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16.3226 · Interpellanza · 2016-03-18

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Alpiq si è detta pronta, in caso di necessità, a disfarsi di quasi la metà delle centrali idroelettriche. Tale annuncio dovrebbe suscitare anche l'interesse della politica federale, dato che si tratta di decisioni irrevocabili o difficilmente revocabili.

Sorgono inoltre nuove domande in materia di energia elettrica.

Chiedo pertanto al Consiglio federale:

1. Come giudica la situazione dei gruppi energetici svizzeri?

2. Ritiene che le grandi centrali idroelettriche svizzere appartengano all'infrastruttura di base dell'approvvigionamento elettrico, così come la rete di trasporto, e debbano pertanto essere sottoposte a un controllo da parte dei poteri pubblici?

3. Quali misure prevede di adottare per impedire la svendita delle grandi centrali idroelettriche?

4. Come valuta le ripercussioni della politica di liberalizzazione in un contesto di crisi di importanti segmenti del settore elettrico? Sulla base delle esperienze maturate, condivide l'opinione che i monopoli consolidati nell'ambito dell'approvvigionamento elettrico, nei quali i poteri pubblici hanno un ruolo molto importante, abbiano a lungo termine effetti positivi sulla popolazione e sull'economia e che, al contempo, favoriscano il risanamento ecologico, poiché garantiscono un ordinamento quadro stabile?

5. In tale contesto, come giudica le condizioni di negoziazione dell'accordo sull'energia elettrica con l'UE e della seconda fase della legge sull'approvvigionamento elettrico? È disposto a riconsiderare nuovamente la questione sulla base delle esperienze maturate?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il settore elettrico svizzero soffre per la caduta dei prezzi sul mercato europeo dell'energia elettrica, dovuto a un forte eccesso di capacità produttive. Le ragioni di questo eccesso in Europa sono il crollo del prezzo del carbone sui mercati mondiali dovuto all'estrazione dei gas da scisto (gas da fracking) negli Stati Uniti e i bassi prezzi del CO2 nel sistema europeo di scambio di quote di emissioni. Questi due fattori hanno fatto sì che tornasse a essere redditizio l'esercizio o la riattivazione di centrali a carbone già ammortizzate e disattivate, in particolare in Germania. Anche l'aumento della produzione di energia da nuove fonti rinnovabili contribuisce all'eccesso di capacità.

Inoltre, il notevole raffreddamento della congiuntura registrato negli ultimi anni a causa della crisi finanziaria ed economica e le misure di aumento dell'efficienza energetica hanno avuto l'effetto di ridurre la domanda di energia.

I suddetti cambiamenti sul mercato dell'energia elettrica comportano condizioni svantaggiose per la produzione di energia elettrica in Svizzera. Nel contesto attuale, molte centrali idroelettriche e, in misura crescente, anche le centrali nucleari non riescono più a coprire i costi di produzione tramite la vendita di energia sul libero mercato. Per contro, per la quota di energia smerciata nell'ambito del servizio universale i produttori riescono a fatturare prezzi pari ai costi di produzione.

2./3. Oggi i grandi impianti idroelettrici appartengono in maggioranza, direttamente o indirettamente, ai cantoni e ai comuni. Tenendo conto del buon approvvigionamento energetico del nostro Paese nell'ultimo decennio, il Consiglio federale non ritiene che infrastrutture, quali ad esempio le centrali idroelettriche, debbano appartenere in linea di principio alla collettività. La legge del 26 giugno 1998 sull'energia (RS 730.0) e la legge del 23 marzo 2007 sull'approvvigionamento elettrico (RS 734.7), nelle loro versioni vigenti, non menzionano la questione della proprietà delle infrastrutture energetiche, eccezion fatta per la società nazionale di rete Swissgrid. Soprattutto non specificano se tali infrastrutture devono essere in linea di principio in mani statali o private. Che siano nelle mani di privati, anche se esteri, o di enti pubblici non ha tuttavia alcuna rilevanza per la sicurezza di approvvigionamento. Secondo l'articolo 8 della legge del 22 dicembre 1916 sulle forze idriche (RS 721.80), in presenza di una situazione critica, il DATEC può anche sottoporre nuovamente l'esportazione di energia idroelettrica a un obbligo di autorizzazione. L'autorizzazione può essere negata quando l'interesse pubblico risente dell'esportazione o l'energia può essere impiegata in Svizzera in modo appropriato.

4. Le centrali sono gestite secondo i principi dell'economia aziendale. Dati i prezzi all'ingrosso attualmente bassi a livello europeo, con l'apertura totale del mercato gli impianti idroelettrici acquisirebbero un maggior potere concorrenziale sia nel settore dell'energia nucleare che in quello delle energie rinnovabili (forza idrica inclusa). Nella fase attuale di apertura parziale del mercato (libera scelta dei fornitori di energia elettrica solo per i grandi consumatori a partire da un consumo annuo di 100 000 kWh), i costi di produzione delle centrali elettriche possono essere trasferiti completamente sui clienti del servizio universale. Nella fase di apertura totale del mercato, non sarà più possibile, poiché tutti i consumatori finali avranno la possibilità di passare al libero mercato.

5. Per il settore e, in particolare, per le aziende di approvvigionamento energetico con produzione propria, attive nel commercio internazionale di energia elettrica e che non accedono direttamente ai clienti finali del servizio universale, il collegamento del mercato svizzero dell'elettricità al mercato interno UE è fondamentale. Esso garantisce un accesso a costi ragionevoli alle capacità transfrontaliere e semplifica il commercio con gli altri Paesi, in quanto l'energia e le capacità di rete transfrontaliere possono essere trattate in modo integrato sul mercato spot ("market coupling"). Dal punto di vista della sicurezza di approvvigionamento, la Svizzera non può fare a meno del commercio di energia elettrica con l'Europa.

La liberalizzazione del mercato dell'elettricità è una condizione per un accordo sull'energia elettrica con l'UE, la cui conclusione dipende tuttavia dalla soluzione delle questioni istituzionali. Il 4 maggio 2016, il Consiglio federale ha reso noto che intende aspettare prima di procedere all'apertura totale del mercato dell'energia elettrica e che verifica costantemente se è arrivato il momento di procedere ai passi successivi. Al più tardi a fine 2017, l'esecutivo intende fare di nuovo il punto della situazione.

Risposta del Consiglio federale.