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16.3257 · Mozione · 2016-03-18

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato ad adottare misure affinché le grandi centrali idroelettriche e le dighe, oggi di proprietà di grandi esercenti quali Alpiq e Axpo Holding SA, rimangano in mano ad aziende svizzere a partecipazione esclusivamente statale.

Begründung

I grandi esercenti di centrali, quali Alpiq e Axpo, sono in perdita. È stato recentemente reso noto che Alpiq intende vendere la metà delle sue grandi centrali idroelettriche e dighe situate in territorio elvetico. Per la Svizzera, la forza idrica è di rilevanza sistemica ed è essenziale per l'economia nazionale e le economie domestiche. Per questo motivo, la sicurezza di approvvigionamento deve essere garantita. Le grandi centrali idroelettriche sono un patrimonio nazionale, creato dalla popolazione nell'arco di decenni, e pertanto devono rimanere anch'esse in mano pubblica. I grandi impianti idroelettrici costituiscono un fattore chiave per il futuro approvvigionamento elettrico e fungono da accumulatori e regolatori nel futuro mix energetico.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

I punti essenziali dell'approvvigionamento energetico svizzero sono disciplinati nella legge del 26 giugno 1998 sull'energia (LEne; RS 730.0). Secondo l'articolo 4 capoverso 2 LEne, l'approvvigionamento energetico è compito dell'economia energetica e la Confederazione e i Cantoni istituiscono condizioni quadro statali adeguate. La LEne e la legge del 23 marzo 2007 sull'approvvigionamento elettrico (LAEl; RS 734.7), nelle loro versioni vigenti, non menzionano la questione della proprietà delle infrastrutture energetiche, eccezion fatta per la società nazionale di rete Swissgrid. Soprattutto non specificano se tali infrastrutture devono essere in linea di principio in mani statali o private.

In caso di vendita di un impianto idroelettrico, conformemente alla legge del 22 dicembre 1916 sulle forze idriche (LUFI; RS 721.80) l'ente che accorda la concessione influisce sulla vendita. Secondo l'articolo 42 LUFI, quest'ultimo deve dare il proprio consenso per il trasferimento di una concessione in corso di validità. La LUFI non precisa se la modifica delle condizioni di partecipazione alla società che gestisce la centrale idroelettrica necessita di un consenso; a riguardo, non esiste ancora alcuna prassi giuridica, indipendentemente dal fatto che l'investitore sia svizzero o straniero. Alla scadenza di una concessione, l'ente concedente decide se si giungerà a una riversione della centrale e chi otterrà la concessione. In presenza di una situazione critica, il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) può anche sottoporre nuovamente l'esportazione di energia idroelettrica a un obbligo di autorizzazione (art. 8 LUFI). L'autorizzazione può essere negata quando l'interesse pubblico risente dell'esportazione o l'energia può essere utilmente impiegata in Svizzera.

La questione della sicurezza dell'approvvigionamento elettrico non dipende da chi detiene la proprietà delle centrali idroelettriche. Che queste ultime siano nelle mani di privati, anche se esteri, o di enti pubblici non ha alcuna rilevanza per la sicurezza di approvvigionamento. Oggi i grandi impianti idroelettrici appartengono in maggioranza, direttamente o indirettamente, ai Cantoni e ai Comuni.

Il rapporto finale della Commissione di esperti sulla limitazione dei rischi economici dovuti alle grandi imprese del 30 settembre 2010 (consultabile alla pagina www.sif.admin.ch > Temi > Regolamentazione e vigilanza dei mercati finanziari > Rafforzamento della stabilità nel settore finanziario, too big to fail) si occupa, tra l'altro, della rilevanza sistemica delle grandi imprese d'infrastruttura. Secondo il citato rapporto, anche in caso di fallimento di singole imprese d'infrastruttura, tra le quali rientrano anche i gruppi energetici, non si arriverà a interruzioni della produzione e, pertanto, neanche a danni considerevoli all'economia nazionale.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.