17.3552 · Postulato · 2017-06-15
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di studiare quali possibilità ci sono affinché in Svizzera non possa più essere praticata la cosiddetta terapia elettroconvulsiva (un tempo elettroshock), di cui è dimostrato che causa danni irreversibili al cervello che non possono in nessun modo essere previsti da chi la pratica.
Begründung
Questa cosiddetta terapia risale alla preistoria della medicina, quando anche il salasso era una pratica "comunemente accettata". Lungi dall'essere una pratica "comunemente accettata", la terapia elettroconvulsiva è molto controversa e non ci sono prove scientifiche della sua efficacia. Come non ci sono prove che una "grave depressione" abbia qualcosa a che fare con il cervello.
Ci sono per contro studi fondati che dimostrano che una scarica elettrica di questa intensità causa danni irreversibili al tessuto cerebrale del paziente che dopo il "trattamento" vive una situazione di disorientamento, confusione, sbalzi d'umore e di perdita della memoria e della libertà decisionale (cfr. Dr. P. Breggin "Elektroschock ist keine Therapie").
A questo si aggiunge che chi la pratica non sa assolutamente che cosa distruggerà con la scarica elettrica, poiché dipenderà interamente dal caso quali percorsi seguirà la corrente elettrica e quali cellule cerebrali saranno eliminate. L'unica cosa certa è che qualcosa verrà distrutto per sempre.
Naturalmente ogni medico deve avere la libertà di scegliere la terapia etica più indicata per la diagnosi da lui formulata, a condizione però che sia compatibile con i principi medici della Dichiarazione di Ginevra dell'Associazione medica mondiale, una versione moderna del Giuramento di Ippocrate.
Uno dei principi fondamentali della dichiarazione è: "La salute e la vita dei miei pazienti saranno le mie prime preoccupazioni."
Il ricorso a un metodo, che dal punto di vista giuridico è equiparabile a una lesione personale intenzionale con esito incerto, è manifestamente in contraddizione con questo principio.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale ha già preso posizione l'anno scorso sull'oggetto del presente postulato nella risposta all'interpellanza 16.4041.
La terapia elettroconvulsiva (TEC) è una forma di terapia riconosciuta a livello internazionale impiegata per il trattamento di pazienti affetti da depressioni gravi. Secondo una pubblicazione del 2013, in Germania ogni anno sono sottoposte alla TEC circa 4000 persone. In Svizzera, nel 2011 e 2012 è stato trattato un centinaio di pazienti in una dozzina di ospedali. La maggior parte dei trattamenti è effettuata nella clinica psichiatrica universitaria di Zurigo e nella clinica psichiatrica di Königsfelden.
La valutazione dei rischi e delle ripercussioni menzionata nella motivazione del postulato non è condivisa da istituzioni mediche riconosciute e da pubblicazioni scientifiche. Nessun elemento dimostra che la TEC provoca danni irreversibili oppure "elimina" cellule cerebrali (https://www.dgppn.de/_Resources/Persistent/ee634bcd0d5f404d6eb5817a7a69902f8254060a/2017-01-05_EKT_Broschuere.pdf ; https://www.dgppn.de/_Resources/Persistent/d689bf8322a5bf507bcc546eb9d61ca566527f2f/S3-NVL_depression-2aufl-vers5-lang.pdf; pag. 120-123).
Questo non significa naturalmente che non abbia effetti collaterali. La TEC presuppone pertanto indicazioni rigorose e un'attenta valutazione del rapporto benefici/rischi per il paziente. Inoltre è impiegata soltanto in caso di depressione grave accompagnata da altre complicazioni se il trattamento farmacologico non ha dato buon esito (la cosiddetta "depressione resistente alla terapia").
Il Consiglio federale non vede alcuna necessità di vietare la TEC. E anche se ve ne fosse la necessità, il Consiglio federale e gli uffici federali non potrebbero farlo. Come già indicato dal Consiglio federale nella sua risposta all'interpellanza 16.4041, la TEC non è soggetta ad alcun obbligo di autorizzazione. La sorveglianza dei medici spetta inoltre ai Cantoni. È pertanto compito dei servizi cantonali competenti (direzione della sanità, medici cantonali) revocare l'autorizzazione all'esercizio della professione o adottare altre misure legali nei confronti dei medici che a loro giudizio mettono a repentaglio la salute dei pazienti.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.