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17.3680 · Interpellanza · 2017-09-19

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

L'Accordo di Schengen prevede che l'UE controlli le sue frontiere esterne mentre all'interno degli Stati membri prevale un regime di libera circolazione. Una delle misure volte a proteggere le frontiere esterne consiste nella cooperazione operativa, gestita dall'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex). La Svizzera versa contributi elevati per la protezione delle frontiere esterne. Pertanto chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Quali sono gli obblighi dell'UE e di Frontex in materia di sicurezza delle frontiere esterne dell'UE?

2. Quali azioni intraprende Frontex per contrastare i passaggi illegali del confine, i passatori, i flussi migratori verso l'UE e il turismo del crimine?

3. Quali sono i compiti della Svizzera in tale contesto?

4. Quanto versa annualmente la Svizzera all'UE per contribuire alla protezione delle frontiere esterne (compresi il Fondo per la sicurezza interna, le banche dati destinate alla gestione della migrazione e ai controlli al confine come il Sistema d'informazione Schengen, il Sistema di informazione visti ed Eurodac, nonché i dispositivi che garantiscono la regolare attuazione degli accordi di Schengen e Dublino)?

5. A quanto ammonta la percentuale di posti impiegati a livello federale per la tematica in questione e quali sono i relativi costi sostenuti dalla Svizzera?

6. Secondo il Consiglio federale, chi o quali misure hanno consentito a luglio/agosto 2017 un calo di quasi il 90 per cento del numero di persone intenzionate ad attraversare il Mediterraneo per giungere in Europa?

7. Il Consiglio federale come valuta le dichiarazioni fatte nell'ambito della campagna elettorale in Germania, secondo cui non sarebbe possibile proteggere le frontiere esterne dell'UE?

Stellungnahme des Bundesrates

1. L'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera è stata costituita sulla base dell'Agenzia europea per le frontiere esterne e continua a mantenere il nome Frontex. A seguito della crisi migratoria del 2015, il suo mandato e le sue risorse sono stati notevolmente ampliati. L'agenzia è più operativa di prima e ciò le consente di reagire più rapidamente in caso di crisi alle frontiere esterne Schengen. Nella sua funzione di guardia costiera garantisce l'esecuzione del diritto in mare nonché del soccorso in mare. È stato inoltre particolarmente rafforzato l'ambito relativo ai rimpatri affinché le persone senza diritto di soggiorno nello spazio Schengen possano essere rimpatriate nei loro Paesi d'origine. L'agenzia sosterrà, tra l'altro, gli Stati Schengen finanziando operazioni di rimpatrio collettive, ma anche operazioni di rimpatrio proprie. Riveste particolare importanza anche l'ambito della lotta contro la criminalità e il terrorismo alle frontiere esterne. Dalle esperienze fatte è emerso che la protezione delle frontiere esterne non può essere affidata soltanto ai singoli Stati; l'agenzia ha pertanto ricevuto l'incarico di coordinare la collaborazione operativa tra le autorità doganali, di elevare a uno standard comune il livello di protezione delle frontiere e di garantire l'efficacia delle misure. Mediante l'analisi delle vulnerabilità introdotta quest'anno, tutti gli Stati con frontiere esterne Schengen vengono valutati e in seguito fornite raccomandazioni concrete per eliminare eventuali lacune nella protezione delle frontiere. L'agenzia verifica l'attuazione delle prescrizioni.

2. Nel mese di ottobre 2017 l'agenzia ha impiegato oltre 1700 agenti, tra l'altro in Italia, Grecia, Spagna e Bulgaria. In caso di inasprimento di una situazione, grazie alla costituzione della nuova riserva di reazione rapida l'agenzia nel giro di cinque giorni è in grado di mettere a disposizione 1500 guardie di frontiera. Il personale impiegato alle frontiere esterne ha ora accesso, indipendentemente dal luogo, alle banche dati dell'UE e in particolare al sistema d'informazione Schengen. Ciò contribuisce al miglioramento della qualità dei controlli al confine in territori isolati. Sotto la coordinazione di Frontex vengono svolti a cadenza regolare i cosiddetti "Joint Action Days", con i quali si ottengono importanti risultati. L'11 ottobre 2017, ad esempio, sono stati arrestati 24 passatori. Con il corpo delle guardie di confine (Cgcf), anche l'Amministrazione federale delle dogane (AFD) partecipa alle operazioni contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti.

Frontex sostiene gli Stati Schengen esposti a una forte pressione migratoria. In Grecia e in Italia sono stati allestiti dei punti di crisi (hotspot) con l'obiettivo di coordinare sul posto le attività di Frontex, Europol e dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo nonché di formare dei team congiunti che forniscono sostegno nella registrazione e nella ripartizione dei richiedenti l'asilo. Lo scopo è quello di evitare, in futuro, la circolazione di migranti non registrati nello spazio Schengen. Alla sua frontiera meridionale la Svizzera osserva che rispetto a tre anni fa arrivano molto meno migranti non registrati. In futuro, sempre più persone senza prospettiva d'asilo dovranno essere rimpatriate nel loro Paese d'origine direttamente da questi punti di crisi.

3. La Svizzera, nello specifico l'AFD e la polizia cantonale di Zurigo, partecipa alle operazioni di Frontex. Gli interventi sono svolti insieme allo Stato ospite; in questo modo i nostri partner hanno la possibilità di farsi un'idea di cosa significa per noi un controllo al confine qualitativamente elevato. Se il numero di fermi durante gli interventi di Frontex aumentano improvvisamente è per tutti un segno evidente che è necessario intervenire.

I quadri situazionali e le statistiche degli sbarchi del centro di situazione di Frontex forniscono alla Svizzera importanti spunti sugli spostamenti dei flussi migratori e permettono all'AFD di valutare meglio la necessità di impieghi di rinforzo in determinate aree del confine svizzero.

Sono particolarmente importanti anche i voli collettivi dell'UE per il rimpatrio di persone tenute a partire. Nel primo semestre 2017, l'agenzia ha sostenuto 144 voli, a sette dei quali ha partecipato anche la Svizzera. 6799 persone sono state così rimpatriate, 41 di queste a partire dalla Svizzera. Quest'anno Frontex ha raddoppiato il numero di rimpatri e anche la Svizzera aumenta costantemente la sua partecipazione ai voli collettivi dell'UE. Frontex ha avviato pure negoziazioni con Stati terzi ed esercita tutta l'influenza dell'UE affinché questi Stati riprendano i propri cittadini che soggiornano illegalmente nello spazio Schengen.

4./5. Nel 2016 la Svizzera ha contribuito al bilancio di Frontex con 10,4 milioni di franchi e ricevuto rimborsi per 1,7 milioni di euro. Per quanto concerne le percentuali d'impiego, sono a disposizione soprattutto dati riguardanti il Cgcf. Nel 2016 il Cgcf ha prestato 1637 giorni d'impiego totali nell'ambito di interventi Frontex. Ciò corrisponde all'incirca a 7,5 posti. I costi e l'utilità di Schengen/Dublino saranno illustrati nel rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato 15.3896, "Vantaggi economici conseguenti all'associazione a Schengen". L'adozione del rapporto è prevista nella primavera 2018.

6. I motivi per la diminuzione sono molteplici. Dall'estate 2017 la guardia costiera libica, in collaborazione con l'Italia, contrasta in modo mirato l'attività dei passatori davanti alla costa libica, tentando di impedire per quanto possibile che salpino barche con migranti a bordo. L'Italia, dal canto suo, equipaggia la guardia costiera libica con imbarcazioni e apparecchi tecnici nonché istruisce il personale libico nell'ambito della protezione dei confini e del soccorso in mare. Anche Frontex ha contribuito alla formazione di 60 guardie costiere e di frontiera libiche. L'Italia ha inoltre adottato misure per coordinare le attività dei soccorritori privati (ONG) con quelle dell'UE (Eunavfor MED Sophia) e di Frontex (Poseidon, Triton), e ha comunicato che solo le ONG che sottoscrivono un codice di condotta possono continuare ad attraccare in porti italiani. Questo codice prevede, tra l'altro, che le ONG comunicano i loro interventi alla guardia costiera italiana e che tengono spenti i loro radar e transponder per consentire di localizzare dove recuperano persone. Da parte sua la guardia costiera libica ha vietato alle imbarcazioni estere la navigazione nelle sue acque territoriali. In un'area di ricerca e salvataggio ulteriormente estesa da 12 a 70 miglia marine possono entrare solo imbarcazioni munite di autorizzazione delle autorità libiche. È infatti possibile che l'obbligo di autorizzazione pronunciato dall'UE in merito alla fornitura in Libia di canotti pneumatici e motori fuoribordo abbia effetto.

7. Il Consiglio federale è consapevole che garantire la sicurezza delle frontiere esterne rappresenta una sfida. Tuttavia è anche convinto che gli Stati interni, nella loro lotta alla migrazione illegale e alla criminalità transfrontaliera, non possano che trarre beneficio da una forte protezione delle frontiere esterne.

Risposta del Consiglio federale.