17.3915 · Interpellanza · 2017-09-29
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Gli investimenti in fonti di energia fossile saranno sempre meno redditizi. I fornitori di servizi finanziari e i centri finanziari, che non si adeguano per tempo, si espongono a importanti rischi di portafoglio, poiché gli investimenti nell'economia fossile possono trasformarsi in attivi non recuperabili ("stranded assets"). Questi attivi bloccati possono compromettere la redditività di alcuni istituti e influenzare fortemente la stabilità dei mercati finanziari di Paesi interi. Il Comitato europeo per il rischio sistemico ha mostrato che la probabilità di una bolla di carbonio in grado di causare crisi finanziarie aumenterà sensibilmente, se i Paesi non integrano per tempo i cambiamenti climatici nei loro modelli.
Alcuni importanti attori finanziari come la Banca centrale europea, la Banca d'Inghilterra e la Banca centrale cinese hanno iniziato a svolgere stress test climatici e a stabilire diversi scenari di riduzione degli attivi interessati. In Svizzera, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) ha commissionato nel 2015 uno studio sui rischi legati al carbonio ed è giunto alla conclusione che sono soprattutto le casse pensioni a detenere nei loro portafogli attivi non recuperabili. Ciononostante, nella politica della Confederazione in materia di mercati finanziari non sono stati fino ad oggi richiesti o nominati né studi sulle conseguenze per la stabilità dei mercati finanziari, né scenari di stress test climatici o di riduzione degli attivi non recuperabili. La Svizzera si è impegnata a perseguire l'obiettivo di evitare che l'aumento del riscaldamento globale superi i 2° C. Di conseguenza ha già iniziato la transizione verso un'economia sostenibile. È quindi nell'interesse della Svizzera che la FINMA analizzi il più rapidamente possibile le ripercussioni dei rischi climatici sulla stabilità dei mercati finanziari e che adotti i provvedimenti necessari. In questo contesto chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Come giudica i rischi finanziari per la piazza finanziaria svizzera dovuti al cambiamento climatico e quali saranno le conseguenze per la stabilità del mercato finanziario del nostro Paese?
2. La FINMA come intende ridurre i rischi climatici? Prevede di svolgere stress test climatici?
3. La posizione svizzera nella concorrenza internazionale rischia di deteriorarsi, dato che numerosi Paesi europei hanno già iniziato a misurare le ripercussioni dei rischi climatici sulla stabilità del loro mercato finanziario?
4. La FINMA è chiamata a contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Accordo di Parigi?
Stellungnahme des Bundesrates
1. I potenziali rischi sulla stabilità del mercato finanziario legati al cambiamento climatico sono già stati illustrati più volte in occasione di forum internazionali come il Financial Stability Board (FSB). Le assicurazioni e soprattutto le riassicurazioni sono esposte a questi rischi in maniera diretta. Il cambiamento climatico è un'ulteriore sfida nella previsione di danni futuri e nella fissazione di premi adeguati. I rischi climatici potrebbero interessare le assicurazioni anche alla voce investimenti. Da qualche tempo il settore assicurativo ha assunto un ruolo precursore nell'analisi dei rischi climatici e ciò senza alcun aiuto statale. Nel settore bancario sussistono possibili rischi se vi è sovraesposizione nel settore energetico. Tuttavia, in questo settore il rischio di una rapida perdita di valore dei titoli non è una novità, considerando la volatilità dei prezzi delle materie prime. Negli ultimi anni la FINMA ha analizzato gli effetti di scenari di stress nel settore energetico. Per quantificare in modo efficace i rischi climatici per la piazza finanziaria svizzera devono essere ragionevolmente sviluppati anche metodi e standard uniformi e riconosciuti. Il Consiglio federale sostiene gli sforzi sul piano internazionale volti a sviluppare degli standard per la pubblicazione delle informazioni sui rischi climatici. Detti standard dovrebbero assicurare una maggiore trasparenza sul mercato. Al riguardo il Consiglio federale predilige soluzioni basate sull'economia di mercato.
2. Nell'ottica della vigilanza, spetta in primo luogo agli stessi istituti finanziari minimizzare i potenziali rischi climatici. La FINMA interviene quando si verificano delle lacune significative nella gestione dei rischi. Inoltre monitora tutti i fattori di rischio per il mercato finanziario, siano essi di natura economica, geopolitica o ambientale. Nel settore bancario si parte dal presupposto che i rischi climatici elevati vengano identificati dall'autorità di vigilanza e nel corso di stress test regolari. Se il rischio climatico aumenta, ciò si manifesta nelle valutazioni dei rischi delle imprese interessate (rating) e negli investimenti (volatilità). Ne tengono conto le banche e la FINMA in occasione degli stress test. Secondo la FINMA, al momento non sussiste alcuna esigenza impellente di eseguire stress test specifici sui rischi climatici.
3. La Svizzera partecipa attivamente ai lavori in seno agli organismi finanziari internazionali (vedi n. 1) e aspira a una politica coerente a livello nazionale e internazionale. A febbraio 2016 il Consiglio federale ha trattato il tema della sostenibilità nel settore dei mercati finanziari e ha definito i principi per una politica coerente della Svizzera. Nel concreto, tra metà aprile e metà luglio 2017 il Consiglio federale ha dato ad esempio la possibilità a tutte le casse pensioni e assicurazioni svizzere di far testare, su base volontaria e gratuita, i loro portafogli azionari e obbligazionari in relazione all'impatto ambientale. L'analisi sul possibile aumento della temperatura globale di 2° C, benché non rappresenti di per sé una valutazione dei rischi, può contribuire a capire meglio le insidie di questa transizione per le casse pensioni e le assicurazioni svizzere. Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale non ritiene che la Svizzera corra il rischio di accumulare ritardo rispetto alla concorrenza internazionale.
4. L'attuazione dell'Accordo di Parigi sul clima è interessante per la FINMA, poiché l'accordo potrebbe avere effetti sui mercati finanziari (vedi n. 1). La FINMA segue quindi gli sviluppi anche in tale prospettiva, tuttavia l'incentivazione di obiettivi ambientali non rientra nel suo mandato legale.
Risposta del Consiglio federale.