Conseguenze economiche e finanziarie dell’associazione della Svizzera a Schengen. Rapporto del Consiglio federale in risposta al postulato 15.3896 (Gruppo S)
19.018 · Oggetto del Consiglio federale · 2019-02-15
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Ausgangslage
Comunicato stampa del Consiglio federale del 22.02.2018
Schengen/Dublino: per la Svizzera un'associazione proficua anche sul piano economico e finanziario
Nella sua seduta del 21 febbraio 2018, il Consiglio federale ha adottato il rapporto sulle conseguenze finanziarie ed economiche dell'associazione a Schengen/Dublino. Il documento giunge alla conclusione che il bilancio della partecipazione della Svizzera a Schengen/Dublino avrà delle ripercussioni positive tanto sul piano finanziario quanto su quello economico: il visto Schengen e l'agevolazione dei viaggi in seguito all'eliminazione dei controlli sistematici alle frontiere interne rappresentano una grande opportunità per l'economia svizzera, in particolare per le regioni di confine e il settore turistico. Grazie ai risparmi realizzati nel settore dell'asilo attraverso agli accordi Dublino, la partecipazione a Schengen/Dublino avrà un impatto positivo anche sul bilancio finanziario.
Il rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato 15.3896 del gruppo socialista è stato elaborato dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) con tutti i servizi federali coinvolti. Per determinare le conseguenze economiche di Schengen/Dublino, la società di consulenza e di ricerca Ecoplan è stata incaricata di elaborare uno studio ad hoc i cui risultati sono confluiti nel rapporto.
Conseguenze economiche dell'associazione a Schengen/Dublino
Gli effetti più concreti della partecipazione della Svizzera a Schengen/Dublino si constatano negli ambiti del controllo alle frontiere e dei visti: senza l'associazione a Schengen/Dublino, gli Stati limitrofi dovrebbero svolgere controlli doganali sistematici al nuovo confine esterno con la Svizzera e questo comporterebbe un sensibile incremento dei tempi di attesa e delle colonne ai valichi. E se venisse a cadere il visto Schengen, i viaggiatori in provenienza da Paesi con obbligo di visto dovrebbero richiedere un visto supplementare per recarsi in Svizzera e la piazza turistica, economica e scientifica svizzera ne risentirebbe notevolmente.
Lo studio Ecoplan mostra che l'uscita da Schengen/Dublino avrebbe ripercussioni negative sull'economia svizzera: entro 2030, a seconda delle varianti analizzate, un tale passo potrebbe causare una perdita di reddito tra 4,7 e 10,7 miliardi di franchi, equivalente a un calo compreso tra l'1,6 e il 3,7 per cento del prodotto interno lordo (PIL). Anche il commercio con l'estero diminuirebbe, con le esportazioni che ne risentirebbero maggiormente rispetto alle importazioni. Le regioni urbane di confine di Basilea, Ginevra e il Ticino sarebbero messe a dura prova sotto il profilo economico, così come le destinazioni turistiche in Svizzera - ad esempio la regione della Jungfrau, Zermatt o la Svizzera interna - che dipendono in gran parte dalle visite di turisti provenienti da Stati con obbligo di visto.
Conseguenze finanziarie dell'associazione a Schengen/Dublino
Il rapporto si riferisce al periodo 2012-2016 e mette a confronto i dati disponibili con i costi e i risparmi. Nell'ambito di Schengen, l'associazione della Svizzera in questo lasso di tempo ha determinato spese medie di circa 53 milioni di franchi all'anno per gli enti pubblici. Questa somma è stata impiegata principalmente per l'esercizio e lo sviluppo del sistema d'informazione negli ambiti della cooperazione di polizia (Sistema d'informazione Schengen, SIS) e dei visti (Sistema d'informazione visti, VIS) e per la partecipazione della Svizzera alla Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex) e al Fondo europeo per le frontiere esterne (FFE; ora denominato Fondo per la sicurezza interna).
Nell'ambito dell'asilo, invece, l'accordo Dublino permette alla Svizzera di ottenere risparmi notevoli, che superano di gran lunga i costi indotti da Schengen. Questi risparmi derivano dal fatto che il nostro Paese trasferisce un numero nettamente più elevato di richiedenti l'asilo ad altri Stati Dublino di quanti ne debba accogliere da essi. L'importo economizzato ammontava mediamente a circa 270 milioni di franchi l'anno.
Complessivamente, grazie a Schengen/Dublino, la Svizzera ha risparmiato circa 220 milioni di franchi all'anno tra il 2012 e il 2016. Queste cifre non delineano però il quadro completo della situazione. Se venisse a cadere la partecipazione a Schengen/Dublino, la Svizzera dovrebbe infatti affrontare nuove spese: senza gli strumenti Schengen per la cooperazione di polizia, nell'ambito della sicurezza interna verrebbero a crearsi grandi lacune poiché la Svizzera non potrebbe più accedere alle informazioni contenute nelle banche dati SIS, VIS ed Eurodac, dispositivi irrinunciabili e insostituibili nella lotta contro la criminalità organizzata transfrontaliera. In quanto parte dello spazio di sicurezza europeo, il nostro Paese approfitta dei vantaggi dell'interconnessione tra gli Stati Schengen, dello scambio automatico di informazioni e dell'integrazione nello spazio d'indagine europeo (oltre 15 000 segnalazioni all'anno con il SIS). Per ottenere lo stesso livello di sicurezza interna senza la partecipazione a Schengen sarebbero necessarie ulteriori misure nel settore della sicurezza, con conseguente lievitazione dei costi supplementari, che potrebbero ammontare annualmente a 400-500 milioni di franchi.
Valore aggiunto grazie a Schengen/Dublino anche in altri ambiti
I vantaggi di Schengen/Dublino vanno oltre il puro ambito monetario: negli anni scorsi, il fatto che grazie a Schengen i confini tra la Svizzera e i suoi Stati limitrofi possano essere attraversati praticamente senza impedimenti ha indotto un intenso fenomeno di agglomerazione tra le aree urbane di confine. Nel nostro Paese questo fenomeno ha comportato la nascita, in aree metropolitane come quelle di Basilea o Ginevra, di vere e proprie realtà sociali ed economiche bi- e trinazionali. In caso di uscita da Schengen/Dublino, le frontiere nazionali della Svizzera tornerebbero nuovamente a fare da confine anche alla vita economica e sociale.
Verhandlungen
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 21.03.2019
Discussione su vantaggi e svantaggi di Schengen
Gli accordi di Schengen hanno portato più vantaggi o svantaggi per la Svizzera? Di questa questione ha dibattuto oggi il Consiglio nazionale discutendo un rapporto redatto in seguito all'adozione di un postulato del gruppo socialista.
Il PS considera i risultati del rapporto come una conferma della sua posizione su Schengen. Carlo Sommaruga (PS/GE) ha dichiarato che il bilancio è positivo per la Svizzera. Il documento mostra quale sia la vera posta in gioco nella votazione del 19 maggio sulla trasposizione nel diritto elvetico delle recenti direttive UE sulle armi. Un "no" rischia di portare al ritiro da Schengen, ha sostenuto il ginevrino.
Sulla stessa lunghezza d'onda si sono espressi Kathy Riklin (PPD/ZH) - "Schengen porta grossi vantaggi economici" - e Hans-Peter Portmann (PLR/ZH) - "è uno strumento di sicurezza indispensabile".
Di tutt'altro avviso i parlamentari UDC secondo cui Schengen, e la fine dei controlli sistematici alle frontiere, hanno causato un aumento della criminalità. Non si deve fingere che Schengen sia indispensabile e attaccare coloro che hanno un'opinione diversa, ha sostenuto Roland Büchel (UDC/SG).
Il consigliere federale Ignazio Cassis ha ammesso che c'è la sensazione nella popolazione che la criminalità sia aumentata, anche in Ticino. Tuttavia, se si guardano le cifre nude e crude si constata invece che i crimini sono diminuiti. Il governo, ha proseguito il ministro degli esteri, ritiene che i vantaggi dell'adesione a Schengen e Dublino siano chiaramente superiori agli svantaggi.
Il rapporto afferma che il cosiddetto "visto Schengen" e l'assenza di controlli sistematici alle frontiere sono importanti per l'economia svizzera, in particolare per le regioni di confine e il settore del turismo. Anche dal punto di vista finanziario la partecipazione a Schengen e Dublino è vantaggiosa, in particolare grazie ai risparmi nel settore dell'asilo.
Ciò è dovuto alla possibilità per il nostro Paese di trasferire ad altri Stati Dublino un numero nettamente più elevato di richiedenti l'asilo di quanti non ne debba accogliere. I risparmi sono pari a circa 270 milioni di franchi l'anno.
Senza gli accordi di Dublino, afferma ancora il rapporto, molti richiedenti asilo rimarrebbero più a lungo in Svizzera. Ogni "asilante" la cui domanda è stata respinta in uno Stato Dublino potrebbe inoltre presentare una nuova richiesta in Svizzera. Questa, contrariamente a quando avviene oggi, dovrebbe essere esaminata nell'ambito della procedura ordinaria.
Se la Svizzera non fosse più un membro associato agli accordi di Schengen e Dublino, inoltre, verrebbero introdotti controlli sistematici alle frontiere. Ciò comporterebbe lunghi tempi di attesa ai valichi di frontiera.
L'uscita da Schengen/Dublino provocherebbe così per l'economia svizzera, entro il 2030, una perdita annua di reddito compresa tra i 4,7 e i 10,7 miliardi di franchi, corrispondente a un calo del prodotto interno lordo (PIL) compreso tra l'1,6 e il 3,7%.