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Disparità economiche e sociali nell’UE allargata. Secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell’UE

18.067 · Oggetto del Consiglio federale · 2018-09-28

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Zusammenfassung

Messaggio del 28 settembre 2018 concernente il secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell’Unione europea per la riduzione delle disparità economiche e sociali nell’UE allargata nonché a sostegno di provvedimenti in ambito migratorio

Ausgangslage

Compendio

Con il presente messaggio il Consiglio federale propone due decreti federali. Il primo destina 1046,9 milioni di franchi a favore dei 13 Paesi che hanno aderito all'UE dal 2004 (UE-13) per ridurre le disparità economiche e sociali (credito quadro "coesione"), mentre il secondo prevede lo stanziamento di 190 milioni di franchi anche al di fuori dei Paesi dell'UE-13 per sostenere provvedimenti in ambito migratorio (credito quadro "migrazione"). Unitamente ai 65,1 milioni di franchi per le spese proprie dell'Amministrazione federale, i due crediti quadro costituiscono il secondo contributo della Svizzera a favore di alcuni Stati membri dell'Unione europea per un importo totale di 1302 milioni di franchi nell'arco di dieci anni.

Situazione iniziale

Il Consiglio federale, riconoscendo che l'allargamento a Est dell'Unione europea (UE) a partire dal 2004 costituiva un ulteriore, importante passo per rafforzare la stabilità in Europa, propose di continuare a sostenere gli Stati dell'Europa centrale e orientale anche dopo la loro adesione all'UE (UE-13), nel quadro del contributo all'allargamento. Tale intenzione fu accolta favorevolmente dagli elettori in occasione del referendum sulla legge federale del 26 novembre 2006 sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est. Il contributo all'allargamento negli Stati che hanno aderito all'UE nel 2004 (UE-10) si è concluso con successo nel 2017 con la realizzazione di 210 progetti. In Bulgaria e Romania il contributo all'allargamento prosegue ancora fino al 2019 e in Croazia fino al 2024.

La crescita economica nei Paesi dell'UE-13 e i progressi che questi hanno compiuto aderendo all'UE hanno rafforzato anche gli scambi economici con la Svizzera. Oltre ai vantaggi politici di un'Europa sicura e stabile, la Svizzera beneficia economicamente dell'estensione degli accordi bilaterali con l'UE alla regione in crescita dell'Europa centrale e sud-orientale. Ciò significa maggiore benessere per entrambe le parti, salvaguardia dei posti di lavoro in Svizzera e nuove prospettive per la popolazione locale.

La coesione in Europa deve però affrontare ancora sfide notevoli, in parte nuove. La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 e la successiva crisi economica e del debito pubblico hanno colpito duramente molti Paesi dell'Europa meridionale, ma anche centrale e sud-orientale, aggravando ulteriormente le disparità economiche e sociali in Europa e all'interno di singoli Stati membri dell'UE. A ciò si sono aggiunti i movimenti migratori di proporzioni straordinarie che hanno raggiunto il culmine nel 2015-2016 e hanno messo a dura prova numerosi Stati membri dell'UE sul piano delle capacità e della gestione delle ondate migratorie. Dinanzi a queste sfide, l'UE e gli Stati dell'AELS/SEE continuano a destinare risorse ingenti alla coesione in Europa.

L'UE è ancora l'attore cruciale nella gestione di queste sfide e anche la Svizzera trae beneficio dal suo effetto stabilizzante. Gli Stati membri dell'UE sono i partner più importanti della Svizzera dal punto di vista sia economico che politico e il loro sviluppo economico e sociale positivo ha effetti benefici anche per il nostro Paese, che grazie agli accordi bilaterali con l'UE gode di un accesso su misura al mercato interno dell'Unione. Per garantire la propria prosperità a lungo termine, anche in futuro la Svizzera avrà bisogno di un'Europa sicura, stabile e florida. Permane pertanto il suo interesse al rafforzamento della coesione all'interno dell'Europa nonché a una migliore gestione dei movimenti migratori.

La Svizzera accorda il suo secondo contributo in modo autonomo. Il contributo non è direttamente connesso ad altri dossier dell'UE, sebbene s'inserisca nella politica europea della Svizzera. A questo riguardo, al momento dell'adozione del presente messaggio rimangono aperte alcune questioni fondamentali, concernenti fra l'altro l'esito dei negoziati relativi all'accordo istituzionale e il riconoscimento dell'equivalenza delle borse, requisito necessario per il Consiglio federale. Nel contempo il secondo contributo svizzero costituisce un investimento nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità in Europa e corrisponde pertanto agli interessi della Svizzera. A più riprese il Consiglio federale ha sottolineato l'importanza di una buona collaborazione con l'UE e l'obiettivo di rafforzare le relazioni bilaterali. Dato questo contesto, trasmettendo il presente messaggio al Parlamento ha deciso di compiere un ulteriore passo nell'ambito del contributo svizzero. Se i risultati auspicati non dovessero essere raggiunti, il Parlamento potrà tenere conto della nuova situazione di partenza (in particolare anche della situazione relativa all'equivalenza delle borse).

Contenuto del progetto

Con il presente messaggio il Consiglio federale sottopone all'approvazione delle Camere federali un secondo contributo della Svizzera a favore di alcuni Stati membri dell'UE per un importo totale di 1302 milioni di franchi nell'arco di dieci anni. Questo ammontare corrisponde a quello del primo contributo all'allargamento. Il contributo consiste in un ulteriore credito quadro "coesione" (1046,9 mio. fr.) e in un primo credito quadro "migrazione" (190 mio. fr.) a cui si aggiungono le spese proprie dell'Amministrazione federale (65,1 mio. fr.).

L'integrazione dei Paesi UE-13 nell'UE, la riduzione delle disparità economiche e sociali e quindi il rafforzamento della coesione all'interno dell'UE sono processi a lungo termine. Il contributo della Svizzera si prefigge di rafforzare lo sviluppo economico nei Paesi partner e di migliorare le prospettive locali. In quest'ottica, nell'ambito prioritario della formazione professionale il Consiglio federale intende mettere a disposizione il know-how svizzero, allo scopo di migliorare la formazione di forza lavoro qualificata e ridurre la disoccupazione giovanile nei Paesi partner. Sulla base delle priorità dei Paesi partner, le risorse saranno destinate anche ad altre aree tematiche quali la protezione dell'ambiente e del clima, la cooperazione in materia di ricerca, la sanità e gli affari sociali, la promozione del settore privato, la sicurezza, la promozione dell'impegno civico e della trasparenza.

Le tensioni intraeuropee legate alla situazione migratoria delineatasi dal 2015 dimostrano che permangono profonde divergenze tra i sistemi destinati a gestire i movimenti migratori degli Stati membri dell'UE e che la migrazione ha un impatto sulla coesione europea. Un prerequisito per arginare la migrazione irregolare all'interno dell'Europa (migrazione secondaria) è dato dal buon funzionamento dei sistemi europei di gestione della migrazione, inclusa l'armonizzazione delle pertinenti norme europee. Nell'ambito prioritario della migrazione, nell'interesse della Svizzera il Consiglio federale intende pertanto realizzare appositi programmi e progetti per aiutare gli Stati membri dell'UE particolarmente colpiti dai movimenti migratori - anche al di fuori dei Paesi dell'UE-13 - ad affrontare al meglio le sfide future legate ai movimenti migratori e di profughi in Europa.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 29.11.2018

Sì a miliardo di coesione, ma a certe condizioni

Il "miliardo" di coesione - 1,3 miliardi in realtà - a favore degli Stati dell'Europa dell'Est e del Sud è nell'interesse della Confederazione. Ne è convinto il Consiglio degli Stati che ha dato il via libera oggi a larga maggioranza a due decreti federali, sottoponendo però il versamento a una condizione, ossia che l'Ue non adotti, mettendole in pratica, misure discriminatore nei confronti della Svizzera. Il dossier va al Nazionale, che se ne occuperà in marzo.

Nel corso del dibattito, durato poco meno di due ore, si è discusso a lungo se fosse il caso di legare politicamente il cosiddetto miliardo di coesione a precise condizioni.

In fondo è proprio quello che ha fatto Bruxelles, hanno sostenuto diversi oratori in aula, quando ha messo in relazione il riconoscimento sine die della Borsa svizzera - ora solo per quest'anno - a progressi nei negoziati sull'accordo istituzionale tra la Svizzera e l'Ue.

Christian Levrat (PS/FR) ha invitato il plenum ad agire razionalmente e a non sopravvalutare l'efficacia politica del miliardo di coesione per il miglioramento delle nostre relazioni con l'Ue. Per il "senatore" friburghese, il contributo elvetico non è un obolo all'Europa, bensì un investimento nel nostro interesse volto a stabilizzare il Continente europeo a livello sia sociale che politico. Dello stesso parere Daniel Jositsch (PS/ZH), che ha invitato i colleghi a non limitare eccessivamente il margine di manovra del Consiglio federale nelle due relazioni di politica estera con Bruxelles, introducendo nuove "linee rosse".

Questo appello è in parte stato raccolto dal plenum. Philipp Müller (PLR/AG) ha infatti ritirato la sua proposta di minoranza che avrebbe voluto condizionare il contributo di coesione a "chiari segni di miglioramento nelle relazioni bilaterali con l'Europa e se quest'ultima non adotta discriminazioni"

A dare fastidio alla maggioranza, come anche al relatore della commissione Filippo Lombardi (PPD/TI), era la prima parte della proposta, giudicata vaga giuridicamente e politicamente delicata. Diverso invece il caso per il concetto di discriminazione, conosciuto a livello di diritto internazionale. La Svizzera, constatata una discriminazione (come viene considerato dal governo il mancato riconoscimento della Borsa elvetica, n.d.r) potrebbe anche denunciare l'Ue all'Organizzazione mondiale del commercio.

Per questo motivo, il plenum ha optato per la proposta di Ruedi Noser (PLR/ZH) in cui si parla solo di "misure discriminatorie nei confronti della Svizzera". Pur non mettendo in dubbio l'importanza del contributo elvetico allo sviluppo dei paesi dell'Est e a favore di Paesi come Italia e Grecia per far fronte ai flussi migrazioni, diversi esponenti PLR e PPD hanno infine votato, con un occhio rivolto anche al loro elettorato, a favore della versione suggerita dal "senatore" zurighese.

"Il minimo che si possa pretendere tra partner negoziali è che ci sia fair-play, insomma che non ci si discrimini a vicenda", ha detto Pirmin Bischof (PPD/SO). Per lo stesso Noser, visto il clima teso tra Berna e Bruxelles, è importante inviare un segnale di distensione all'Ue, evitando eccessi.

"Vogliamo aiutare ma qualcosa deve tornarci indietro", ha affermato dal canto suo Peter Föhn (UDC/SZ) , secondo il quale non è ammissibile "che la parte che riceve ci tratti con disprezzo". "Ciò che vale nelle relazioni tra privati, deve valere anche nelle relazioni tra Stati", ha spiegato il consigliere agli Stati svittese.

Nel suo intervento, il consigliere federale Ignazio Cassis si è detto sollevato dal fatto che non ci fosse un'opposizione di principio al contributo elvetico a favore dell'Ue. Si tratta di un investimento nella sicurezza e nella prosperità dell'Europa, ha insistito il ministro degli esteri ticinese.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 18.03.2019

Approvato nuovo contributo di coesione a Ue

Al termine di un lungo dibattito, il Consiglio nazionale ha approvato oggi la concessione di un secondo contributo di coesione all'Ue pari a 1,3 miliardi di franchi diluiti su dieci anni. Rispetto agli Stati, che dovrà riesaminare il dossier, la Camera del popolo ha raddoppiato i mezzi (da 190 milioni a 380 milioni) destinati a quei Paesi, come la Grecia o l'Italia, alle prese con una forte pressione migratoria.

Nel corso del dibattito odierno, la Camera del popolo ha respinto tutte le proposte di non entrata nel merito presentate dall'UDC, nonché una proposta sostenuta ad alcuni PLR e UDC di rinvio al Consiglio federale.

Il dibattito odierno è stato sfruttato soprattutto dai democentristi per denunciare l'accordo istituzionale con l'Ue. L'editore della Weltwoche, Roger Köppel (ZH) ha rinfacciato alla maggioranza in Parlamento di voler sottomettere la Svizzera ai giudici stranieri, insomma di svendere l'indipendenza della Svizzera, distruggendo in questo modo un modello di successo. E, colmo dei colmi, di essere anche disposti a concedere un ulteriore miliardo di coesione senza ottenere nulla in cambio. "Ma siamo diventati matti?", ha esclamato il consigliere nazionale UDC, chiedendosi se il il Parlamento non stesse vivendo "in un universo parallelo".

Proteste cadute nel vuoto: per la maggioranza il contributo di coesione è invece un segno tangibile di solidarietà nei confronti dei Paesi dell'Est volto alla loro stabilizzazione e al loro sviluppo, sviluppo di cui la Confederazione trae anche un beneficio economico.

"Per un Paese esportatore come la Svizzera è importante avere un accesso a questi mercati, con milioni di consumatori", ha affermato in aula il consigliere federale Ignazio Cassis. Manuel Tornare (PS/GE) ha sottolineato che l'Ue rimane pur sempre il nostro principale partner commerciale e finanziario. Si tratta anche di tendere una mano all'Europa, insomma di contribuire alla distensione delle nostre relazioni con Bruxelles, ha aggiunto Balthasar Glättli (Verdi/ZH). Diversi oratori hanno ricordato che la Svizzera potrà decidere quali progetti finanziare e potrà controllarne l'avanzamento. Insomma, non si tratta di un salto nel buio.

No condizioni precise

Il Nazionale doveva poi decidere se il versamento del contributo di coesione dovesse essere sottoposto a determinate condizioni. Nelle intenzioni della sua commissione preparatoria, la Svizzera avrebbe potuto assumere impegni concreti solo dopo che Bruxelles avesse garantito il riconoscimento dell'equivalenza della Borsa svizzera (oggi valida fino a giugno), la piena associazione al programma di ricerca Horizon Europe 2021-2027 (che succede a Horizon 2020, n.d.r.) e che non venissero adottate altre misure discriminatorie da parte dell'Ue nei confronti della Confederazione.

Alla fine, su invito anche del ministro degli esteri ticinese, il plenum si è espresso per una versione più blanda, adeguandosi in questo agli Stati, ossia: Bruxelles non dovrà adottare, mettendole in pratica, misure discriminatore nei confronti della Svizzera. Per diversi esponenti della sinistra, il contributo elvetico è troppo esiguo (0,13%), rispetto al budget globale, per funzionare veramente da arma di ricatto nei confronti di Bruxelles. "È inutile mostrare i muscoli, rischiamo solo di darci la zappa sui piedi", ha sostenuto in aula ancora l'ecologista Balthasar Glättli.

Quanto a Cassis, questi ha esortato i presenti, venendo ascoltato, a non iscrivere nella legge condizioni precise, creando così un legame giuridico tra temi del tutto indipendenti l'uno dall'altro, col rischio di "restringere il margine di manovra dell'esecutivo". Insomma, nessuna prova di forza da parte elvetica nei confronti di Bruxelles. Cassis ha comunque assicurato che il Consiglio federale avrebbe valutato il versamento del denaro anche alla luce delle relazioni con l'Ue.

Il plenum ha poi respinto una proposta di Carlo Sommaruga (PS/GE) che avrebbe voluto obbligare il governo, nel decidere la ripartizione dei mezzi finanziari tra i vari Paesi dell'est, a tenere conto dello Stato di diritto, della separazione dei poteri e della libertà della stampa. Per il socialista ginevrino si tratta di favorire Stati virtuosi: Paesi come la Romania, la Polonia e l'Ungheria stanno invece ponendo problemi circa il rispetto di alcuni valori fondanti dell'Ue, "che sono anche quelli della nostra Costituzione".

Più soldi per migrazione

A differenza degli Stati, il Nazionale ha poi accolto la proposta di raddoppiare i mezzi destinati alla migrazione, portandoli da 190 a 380 milioni. Una proposta che, per quanto possa sembrare contraddittorio, ha trovato appoggio anche tra i democentristi.

Concretamente, ha spiegato la consigliera federale Karin Keller-Sutter in aula, si tratta di aiutare Paesi come l'Italia, la Spagna o la Grecia a gestire meglio i flussi migratori. La Svizzera ha una certa esperienza in materia, per esempio nell'accelerazione dell'esame delle richieste di asilo o nell'aiuto al rimpatrio.

Il dossier ritorna al Consiglio degli Stati che potrebbe esaminare le divergenze in giugno oppure in settembre. Nel frattempo, il parlamento spera che i rapporti con Bruxelles possano migliorare. Il Consiglio federale dovrebbe inoltre esprimere entro l'estate una posizione definitiva sull'accordo istituzionale con l'Ue.

I piani di governo

Stando ai piani del Consiglio federale, una parte consistente dell'importo di 1,302 miliardi di franchi diluito su 10 anni (circa 130 milioni l'anno) dovrebbe andare a Paesi dell'Europa dell'Est quali Polonia e Romania, seguite da Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Bulgaria. 190 milioni verrebbero attribuiti (380 per il Nazionale) alla migrazione per l'integrazione dei migranti nella società e nel mondo del lavoro, e anche per rispondere a situazioni di urgenza, come ad esempio un forte afflusso di migranti.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 12.06.2019

Miliardo di coesione, ancora divergenze

Il Consiglio degli Stati ha mantenuto ancora due divergenze col Nazionale in merito al miliardo di coesione destinato all'Ue. Tacitamente, ha deciso oggi di non innalzare i crediti destinati alla migrazione e di non voler legare il dossier al programma Erasmus+ riguardante la mobilità degli studenti nell'area Ue.

Il Contributo di coesione all'Ue, diluito su dieci anni, prevede 1,047 miliardi destinati alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell'Europa allargata e 190 milioni per il finanziamento delle misure migratorie di quegli Stati, coma la Grecia e l'Italia, alle prese con questo fenomeno.

Il Nazionale vuole raddoppiare a 380 milioni quest'ultima somma, riducendo nel contempo il finanziamento ai Paesi dell'Est. La commissione preparatoria, per bocca del suo presidente Filippo Lombardi (PPD/TI), ha risposto picche, sostenendo che tale contributo è eccessivo e che si rischia di non sapere come utilizzarlo.

Quanto al legame tra questo credito e Erasmus+, Lombardi ha sostenuto come tale richiesta del Nazionale non abbia nulla a che vedere con l'oggetto in discussione.

Entrambe le camere sono però d'accordo su un punto: la Svizzera si assumerà degli obblighi sulla base di questo credito solo se l'Ue non adotterà misure discriminatorie nei suoi confronti.

Lombardi ha citato il mancato riconoscimento dell'equivalenza della Borsa svizzera da parte di Bruxelles, su cui l'Ue dovrà decidere ancora in giugno. A questo aspetto si potrebbe aggiungere, ha detto il "senatore" ticinese, la lentezza con cui viene adeguato dalla controparte l'accordo sugli ostacoli tecnici al commercio o il fatto che la Svizzera figuri sempre sulla lista grigia dei Paesi poco cooperativi in materia fiscale, nonostante il 19 di maggio il popolo abbia eliminato i regimi impositivi privilegiati concessi ad alcune multinazionali estere con sede in Svizzera.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 03.12.2019

CN: "sì a miliardo di coesione, ma condizionato

Un gesto di distensione per riportare un po' di sereno nelle relazione tra Berna e Bruxelles. Così ha giustificato il Consiglio nazionale il "sì" odierno al secondo miliardo di coesione destinato all'Ue. Ma attenzione: il versamento diverrà effettivo solo quando l'Ue ritirerà le misure discriminatorie nei suoi confronti, come la mancata proroga dell'equivalenza borsistica in vigore da luglio. E, soprattutto, se non ne adotterà di nuove. Il dossier è ormai pronto per le votazioni finali.

Il mancato riconoscimento dell'equivalenza borsistica è stata la risposta dell'Ue alle tergiversazioni del Consiglio federale a causa della mancata firma dell'accordo istituzionale negoziato tra Berna e Bruxelles. Governo e Parlamento vogliono ulteriori chiarimenti in merito alla protezione dei salari, agli aiuti di Stato e alla direttiva sulla cittadinanza, che taluni vedono come fumo negli occhi.

Tutto sommato, la mancata proroga dell'equivalenza borsistica, giudicata una discriminazione da parte del mondo politico elvetico, non ha danneggiato più di quel tanto il mercato elvetico dei titoli, anche perché il Consiglio federale aveva già predisposto contromisure: il divieto di negoziazione dei titoli svizzeri sulle piazze estere.

La discussione odierna aveva come obiettivo principale l'eliminazione di alcune divergenze col Consiglio degli Stati: concretamente, la Camera del popolo ha rinunciato a raddoppiare il credito quadro per provvedimenti nell'ambito della migrazione a scapito di progetti relativi all'attenuazione delle disparità economiche e sociali.

Il contributo di coesione, diluito su dieci anni, prevede 1,047 miliardi destinati alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell'Europa allargata e 190 milioni per il finanziamento delle misure migratorie di quegli Stati, coma la Grecia e l'Italia, alle prese con questo fenomeno. Il Nazionale voleva raddoppiare a 380 milioni quest'ultima somma, riducendo nel contempo il finanziamento ai Paesi dell'Est. Il Consiglio degli Stati si era però opposto.

Il plenum ha in seguito respinto una proposta di minoranza della sinistra che voleva legare il miliardo di coesione al programma Erasmus+ e esortava l'esecutivo ad avviare negoziati in vista di un associazione al programma di ricerca "Horizon Europe" e per il rinnovo della partecipazione elvetica al programma "Europe Créative" per l'incoraggiamento ai settori audiovisivo e culturale.

Secondo la maggioranza, la volontà del Parlamento di associare la Svizzera ai programmi dell'Unione in materia di educazione, formazione, ricerca e cultura è già stata comunicata al Consiglio federale. "No" quindi a vincolare il contributo elvetico ad altri dossier tematicamente disgiunti.

Una riflessione fatta propria in aula anche dal consigliere federale Ignazio Cassis, il quale ha sottolineato che la Svizzera è tutt'ora associata ad Erasmus e, per quanto riguarda gli altri programmi, l'Ue non ha ancora definito il quadro finanziario e le condizioni di associazioni. Insomma, sarebbe prematuro negoziare su qualcosa di ancora indefinito, ha sostenuto il ministro degli affari esteri. Solo quando se ne saprà di più, ha aggiunto, il Consiglio federale farà le sue considerazioni e, nel caso, presenterà un mandato negoziale alle commissioni competenti.

Oltre allo stesso Cassis, gli altri gruppi parlamentari - eccetto il campo rosso-verde - ha difeso lo stralcio di un simile legame non volendo inserire un ulteriore ostacolo nella legge in discussione accanto al problema della mancata equivalenza della Borsa. La sinistra in particolare ha criticato il nesso tra quest'ultimo aspetto e il miliardo di coesione, giudicando questa condizione una mera dimostrazione di forza da parte della destra.

In merito al miliardo di coesione in sé, per tutti i gruppi parlamentari, tranne i democentristi, è in ogni caso importante lanciare un segnale di distensione verso Bruxelles, segnalando che la Svizzera intende mantenere e approfondire le proprie relazioni con l'Europa. Si tratta di un contributo di solidarietà per un continente più coeso e sicuro, hanno sostenuto in aula diversi parlamentari.

A nome dell'UDC, Roger Köppel (ZH) ha denunciato invece le pressioni sulla Svizzera esercitate dall'Ue, la volontà di quest'ultima di legarci a sé, nonché le minacce, come quella formulata da un diplomatico comunitario secondo cui la Svizzera sarebbe finita sul "menù" dell'Ue se non ci fossero stati progressi sull'accordo istituzionale. Insomma, per l'editore della Weltwoche dire di "no" è una questione di "dignità nazionale".

A suo dire, con i suoi mercati aperti e la sua economia concorrenziale la Svizzera fa già molto per il benessere del Continente. "A che pro quindi versare un miliardo di franchi senza contropartita?", si è chiesto il democentrista zurighese.