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16.453 · Iniziativa parlamentare · 2016-06-17

Liquidato

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa:

Il regime delle indennità per perdita di guadagno deve essere modificato in modo che l'indennità di maternità sia sostituita da un congedo parentale. Tale congedo deve comprendere l'attuale indennità di maternità di 14 settimane e un'indennità di paternità di 14 settimane al massimo. Avranno diritto all'indennità di paternità dopo la nascita di un figlio solo le famiglie in cui entrambi i genitori esercitano un'attività lucrativa.

Begründung

Con l'indennità di maternità prevista dalla legislazione in vigore, lo Stato promuove attivamente la tradizionale ripartizione dei ruoli all'interno della famiglia: è un dovere esclusivo della madre e non del padre (o di entrambi) assentarsi dal lavoro dopo la nascita di un figlio. Vi sono coppie che desiderano ripartire tra loro in egual misura il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla cura dei figli. Affinché questi genitori possano svolgere un'attività lucrativa dopo la nascita di un figlio, occorre una regolamentazione adeguata. Oggi non è così: da una parte, le 14 settimane di indennità di maternità sono effettivamente troppo poche per poter affidare in seguito il proprio figlio a strutture di custodia esterne alla famiglia; dall'altra, questa soluzione nega ai padri la possibilità di partecipare sin dall'inizio e attivamente alla cura del proprio figlio. Questo compito viene automaticamente attribuito alla donna, favorendo sin dalla prima fase la tradizionale ripartizione dei ruoli. Di frequente, dopo il congedo maternità le donne riducono perciò il loro grado occupazionale o rinunciano definitivamente a lavorare. Un quinto di coloro che si occupano dei figli (350 000 persone), per lo più donne, si vede limitato nell'esercizio della professione: pur essendo disposto a lavorare di più, non può realizzare questo desiderio legittimo a causa di fattori strutturali. Da un punto di vista economico, non è quanto auspicato: l'economia ha bisogno di lavoratori che desiderano intensificare l'impegno lavorativo. Visti il crescente fabbisogno di manodopera specializzata e le misure che saranno presumibilmente introdotte per arginare l'immigrazione, è indispensabile sfruttare meglio il potenziale della forza lavoro indigena. Il potenziale maggiore è costituito dalle donne molto qualificate.

Un congedo paternità incondizionato di poche settimane - come quello respinto dal Parlamento e oggetto di discussione pubblica - raccoglie pochi consensi negli ambienti economici e probabilmente non permetterà di cambiare questa tradizionale ripartizione dei ruoli promossa dallo Stato. La situazione cambierebbe, invece, se si introducesse un congedo parentale unitario il cui riconoscimento fosse subordinato all'esercizio di un'attività lucrativa da parte di entrambi i genitori.

Se sempre più genitori potessero riprendere entrambi un'attività lavorativa in tempi brevi, a medio e a lungo termine anche l'economia ne trarrebbe giovamento: l'aumento del grado occupazionale delle donne sopperirebbe alla mancanza di manodopera qualificata, gli introiti supplementari per il fisco e per le assicurazioni sociali sgraverebbero lo Stato e contribuirebbero ad ammortizzare i costi di formazione. Un maggiore impegno lavorativo delle donne ridurrebbe la dipendenza dalle prestazioni complementari e dall'aiuto sociale dopo il pensionamento o in caso di separazione, e di conseguenza anche i costi statali. Oggi l'indennità di maternità è finanziata esclusivamente tramite le IPG, ossia mediante i contributi salariali. Anche un congedo parentale dovrebbe essere finanziato tramite i contributi salariali o le imposte. Di conseguenza è giusto che i genitori che esercitano entrambi un'attività lucrativa ne beneficino maggiormente, in quanto prima e dopo il congedo pagano anche più contributi salariali e imposte.