19.3453 · Interpellanza · 2019-05-08
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Nella tutela dell'ambiente e della natura in generale e nel dibattito sul clima in particolare, si giustifica ripetutamente l'inazione adducendo come pretesto i costi elevati (come la tassa sul CO2 per i carburanti). È ormai noto che la mancata protezione dell'ambiente, della natura e del clima provoca costi notevolmente maggiori. In questo contesto, si pongono le seguenti domande:
1. Il Consiglio federale ha una visione complessiva dei costi derivanti dalla mancata protezione dell'ambiente e del clima? In caso contrario, intende effettuare una valutazione di tali costi per tutti i settori e i comparti interessati?
2. Può compilare un elenco degli studi (per lo più settoriali) finora effettuati sui costi di una mancata protezione dell'ambiente e del clima? A questo riguardo si intendono tutti i tipi di costi, come i costi diretti conseguenti alla rimozione dei danni (p. es. inquinamento del suolo, delle acque sotterranee e dell'acqua potabile ecc.), alla limitazione dei danni (p. es. misure edili in caso di scomparsa del permafrost), nonché i costi indiretti dovuti alla perdita di introiti, vale a dire i costi a carico di determinati settori economici (p. es. diminuzione del turismo per mancanza di neve, ritiro dei ghiacciai ecc., riduzione dei redditi agricoli a causa di condizioni meteorologiche estreme, diminuzione dei redditi della pesca a causa dell'inquinamento delle acque ecc.).
3. Esistono stime dei costi conseguenti a danni irreparabili e irreversibili, come l'estinzione di specie e la massiccia riduzione della biodiversità? In caso contrario, il Consiglio federale prevede di effettuare uno studio di questo tipo?
4. Secondo il Consiglio federale, a quanto ammonteranno in caso di inazione i costi derivanti dai cambiamenti climatici, espressi in percentuale del prodotto interno lordo?
Stellungnahme des Bundesrates
1. La verità dei costi è molto importante per la politica ambientale. A tale scopo occorrerebbe considerare anche i costi dell'inazione nella politica ambientale. In questo ambito è noto al pubblico in particolare il Rapporto Stern del 2006, che stimava i costi del cambiamento climatico in caso di mancata protezione del clima tra il 5 e il 20 per cento del prodotto interno lordo (PIL) globale. Un rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro pubblicato a luglio 2019 ("Working on a warmer planet: the impact of heat stress on labour productivity and decent work", ILO) stima inoltre che con uno scenario di riscaldamento globale di 1,5 gradi, nel 2030 a causa della calura andrà perso globalmente il 2,2 per cento delle ore di lavoro.
Sul tema della biodiversità è noto uno studio del 2008 voluto dalla Commissione europea ("The cost of policy inaction. The case of not meeting the 2010 biodiversity target", Leon Braat und Patrick ten Brink), nel quale si prevede che nel 2050 la progressiva perdita di biodiversità causerà costi annui dell'ordine di circa il 7 per cento del PIL mondiale. A seconda del settore ambientale risulta più o meno difficile quantificare i costi consequenziali della mancata protezione dell'ambiente. L'elaborazione di una visione d'insieme risulta pertanto praticamente impossibile. Il Consiglio federale si concentra su questioni specifiche riguardanti i costi consequenziali.
2. L'approfondimento dei costi dell'inazione è parte del Piano direttore di ricerca Ambiente 2017-2020 dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM). In questo contesto l'UFAM pubblicherà nei prossimi mesi un rapporto di base che comprenderà, fra l'altro, una panoramica più ampia degli studi disponibili a livello nazionale e all'estero. Qui di seguito sono elencati alcuni studi selezionati particolarmente rilevanti:
- Auswirkungen des Klimawandels im Ausland - Risiken und Chancen für die Schweiz. Infras (pubblicazione nell'autunno 2019);
- "Starkniederschläge und Einsatzplanung von Schutz & Rettung Zürich", Studio nell'ambito del National Centre for Climate Services NCCS, Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP, marzo 2019);
- "Assessing the impacts of climate change for Switzerland", Politecnico federale di Losanna, EPFL, (2017);
- "Massenausbreitung invasiver Arten", Nationale Gefährdungsanalyse - Gefährdungsdossier Massenausbreitung invasiver Arten, Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP, 2015), "Rischi e opportunità legati ai cambiamenti climatici. Sintesi nazionale" UFAM (2014);
- "Toward Quantitative Scenarios of Climate Change Impacts in Switzerland", CH2014-Impacts (2014);
- "Auswirkungen der Klimaänderung auf die Schweizer Volkswirtschaft (nationale Einflüsse)", Ecoplan e Sigmaplan (2007);
- "Auswirkung der Klimaänderung auf die Schweizer Volkswirtschaft (internationale Einflüsse)", Infras ed Ecologic (2007);
3. A livello internazionale sono disponibili ampie basi scientifiche sulle conseguenze dell'inazione, messe a disposizione dall'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES). I costi della perdita di biodiversità sono composti dal cambiamento di servizi ecosistemici molto diversi (ad es. fertilità del suolo, trattamento dell'acqua potabile, impollinazione, lotta antiparassitaria, valore ricreativo). Le interazioni tra biodiversità e servizi ecosistemici sono complesse. L'UFAM sta preparando un'analisi approfondita dei costi riguardante aspetti parziali specifici della perdita di biodiversità.
4. I cambiamenti climatici causano diversi costi sotto forma di danni, minori ricavi o crescita non realizzata. Gli studi disponibili si limitano di norma a una selezione di possibili conseguenze che possono essere quantificate in modo relativamente affidabile. Lo studio dell'EPFL menzionato nella risposta alla domanda 2 stima che, in caso di cambiamento climatico incontrollato, nel 2060 la perdita di benessere di questi aspetti parziali potrebbe raggiungere l'1,4 per cento del PIL, senza considerare, ad esempio, le ondate di calore e i periodi di siccità eccezionali. Il summenzionato studio di Ecoplan e Sigmaplan presume che in caso di riscaldamento superiore a 2 gradi i costi salirebbero fortemente soprattutto dopo il 2050 e verso la fine del secolo potrebbero ammontare fino all'1,5 per cento del PIL svizzero. Inoltre, secondo il succitato studio di Infras ed Ecologic, nel 2050 potrebbe essere a rischio un ulteriore 1,1 per cento del PIL a causa di perdite di proventi da esportazioni. Anche in questo caso non sono considerati alcuni fattori di costo, tra cui i danni agli edifici e all'infrastruttura. Di conseguenza, i costi effettivi potrebbero essere nettamente più elevati. Studi internazionali come il Rapporto Stern o stime dell'OCSE, che quantificano le perdite globali di PIL fino al 10 per cento verso la fine del secolo, indicano di norma valori leggermente più elevati.
Risposta del Consiglio federale.