Accordo istituzionale Svizzera-UE. Il Consiglio federale non lo firmi
18.4165 · Mozione · 2018-12-10
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di non parafare né firmare l'accordo istituzionale negoziato dalla Svizzera con l'Unione europea (Accord facilitant les relations bilatérales entre l'Union européenne et la Confédération Suisse dans les parties du marché intérieur auxquelles la suisse participe InstA).
Begründung
1. La firma di un accordo quadro è un ulteriore e significativo passo in direzione di un'adesione all'UE.
2. Il previsto recepimento dinamico del diritto è altamente problematico. La Svizzera non sarebbe più sovrana nelle sue decisioni perché costantemente minacciata, nel caso di un eventuale non recepimento, da misure di compensazione e altre pene. Continue e permanenti controversie giuridiche sarebbero inevitabili (secondo il Consiglio federale la procedura di composizione di una controversia può durare anni). In Svizzera un diluvio di richieste di recepire il diritto europeo potrebbe provocare, a causa del ricorso al referendum facoltativo, una perpetua battaglia su questioni di politica europea a livello di votazioni.
3. L'Accordo istituzionale non sarebbe un accordo a tempo determinato, ma non è possibile dire, oggi, in quale direzione il diritto europeo pertinente potrebbe evolvere nei prossimi anni o nei prossimi decenni (ad es.: settimana di 35 ore? Sei settimane di ferie? Sei settimane di congedo paternità?). La Svizzera sarebbe dunque molto esposta a questi sviluppi (eventuali consultazioni e comitati parlamentari, a cui sarebbe concesso solo il diritto di esprimere un parere, non modificano questo fatto).
4. Essendo un trattato internazionale, l'Accordo istituzionale prevarrebbe, in caso di conflitto, anche sulla Costituzione federale. In determinate circostanze ciò potrebbe addirittura vanificare eventuali iniziative popolari nei settori delle assicurazioni sociali e del diritto del lavoro (ad es. congedo paternità) con il risultato che, nel caso in cui fossero comunque applicate le iniziative costituzionali in contrasto con il diritto dell'UE, non vi sarebbe solo il rischio di misure di compensazione.
5. Divergenze tra Stati e controversie relative a trattati bilaterali dovrebbero in linea di principio essere regolamentate attraverso negoziati, non con lunghi processi davanti a un tribunale. In tutto il mondo i conflitti tra Stati sono risolti tramite "negoziati" e non con il ricorso a un tribunale arbitrale.
6. L'Accordo istituzionale non esclude il recepimento della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE; di conseguenza è solo una questione di tempo prima che l'UE chieda alla Svizzera di farlo. Dati gli elevati costi sociali in tutta Europa, questo recepimento sarebbe un grave errore.
7. Sussiste il rischio che gli aiuti di Stato - in particolare cantonali e comunali - siano prima o poi messi sotto tiro: e questo in ambiti essenziali, come le sovvenzioni nel campo dell'energia, le garanzie statali per le banche (cantonali), l'assicurazione per la protezione dei depositanti (100 000 fr.), le prestazioni di assicurazione statali sugli edifici eccetera.
8. L'UE considera alcune misure di accompagnamento non conformi all'accordo sulla libera circolazione delle persone. L'attuale sistema di protezione dei salari e del mercato del lavoro svizzero è tuttavia semplicemente indispensabile, in una situazione dove vige la libera circolazione, per un Paese come il nostro che ha i salari più alti del mondo. Giustamente dunque anche il Consiglio federale ha fissato in proposito una "linea rossa".
9. L'UE chiede la riduzione del termine di preavviso a quattro giorni (lavorativi). Proprio nella piccola Svizzera, con i suoi tanti Cantoni frontalieri, questa riduzione sarebbe però fatale: il breve tragitto invita artigiani e fornitori di servizi a spostarsi nel nostro Paese per svolgere le loro attività.
10. L'UE chiede inoltre che cambino le competenze nel campo delle prestazioni di disoccupazione per i frontalieri. Il versamento delle indennità di disoccupazione spetterebbe in futuro alla Svizzera e non al Paese in cui i frontalieri hanno il loro domicilio, con un'uscita annua dell'ordine di miliardi di franchi. Aumenterebbero gli incentivi a lavorare in Svizzera (anche per breve tempo), per poter approfittare dei salari elevati che incidono anche sulle successive indennità al momento della disoccupazione, finanziate dai lavoratori e dai datori di lavoro svizzeri.
11. Il tribunale arbitrale paritetico sarebbe tenuto a interpretare il diritto UE pertinente in conformità con la giurisprudenza della CGUE. Alla base delle sue decisioni ci sarebbe in pratica sempre il diritto dell'Unione europea e non quello svizzero.
12. L'Accordo istituzionale non offrirebbe alcuna garanzia che in seguito i fornitori di servizi finanziari/assicurativi abbiano effettivamente accesso al mercato.
13. Per il momento, il contributo svizzero agli Stati dell'Europa dell'Est resta volontario. Ma con l'Accordo questi versamenti verrebbero quasi istituzionalizzati.
14. La clausola ghigliottina degli accordi bilaterali non viene cancellata dall'Accordo istituzionale e continua a pendere sulle nostre teste come una spada di Damocle. Gli accordi bilaterali sarebbero dunque, agli occhi dell'UE, doppiamente "assicurati": dalla clausola ghigliottina e dall'Accordo istituzionale.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il 7 dicembre 2018 il Consiglio federale ha preso atto del risultato dei negoziati su un accordo istituzionale tra la Svizzera e l'Unione europea (UE), e del fatto che l'UE considera conclusi tali negoziati. Il Consiglio federale ritiene che l'esito dei negoziati corrisponda in ampia misura agli interessi della Svizzera e del mandato negoziale. Siccome vi sono però ancora alcuni punti in sospeso per quanto concerne le misure di accompagnamento e la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, l'Esecutivo ha per ora rinunciato ad autorizzare il capodelegazione a parafare il testo.
Nella stessa data il Consiglio federale ha inoltre deciso di svolgere una consultazione sulla bozza dell'Accordo istituzionale in vista della sua eventuale firma. L'obiettivo di tale consultazione è, innanzitutto, aprire un dialogo interattivo sui vantaggi e gli svantaggi della bozza di accordo, rispondere a domande, verificare le posizioni dei principali attori svizzeri e definire una posizione comune sui punti in sospeso. L'Esecutivo ha definito le modalità della consultazione il 16 gennaio 2019: tra le cerchie interpellate si annoverano le commissioni parlamentari della politica estera e quelle dell'economia e dei tributi, la Conferenza dei Governi cantonali, i partiti politici che dirigono un gruppo parlamentare, i partner sociali (associazioni dei datori di lavoro e sindacati), i rappresentanti dell'economia e la comunità scientifica.
Il Consiglio federale valuterà l'esito di queste consultazioni nella primavera del 2019, dopodiché deciderà in merito alle prossime tappe della bozza dell'Accordo istituzionale.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.