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17.471 · Iniziativa parlamentare · 2017-09-21

Parlamento

Liquidato

Wortlaut

Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa:

La legge federale sui diritti politici, in particolare nei suoi articoli 5 e 8a, deve essere modificata affinché i tentativi di introduzione del voto elettronico siano sospesi per un periodo stabilito dalla legge, in ogni caso per almeno quattro anni. Sono da escludere i sistemi per gli svizzeri all'estero.

Begründung

Le notizie pervenute dalla recente DefCon, una delle maggiori conferenze hacker a livello mondiale, dovrebbero metterci in allerta. Gli hacker partecipanti a questo incontro sono riusciti a entrare nei sistemi di voto elettronico in uso negli Stati Uniti e in altri Paesi, talvolta in meno di due ore. Si tratta di sistemi rivendicati come assolutamente sicuri. Nel caso dell'attacco di cyberspionaggio contro la RUAG, ad esempio, ci è voluto un anno e mezzo prima che qualcuno in Svizzera se ne rendesse conto, e l'informazione è giunta da servizi esteri. In poche parole, le minacce informatiche sono reali e in aumento. È ormai comprovato che organizzazioni statali e non statali, nonché singoli hacker, tentino sempre più spesso di interferire con i procedimenti democratici come votazioni ed elezioni. Già oggi gli attacchi hacker vengono sferrati su richiesta. La rete criminale di soggetti attivi in questo ambito è sempre più estesa. Ormai è addirittura ingenuo pensare che i server delle votazioni siano più sicuri dei computer di grandi aziende, amministrazioni statali o dell'esercito che, nonostante i grandi investimenti nella sicurezza, hanno già subito attacchi hacker. Noti gruppi hacker ed esperti informatici, ovvero personalità rodate del settore, richiamano l'attenzione sui rischi di attacchi informatici ai sistemi di voto elettronico. Importanti società specializzate nel settore informatico mettono apertamente in guardia da problemi di sicurezza di questo tipo. Anche la Norvegia, Paese solitamente all'avanguardia nel settore, ha posto fine nel 2014 al sistema di voto elettronico per comprovate lacune di sicurezza. Allo stesso modo, la Francia ha attualmente sospeso gli investimenti in tal senso.

La maggiore attenzione rivolta allo svolgimento regolare di elezioni e votazioni è insita nella natura stessa della democrazia, perché i risultati devono essere tracciabili e privi di qualsiasi manipolazione e il segreto del voto deve essere salvaguardato. Così come l'utente deve essere identificato in maniera inequivocabile nei procedimenti di e-banking, nel voto elettronico deve avvenire esattamente il contrario, altrimenti la segretezza del voto non è tutelata. E contrariamente a eventuali manipolazioni di un voto per corrispondenza, con gli attacchi informatici possono essere modificate grandi quantità di voti con il rischio di enormi interferenze sul risultato elettorale. Si tratta di un rischio centralizzato. Dobbiamo semplicemente essere consapevoli del fatto che con il voto elettronico si affida una parte del procedimento elettorale a un sistema che già nelle sue basi, ad esempio nel suo sistema operativo, è completamente soggetto a manipolazione. Il controllo politico di scrutatori e osservatori elettorali e il classico principio del doppio controllo sono sostituiti da codici, bit e byte che risultano altamente tecnologici e chiari solo agli esperti del settore. L'autore dell'iniziativa non chiede tuttavia un divieto assoluto, ma una moratoria, affinché siano condotte le valutazioni del caso e siano stimate le esperienze all'estero. Solo quando il metodo del voto elettronico risulterà pienamente sicuro per gli Svizzeri all'estero e per sistemi simili impiegati nei Paesi esteri potremo consentire di nuovo tentativi sul territorio nazionale.