19.4412 · Interpellanza · 2019-12-10
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
In genere, gli immigrati UE provenienti dal Nord Europa sono meglio formati rispetto a quelli provenienti dal Sud. Questi ultimi sono tuttavia stati più numerosi a restare in Svizzera in ragione della crisi dell'euro. Si può pertanto concludere che i cittadini UE poco qualificati trovano un modo per restare nel nostro Paese senza necessariamente avere un posto di lavoro. In questo contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti.
1. Condivide l'opinione secondo cui è più probabile che gli immigrati provenienti dai Paesi UE con una peggiore situazione economica restino in Svizzera più a lungo rispetto a quelli provenienti da Paesi con una migliore situazione economica, come avvenuto durante la crisi dell'euro?
2. In che misura la forza del franco aumenta l'attrattiva della Svizzera per gli immigrati UE poco qualificati?
3. È vero che questi immigrati sono particolarmente disposti ad accettare salari inferiori alla media del settore con l'unico obiettivo di restare in Svizzera?
4. Quali attività esercitano gli immigrati UE poco qualificati che sono rimasti in Svizzera senza tuttavia essere notificati quali esercitanti un'attività lucrativa?
5. Quanti casi di lavoro nero di immigrati UE, ripartiti per anno e nazionalità, sono stati recensiti dal 2002? Qual è il numero stimato di casi non rilevati?
6. Quanti controlli sul lavoro nero, suddivisi per anno e Cantone, sono stati effettuati dal 2002?
7. Quanti immigrati UE, suddivisi per nazionalità, gravano dal 2002 sulle assicurazioni sociali svizzere (indennità di disoccupazione, d'invalidità e aiuto sociale)? A quanto ammontano, secondo le stime, gli importi versati a questo titolo?
8. Non condivide l'opinione secondo cui gli immigrati UE poco qualificati possono a lungo termine comportare un danno per l'economia svizzera?
Stellungnahme des Bundesrates
1./2. La congiuntura economica e la situazione del mercato del lavoro in Svizzera e negli Stati membri dell'Unione europea (UE) sono fattori che influenzano l'immigrazione e la durata del soggiorno in Svizzera. Lo dimostra il forte calo, rispetto al 2013, dell'immigrazione dai Paesi dell'Europa meridionale. Le analisi che figurano nel rapporto annuale dell'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE evidenziano regolarmente che l'immigrazione è determinata in ampia misura dalle esigenze del mercato del lavoro. In Svizzera svariati fattori favoriscono l'immigrazione nel mercato del lavoro, tra cui la domanda di lavoratori (qualificati e non) e la forza del franco.
3. Il Consiglio federale non dispone di informazioni a sostegno di questa ipotesi. È vero che in genere gli immigrati da poco giunti in Svizzera risultano avere un reddito da attività lucrativa leggermente inferiore rispetto alle persone nate in Svizzera, ma riescono in breve tempo a compensare questo scarto. Un'analisi effettuata nel quadro del 14° rapporto dell'osservatorio (si veda il cap. 2) per gli anni 2010-2017 evidenzia che lo stipendio orario degli immigrati dall'UE/AELS senza formazione scolastica post-obbligatoria supera in media del 2,9 per cento quello dei residenti con qualifiche comparabili.
4. Quando un cittadino UE/AELS esaurisce il diritto all'indennità di disoccupazione, gli uffici cantonali del lavoro e le casse di disoccupazione ne informano gli uffici cantonali della migrazione. Viene allora esaminato il diritto di soggiorno in qualità di lavoratore. L'articolo 61a della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20) disciplina i termini di estinzione del diritto di soggiorno dei cittadini UE/AELS che hanno cessato involontariamente la loro attività lucrativa. Se dopo la scadenza di questi termini dispongono di sufficienti mezzi finanziari che permettono loro di non gravare sull'aiuto sociale, queste persone possono restare in Svizzera senza esercitare un'attività lucrativa. Non sono rilevati dati sulle persone che senza annunciarsi svolgono un'attività lucrativa dopo l'estinzione del loro diritto di soggiorno.
5. Il numero dei controlli sul lavoro nero effettuati è pubblicato annualmente nel rapporto sull'esecuzione della legge federale contro il lavoro nero (LLN; RS 822.41). La cittadinanza non è rilevata nel quadro dei rapporti sul lavoro nero nei Cantoni. Nel 2018, su 5448 controlli presso imprese è stata constatata almeno una situazione di sospetto. Una situazione è sospetta quando l'organo di controllo, una volta concluse le indagini, sospetta che un'impresa o una persona abbia violato la legge. Il caso è poi trasmesso alle autorità e organizzazioni competenti.
6. Dall'entrata in vigore della LLN nel 2008, il numero dei controlli presso aziende si è assestato a 12 000 all'anno. Tra il 2008 e il 2018 il numero dei controlli di persone è variato da 34 000 a 39 000. Il rapporto annuale della SECO sull'esecuzione della LLN fornisce il numero di controlli effettuati presso imprese e persone nonché la densità dei controlli nei differenti Cantoni.
7. Anche i cittadini UE/AELS che vivono in Svizzera contribuiscono a finanziare e consolidare le istituzioni sociali. Avendo versato contributi alle assicurazioni sociali, hanno diritto a fruire delle prestazioni. Nel 2016, il 5,5 per cento delle persone immigrate nel quadro della libera circolazione ha percepito ogni mese indennità giornaliere dell'assicurazione contro la disoccupazione, il che corrisponde a 30 500 persone. Considerando tutte le nazionalità, questo tasso ammonta al 3,3 per cento. Nello stesso anno, 14 853 di loro (ossia il 2,0 %) hanno percepito un aiuto sociale, a fronte del 3,2 per cento registrato per l'insieme della popolazione (settore dell'asilo escluso). Nell'ambito dell'assicurazione invalidità, i cittadini UE/AELS hanno contribuito nella misura del 26 per cento alle entrate mentre hanno percepito il 15 per cento delle prestazioni. Il Consiglio federale non dispone di stime sulle entrate ed uscite cumulate dagli immigrati UE/AELS nelle diverse assicurazioni sociali. Gli sviluppi rilevanti sono tuttavia analizzati regolarmente nel quadro dell'osservatorio sull'ALC Svizzera-UE.
8. Il Consiglio federale non condivide questa opinione. In particolare nei settori stagionali (p. es. agricoltura o turismo), i datori di lavoro svizzeri dipendono dai lavoratori UE/AELS una volta esaurito il potenziale offerto dai lavoratori residenti nel nostro Paese.
Risposta del Consiglio federale.