Come per il Nazionale, anche gli Stati desiderano che l'obbligo di annuncio dei posti vacanti decada quando il datore di lavoro assume una persona già iscritta all'URC.

Una minoranza avrebbe voluto aggiungere nella legge anche la nozione di "lavoratori in Svizzera" dal momento che agli URC possono iscriversi anche i frontalieri e i lavoratori Ue; gli Svizzeri non iscritti rischierebbero insomma di essere discriminati.

A nome della commissione, Philipp Müller (PLR/AG) ha precisato che dall'entrata in vigore della libera circolazione nel 2002, in media da 90 a 160 stranieri all'anno si sono iscritti a un URC. Egli non teme una corsa all'iscrizione come paventato ad alcuni. Al voto, la proposta della minoranza è stata respinta per 28 voti a 7 e 8 astenuti.

Qualora tutte queste misure a livello di mercato del lavoro non dovessero generare alcun effetto, il Consiglio federale potrà sottoporre al Parlamento misure supplementari. Rispetto alla sua prima versione, il plenum ha stralciato la precisazione "nel rispetto degli impegni derivanti dal diritto internazionale". Per la maggioranza tale sottolineatura è inutile dal momento che la Svizzera intende rispettare i propri impegni, in particolare la libera circolazione delle persone.

Nelle intenzioni dei "senatori", in caso di problemi seri, specie se causati dai frontalieri, anche i cantoni potranno proporre misure supplementari al Consiglio federale.

Come noto, questo dossier dovrà essere approvato dal Parlamento entro il 16 di dicembre, in modo che la Svizzera possa ratificare l'accordo sulla libera circolazione con la Croazia e poter quindi partecipare a pieno titolo al programma europeo di ricerca Orizzonte 2020.

Dibattito al Consiglio nazionale, 12.12.2016

Immigrazione, legge pronta per voto finale

(ats) La legge di applicazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa accolta dal popolo nel 2014 è pronta per le votazioni finali. Oggi il Consiglio nazionale ha eliminato le ultime divergenze con gli Stati. Il progetto prevede misure a livello di mercato del lavoro con obblighi limitati per i datori di lavoro.

Se i due rami del parlamento approveranno la legge nel corso delle votazioni finali di venerdì prossimo, 16 dicembre, la Confederazione potrà ratificare l'accordo sulla libera circolazione con la Croazia, condizione "sine qua non" affinché la Svizzera possa partecipare a pieno titolo al programma di ricerca europeo Orizzonte 2020.

Dopo lunghi dibattiti, alla fine si è imposto il modello - emendato nel corso dell'esame sulle divergenze - messo a punto dal consigliere agli stati Philipp Müller (PLR/AG) che non prevede né soglie di immigrazione, né tetti massimi né contingenti.

Il Parlamento intende limitare l'immigrazione dai paesi europei incitando i datori di lavoro a reclutare disoccupati piuttosto che ricorrere a manodopera estera.

Nessuna preferenza nazionale

In caso di disoccupazione superiore alla media - principio che il Consiglio federale dovrà definire per ordinanza, n.d.r. - in gruppi professionali, settori di attività o regioni economiche, i datori di lavoro sarebbero quindi obbligati - se non lo faranno potranno essere punti con una multa fino a 40 mila franchi - ad annunciare i posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento (URC).

Quest'ultimi dovranno selezionare una serie di candidati idonei al posto e i datori di lavoro saranno tenuti a convocare i disoccupati iscritti all'URC il cui profilo corrisponde all'impiego oppure potranno sottoporli a un test attitudinale.

Va detto per inciso che gli imprenditori, contrariamente a quanto previsto inizialmente dal "modello Müller", non saranno tenuti a giustificarsi se, invece di una persona annunciata all'URC, dovessero decidere di assumere uno straniero proveniente dall'estero.

Qualora tutte queste misure a livello di mercato del lavoro non dovessero generare effetto alcuno, il Consiglio federale potrà sottoporre al Parlamento misure supplementari nel rispetto degli impegni internazionali della Svizzera (leggi: accordo sulla libera circolazione delle persone, ALC). In caso di problemi seri, specie se causati dai frontalieri, anche i cantoni potranno proporre provvedimenti supplementari al Consiglio federale.

Il democentrista Gregor Rutz (ZH) avrebbe voluto favorire le persone domiciliate in Svizzera iscritte agli URC, ma la sua proposta è stata bocciata. Lo Zurighese ha fatto notare che agli URC possono iscriversi tutti, residenti ma anche stranieri o frontalieri in cerca di lavoro. Insomma, a suo dire, la soluzione della maggioranza fa strame del concetto di preferenza nazionale iscritto nel nuovo articolo costituzionale 121a adottato nel 2014. Egli teme che la Svizzera, con la soluzione della maggioranza, si trasformerà in una "calamita" per milioni di disoccupati europei in cerca di lavoro.

Per quanto attiene ai colloqui con i datori di lavoro, il consigliere nazionale ticinese Marco Romano (PPD) avrebbe voluto privilegiare invece quei dossier di persone a beneficio della disoccupazione (quindi non solo semplicemente iscritte agli URC) e dell'assistenza sociale. Al voto, tuttavia, anche la proposta del democristiano è stata silurata.

Un tradimento del popolo?

Nel corso del dibattito gli esponenti dell'UDC hanno parlato di una soluzione escogitata da una maggioranza del Parlamento (PS e PLR) che non ha nulla a che vedere con l'iniziativa contro l'immigrazione di massa. "Si tratta di una capitolazione senza condizioni davanti a Bruxelles", ha tuonato Gregor Rutz.

A nome del PPD, Marco Romano ha tacciato socialisti e radicali di "arroganza e nessuna propensione al compromesso". Questa alleanza ha prodotto a suo parere un "costrutto" inefficace che non diventerà mai realtà e in contrasto con l'articolo costituzionale 121a.

Per PS e PLR, invece, la legge ha quale obiettivo di preservare l'accordo sulla libera circolazione delle persone con Bruxelles e, di riflesso, gli accordi bilaterali I mediante l'adozione di provvedimenti eurocompatibili a livello di mercato del lavoro.

Tetti massimi e contingenti per gli stranieri come voluto dai democentristi sono in contraddizione con l'accordo sulla libera circolazione sottoscritto con l'Ue e più volte confermato dal popolo in votazione, è stato detto in aula.

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