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16.3421 · Interpellanza · 2016-06-09

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Da circa un anno la Confederazione ha potuto emettere obbligazioni del valore di circa 1,3 miliardi di franchi a tassi d'interesse negativi (circa un miliardo senza tranche proprie). Gli investitori pagano quindi per poter prestare denaro alla Confederazione. Sulla base delle statistiche disponibili questo non si è mai verificato dalla costituzione dello Stato federale.

Chiedo al Consiglio federale:

1. Qual è il giudizio del Consiglio federale sulle condizioni dei tassi d'interesse della Confederazione nell'accensione di crediti nel confronto storico?

2. Come considera queste condizioni eccezionalmente favorevoli nella politica in materia di uscite?

3. Il Consiglio federale non è dell'opinione che in una tale situazione sia sbagliato adottare misure di risparmio nei settori di compito di natura economica e politica sociale e che si dovrebbe piuttosto investire in progetti con una maggiore utilità economica (infrastruttura di trasporto pubblica, formazione, custodia di bambini al di fuori della famiglia, ecc.)?

4. In questa particolare situazione il freno all'indebitamento può ancora essere giustificato? Occorre intervenire a livello legislativo?

Stellungnahme des Bundesrates

1. I tassi d'interesse pagati dalla Confederazione per l'indebitamento nel mercato monetario e dei capitali non sono mai stati così bassi: dal 2015 i rendimenti per i prestiti della Confederazione con scadenza a dieci anni sono negativi e, nel giugno 2016, hanno temporaneamente raggiunto lo -0,5 per cento. Da agosto 2011 la raccolta di fondi sul mercato monetario avviene a tassi d'interesse negativi e attualmente i crediti contabili a breve termine si attestano al -1 per cento circa. I tassi d'interesse storicamente bassi hanno determinato un notevole sgravio di bilancio. Nel 2015 le spese a titolo di interessi per il debito sul mercato della Confederazione erano inferiori di 1,7 miliardi di franchi rispetto al 2006 e il 62 per cento di questo sgravio è riconducibile ai tassi d'interesse in calo. La diminuzione delle spese a titolo di interessi ha creato nel bilancio un margine di manovra politico-finanziario, consentendo una crescita più marcata dei settori di compiti prioritari.

2. Negli ultimi anni, la Tesoriera federale ha emesso viepiù prestiti a lungo termine. Nell'anno in corso ha emesso prestiti con una durata residua media di 22 anni e un rendimento dello 0,03 per cento (stato giugno 2016). In questo modo ci si assicura tassi d'interesse bassi sul lungo termine: il bilancio beneficia più a lungo dei tassi d'interesse bassi, il che crea un margine di manovra per altre uscite.

3. La Confederazione orienta le sue decisioni di investimento in base al rapporto costi-benefici sul lungo periodo. Da un lato occorre considerare i costi a lungo termine legati alle spese d'esercizio e di manutenzione; dall'altro bisogna tenere conto dei costi di finanziamento sull'intero ciclo di vita di un investimento. L'orientamento alle condizioni attuali sul mercato dei capitali comporterebbe una politica discontinua e contraddirebbe l'obiettivo del freno all'indebitamento di consentire un'evoluzione equilibrata delle uscite. A medio termine si prevede una normalizzazione progressiva dei tassi d'interesse. Nel piano finanziario 2018-2020, per l'anno 2020 il Consiglio federale ipotizza un tasso d'interesse del 2,3 per cento sui prestiti della Confederazione con scadenza a dieci anni.

4. Il freno all'indebitamento ha per scopo la stabilizzazione del debito della Confederazione. Dall'introduzione del freno all'indebitamento il debito lordo è stato ridotto di circa 20 miliardi di franchi. In presenza di tassi d'interesse a livelli normali, il debito esiguo consente un maggior margine di manovra finanziario per altre uscite. Anche se nell'attuale contesto dei tassi negativi la Confederazione potrebbe ottenere entrate mediante l'ulteriore indebitamento, in un secondo tempo questi debiti graverebbero sulle finanze federali. La Confederazione utilizza però i tassi d'interesse favorevoli per mantenere al livello più basso possibile l'onere medio degli interessi al momento del rinnovo dei debiti esistenti, mantenendo o creando in tal modo un margine di manovra di politica finanziaria.

Proprio per questo motivo il Consiglio federale ritiene che non vi sia alcun motivo di porre in questione il principio del freno all'indebitamento. Tuttavia il Consiglio federale verificherà la gestione del freno all'indebitamento senza intervenire sulla riduzione del debito raggiunta e sulla regola in materia di uscite sancita nella Costituzione federale. Entro fine 2016 il Dipartimento federale delle finanze sottoporrà al Consiglio federale un rapporto al riguardo.

Risposta del Consiglio federale.