16.3675 · Interpellanza · 2016-09-20
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Per contrastare gli attentati degli estremisti islamici, Bruxelles vorrebbe come noto imporre, tramite i trattati di Schengen, pesanti limitazioni alla detenzione di armi da parte dei cittadini.
Si tratta di un evidente e facile pretesto per disarmare i cittadini onesti, dal momento che i terroristi islamici - così come i delinquenti in generale - acquistano le armi sul mercato nero. E i loro attentati, come ben si è visto, non vengono necessariamente messi a segno con armi da fuoco (si pensi al camion di Nizza).
Le nuove disposizioni europee, che la Svizzera sarebbe tenuta a recepire in quanto cofirmataria degli accordi di Schengen, contengono pesanti restrizioni per i possessori di armi. Si va dall'obbligo di presentare referti medici e psicologici a quello di certificare una regolare frequentazione del poligono di tiro (chi verifica?) alla prova della necessità per l'acquisto e la detenzione di armi, a test di vario tipo. Disposizioni che toccherebbero anche chi ha ereditato il fucile da caccia del nonno e lo espone sopra il caminetto. A ciò si aggiunge la tematica dei militi che hanno terminato il servizio ma scelto di mantenere l'arma.
L'ennesimo mostro burocratico "made in Bruxelles" è in aperto contrasto con le regole svizzere, confermate dal popolo nella votazione del febbraio 2011, e non solo per quel che riguarda la detenzione del fucile d'ordinanza al domicilio dei militi in servizio.
Ottenere dunque un allentamento, o un'eccezione, solo per quel che riguarda il "FASS" - che toccherebbe dunque unicamente i militi in servizio - sarebbe del tutto insufficiente ed inaccettabile, e violerebbe la volontà popolare. Eppure sembra sia questa la direzione in cui si muove il dossier.
Chiedo al Consiglio federale:
1. È intenzione del Consiglio federale preservare il diritto svizzero, confermato dalla votazione popolare del febbraio 2011, in materia di detenzione di armi al domicilio?
2. È in particolare intenzione del Consiglio federale difendere le regole svizzere da illecite ingerenze comunitarie non solo per quel che riguarda il FASS dei militi in servizio, ma anche in campo di armi da caccia, sportive o da collezione, e dell'arma d'ordinanza dai militi che hanno terminato il servizio?
3. Nel caso in cui Bruxelles rifiutasse di rispettare il diritto svizzero e la volontà dei cittadini elvetici: il Consiglio federale intende mettere in discussione la permanenza della Svizzera nello spazio Schengen?
Stellungnahme des Bundesrates
1. L'acquisto e la detenzione di armi e munizioni da parte delle forze armate non rientra nel campo d'applicazione della direttiva europea sulle armi (art. 2 par. 2). La proposta di revisione non comporta alcuna modifica in tal senso, per cui la detenzione dell'arma d'ordinanza al domicilio durante il servizio militare continua a non essere contemplata dalla direttiva europea.
2. In virtù dell'Accordo di associazione a Schengen, la Svizzera partecipa alla discussione in corso, propugnando soluzioni pragmatiche quale il mantenimento, in caso di recepimento delle nuove prescrizioni, delle particolarità svizzere come il tiro fuori servizio e la consegna dell'arma d'ordinanza al termine del servizio militare.
3. I dibattiti tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE non sono ancora terminati e un accordo sul testo definitivo non è ancora in vista. È però chiaro che il Parlamento e - nel quadro del referendum facoltativo - il popolo potranno esprimersi in merito al recepimento e all'attuazione in Svizzera della direttiva sulle armi modificata. Il Consiglio federale ritiene prematuro fissare già ora l'ulteriore modo di procedere, soprattutto considerando che una denuncia dell'Accordo d'associazione a Schengen e Dublino comporterebbe la perdita irrimediabile dei vantaggi - predominanti - derivanti.
In questa sede occorre ricordare che attualmente non disponiamo di alternative equivalenti alla cooperazione di polizia Schengen. Come il Consiglio federale ha sottolineato nel parere all'interpellanza 16.3242, una denuncia dell'Accordo di associazione a Schengen complicherebbe notevolmente o renderebbe fattualmente in parte impossibile la cooperazione di polizia in materia di sicurezza. Né la conclusione di altri accordi bilaterali di polizia né l'intensificazione della cooperazione con Interpol o Europol potrebbero infatti compensare integralmente la perdita degli strumenti Schengen (in particolare del pertinente sistema d'informazione).
Risposta del Consiglio federale.