19.3876 · Interpellanza · 2019-06-21
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
La premessa su cui si fonda il dialogo bilaterale tra la Svizzera e la Cina in materia di diritti umani è ispirata alla convinzione che lo sviluppo economico possa contribuire all'apertura della Cina, con un conseguente avvicinamento ai principi della democrazia e un duraturo miglioramento della situazione dei diritti umani per il Popolo cinese.
Tuttavia la realtà dimostra che, soprattutto dopo l'avvento al potere di Xi Jinping, la Cina viola gravemente i diritti umani e mette in atto una drammatica repressione soprattutto dei Tibetani e degli Uiguri in Tibet e nel Turkestan orientale, praticamente impedendo loro la libertà di movimento, la pratica religiosa e qualunque forma di riunione.
Come giudica il Consiglio federale questo nuovo, drammatico peggioramento della situazione dei diritti umani in Cina?
È pronto a ripensare la sua valutazione di fondo della situazione e a reimpostare di conseguenza la propria politica nei confronti della Cina?
Non è più efficace, oggi, una strategia maggiormente orientata al multilateralismo nei confronti del Governo di Pechino rispetto a un negoziato bilaterale asimmetrico con la superpotenza cinese?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale condivide la preoccupazione per le violazioni dei diritti umani, menzionate dall'autore dell'interpellanza, che vengono commesse in Cina nei confronti delle minoranze etniche. Sia nell'ambito delle relazioni bilaterali che nel contesto multilaterale, la Svizzera ricorda sistematicamente al Governo cinese l'importanza che il nostro Paese attribuisce ai diritti umani. Inoltre, a livello multilaterale, la Svizzera si esprime regolarmente e con coerenza sulla situazione dei diritti umani in Cina. Lo scorso anno, per esempio, si è pronunciata due volte in merito al punto 4 dell'ordine del giorno permanente del Consiglio dei diritti umani e nel novembre del 2018 ha formulato quattro raccomandazioni nel quadro dell'Esame periodico universale (EPU) della Cina. Inoltre, in una lettera pubblica indirizzata al presidente del Consiglio dei diritti umani, nel luglio del 2019 la Svizzera - insieme a più di venti altri Stati - ha espresso la propria preoccupazione per la situazione delle persone di etnia uiguri e delle altre minoranze musulmane nello Xinjiang.
In seno agli organismi multilaterali la Cina esercita un'influenza sempre maggiore sulle norme in materia di diritti umani in tutto il mondo. Considerati gli attuali rapporti di potere, non ci si può aspettare che gli sforzi della sola Svizzera siano sufficienti per migliorare la situazione dei diritti umani in Cina. Sono quindi importanti uno stretto scambio con altri Stati e una combinazione ben coordinata di misure bilaterali e multilaterali.
Il dialogo bilaterale sui diritti umani tra la Svizzera e la Cina è uno strumento importante per discutere della situazione dei diritti umani nel Paese. Inoltre, in determinati casi, agli strumenti della politica dei diritti umani nei confronti della Cina vanno ad aggiungersi altre misure quali le azioni diplomatiche per la protezione dei difensori dei diritti umani, il monitoraggio dei procedimenti giudiziari nonché i comunicati stampa come quello del luglio del 2017 in occasione della morte del Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo.
Una valutazione più approfondita dell'impegno della Svizzera nei confronti della Cina per quanto riguarda i diritti umani è contenuta nel Rapporto del Consiglio federale sulla politica estera in materia di diritti dell'uomo 2015-2018. Come sottolineato nel parere relativo alla mozione 18.4335, nel quadro dell'elaborazione della nuova strategia di politica estera (2020-2023) il Consiglio federale aggiornerà anche la strategia riguardante i rapporti con la Cina.
Risposta del Consiglio federale.