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18.3916 · Postulato · 2018-09-27

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di esporre in un rapporto, possibilmente entro la sessione primaverile 2019, la situazione riguardante la qualità delle quote di emissioni (Clean Development Mechanism e Joint Implementation) che la Svizzera ha acquistato all'estero e utilizzato fin qui per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi sul clima fissati nel Protocollo di Kyoto. In detto rapporto andranno verificati il criterio di addizionalità e il calcolo corretto delle riduzioni delle emissioni per i tipi di progetto impiegati più di frequente dalla Svizzera. Inoltre, occorre analizzare in che misura sono stati eseguiti doppi conteggi rispetto agli obiettivi riguardanti l'UNFCCC (Cancun Pledges) nonché come escludere eventuali casi analoghi in futuro.

Begründung

Il Parlamento deciderà a breve la politica climatica svizzera per il periodo successivo al 2020 e conseguentemente anche l'attuazione dell'Accordo di Parigi sul clima, entrato in vigore in Svizzera nel 2017. Con il progetto di revisione della legge sul CO2, il Consiglio federale propone di coprire per circa due terzi le riduzioni di emissioni previste per l'obiettivo svizzero dal 2021 al 2030 mediante quote di emissioni acquistate all'estero. Tuttavia, numerosi studi dimostrano che gran parte delle quote di emissioni estere emesse nell'ambito del precedente regime climatico (Protocollo di Kyoto) non ha determinato le riduzioni delle emissioni indicate. Come spiega il Consiglio federale nella sua risposta all'interpellanza Grossen Jürg 18.3663, "Garantire la qualità delle quote di emissioni acquistate all'estero", per raggiungere i propri obiettivi sul clima fissati nel Protocollo di Kyoto, la Svizzera ha acquistato fin qui quote di emissioni estere per un ammontare di circa 13 milioni di franchi. Non esiste tuttavia alcuno studio sulla loro qualità. Nell'ambito dell'Accordo di Parigi sul clima, i vari Paesi si sono dati obiettivi di riduzione molto diversi, per cui risulta particolarmente difficile definire regole efficaci per lo scambio delle quote di emissioni dopo il 2020 (molto più difficile rispetto al Protocollo di Kyoto). Di conseguenza, appare estremamente importante partire dalle esperienze del Protocollo di Kyoto per poter garantire la qualità delle quote.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Protocollo di Kyoto obbliga in primo luogo i Paesi industrializzati a ridurre le loro emissioni di gas serra e consente il computo di quote di emissioni acquistate all'estero. Per l'acquisto di tali quote la Confederazione ha concluso un accordo con la Fondazione Centesimo per il Clima, che redige regolarmente un rapporto dettagliato sulle sue attività. Tutti i progetti devono rispettare i criteri di qualità esplicitati nell'allegato 2 dell'ordinanza sulla riduzione delle emissioni di CO2 (ordinanza sul CO2; RS 641.711) e vanno sottoposti a un processo di verifica a più livelli conformemente alle regole internazionali. Un certificato è assegnato in caso di riduzione di una tonnellata di CO2 equivalente (CO2eq) e nel Registro svizzero dello scambio di quote di emissioni è identificabile mediante un numero di serie univoco. Tale Registro è correlato con il giornale di bordo elettronico (International Transaction Log, ITL) della Convenzione dell'ONU sul clima e ciò consente di prevenire doppi conteggi dei certificati di emissione conformemente al Protocollo di Kyoto. Per questo motivo, il Consiglio federale è critico verso il valore aggiunto dello studio richiesto, in particolare perché quest'ultimo non fornisce una valutazione significativa della fase che inizierà con l'attuazione dell'Accordo di Parigi dopo il 2020 e che coinvolgerà i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. Le regole dettagliate per i meccanismi di mercato futuri, come pure l'addizionalità e la prevenzione di doppi conteggi, saranno ridefinite per il regime climatico previsto per il periodo successivo al 2020 e approvate dalla comunità degli Stati a fine 2018 nel "Paris Rule Book". Nel caso in cui le decisioni internazionali non garantiscano una qualità sufficiente, il Consiglio federale ha segnalato nel suo messaggio sulla revisione totale della legge sul CO2 dopo il 2020 che limiterà la computabilità, ma soltanto a condizione che il Parlamento gli conferisca le competenze corrispondenti nella revisione della legge sul CO2.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.