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Eliminare e impedire le discriminazioni degli svizzeri nell'ambito del ricongiungimento familiare

19.464 · Iniziativa parlamentare · 2019-06-21

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Ausgangslage

Comunicato stampa della commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale del 23.06.2023

Nel caso del ricongiungimento di familiari provenienti da Paesi terzi, i cittadini svizzeri dovranno avere gli stessi diritti dei cittadini dell'UE o dell'AELS. Dopo i risultati in maggioranza positivi scaturiti dalla consultazione, la Commissione delle istituzioni politiche (CIP) ha adottato il progetto di modifica della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione all'attenzione del Consiglio nazionale.

Il progetto di legge della CIP, che si rifà a un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Angelo Barrile (S, ZH) (19.464 n Eliminare e impedire le discriminazioni degli Svizzeri nell'ambito del ricongiungimento familiare), chiede che, nel caso del ricongiungimento di familiari provenienti da Paesi terzi, i cittadini svizzeri non siano più discriminati rispetto ai cittadini di Paesi dell'UE o dell'AELS.

Mediante una modifica della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) dovrà essere sancita la parità di trattamento a livello giuridico rispetto a persone che possono ricongiungersi in Svizzera con i loro familiari provenienti da Paesi terzi secondo le regole dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone o dell'Accordo AELS.

Secondo il diritto vigente, gli Svizzeri possono portare in Svizzera da Stati terzi soltanto i coniugi e i figli di età inferiore a 18 anni. La modifica di legge proposta mira a consentire ora il ricongiungimento di tutti i figli di Svizzeri, dei relativi coniugi come pure dei parenti e degli affini in linea ascendente. La condizione è che sia loro garantito il mantenimento, che dispongano di un'abitazione conforme ai loro bisogni e che si integrino in Svizzera.

I contrari sostengono che un'estensione delle possibilità di ricongiungimento per i familiari provenienti da Stati terzi celi il rischio di un ulteriore aumento dei beneficiari di aiuti sociali. Mediante la modifica di legge proposta si violerebbe inoltre la base costituzionale concernente la regolazione dell'immigrazione (art. 121a della Costituzione federale).

Dopo che l'11 maggio 2023 la Commissione ha approvato il progetto di legge nella votazione sul complesso con 17 voti contro 7 e 1 astensione, ha adottato nella sua seduta del 22 giugno 2023 il progetto di rapporto all'attenzione del Parlamento sottoponendolo in pari tempo per parere al Consiglio federale.

Comunicato stampa del Consiglio federale del 23.08.2023

Eliminare le discriminazioni degli svizzeri nell’ambito del ricongiungimento familiare
Si intende migliorare la parità di trattamento nel caso di ricongiungimento con familiari provenienti dall’estero. Secondo diverse sentenze giudiziarie i cittadini dell’UE/AELS godono di alcuni vantaggi rispetto agli svizzeri. L’iniziativa parlamentare 19.464 depositata da Angelo Barrile intende eliminare queste differenze. Nel suo parere del 23 agosto 2023, il Consiglio federale propone di entrare nel merito sul progetto, ma chiede ulteriori accertamenti.
Il messaggio del Consiglio federale concernente l’elaborazione della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione puntava già alla parità di trattamento. La normativa vigente sul ricongiungimento familiare ai sensi dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone dovrebbe quindi in linea di principio applicarsi anche ai cittadini svizzeri con familiari stranieri. Le diverse regolamentazioni esistenti si basano sulle decisioni di principio della Corte di giustizia europea e del Tribunale federale concernenti la libera circolazione delle persone.

La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha elaborato una modifica di legge con l’obiettivo di migliorare la parità di trattamento nell’ambito del ricongiungimento familiare. Le agevolazioni previste riguardano il ricongiungimento dei familiari in linea ascendente e a carico nonché i parenti in linea discendente aventi tra i 18 e i 21 anni o a carico.

Secondo il progetto in questi casi non è più necessario che essi siano già titolari di un permesso di dimora duraturo in uno Stato con cui è stato concluso un accordo sulla libera circolazione delle persone. Inoltre si intende abrogare il termine per il ricongiungimento familiare e sostituire l’obbligo di coabitazione dei familiari con il requisito di un’abitazione conforme ai bisogni.

Il progetto prevede tuttavia di vincolare il rilascio di un permesso di soggiorno alla conclusione di un accordo d’integrazione e impone di dimostrare che gli interessati dispongono dei mezzi finanziari necessari per mantenersi.

Nel suo parere il Consiglio federale propone al Parlamento di entrare nel merito, procedendo tuttavia a ulteriori accertamenti prima di prendere una decisione. Nel trattare il progetto il Parlamento dovrà esaminare la questione della costituzionalità, in particolare la compatibilità con l’articolo 121a della Costituzione, e tenere conto delle pertinenti statistiche delle autorità cantonali competenti per il ricongiungimento familiare.

Wortlaut

La legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) sarà adeguata all'attuale prassi concernente l'autorizzazione di soggiorno per familiari di cittadini svizzeri, vale a dire alla decisione del Tribunale federale del 29 settembre 2009. In tal modo sarà eliminata la discriminazione dei cittadini svizzeri rispetto a cittadini di altre nazionalità.

Begründung

Nella sua decisione 2C_196/2009 il Tribunale federale ha ripreso la prassi della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE). Il diritto al ricongiungimento familiare non dipende più da un precedente soggiorno legale in uno Stato membro dell'UE/AELS.

Nell'emanare la LStrI l'intento del legislatore era di impedire la cosiddetta discriminazione inversa, vale a dire la discriminazione nei confronti dei cittadini svizzeri. In particolare gli Svizzeri e i loro familiari stranieri non devono subire svantaggi a causa del loro statuto di stranieri rispetto a cittadini dell'UE o dell'AELS e a loro familiari.

Nel corso delle deliberazioni, il legislatore ha pertanto inserito nel disciplinamento relativo al ricongiungimento familiare due disposizioni (art. 42 cpv. 2 e art. 47 cpv. 2 LStrI) che consentiranno ai familiari di cittadini svizzeri di poter ricongiungersi alla loro famiglia alle stesse condizioni garantite ai cittadini dell'UE/AELS. A prescindere dal fatto che la parità di trattamento voluta dal legislatore non sia stata attuata in modo coerente, la formulazione dell'articolo 42 capoverso 2 LStrI (condizione del precedente soggiorno di familiari in uno Stato contraente) rispecchia la situazione giuridica vigente al momento dell'emanazione, senza considerare possibili sviluppi dinamici della giurisprudenza relativa alla convenzione sulla libera circolazione delle persone. Ne conseguono situazioni giuridiche non paritarie per gli Svizzeri rispetto ai cittadini dell'UE/AELS ancora 10 anni dopo la decisione del Tribunale federale.

Con la decisione del 22 gennaio 2010 (2C_135/2009) il Tribunale federale aveva stabilito che non vi sono motivi oggettivi per ammettere una disparità di trattamento. Considerata la separazione dei poteri spetta dapprima al legislatore eliminare la disparità di trattamento. A questo proposito il Tribunale federale rimanda alla mia precedente iniziativa parlamentare, dimostrando così che il legislatore aveva già riconosciuto il problema. Dopo che il Tribunale federale aveva ripreso la giurisprudenza Metock, il legislatore avrebbe dovuto esaminare nuovamente eventuali adeguamenti legislativi. In questo senso il Tribunale federale ha preso una cosiddetta decisione d'appello. Ciò significa che spetterebbe al legislatore eliminare la disparità di trattamento mediante una corrispondente modifica. In caso contrario vi sarebbe il rischio che il Tribunale federale corregga autonomamente una violazione della Convenzione in virtù dell'articolo 14 CEDU e della preminenza del diritto internazionale.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 10.06.2024

Ricongiungimento familiare, non discriminare cittadini svizzeri
Anche i cittadini svizzeri, come quelli Ue e Aels, devono poter far venire più facilmente nella Confederazione parenti che vivono in paesi terzi, ossia non coperti dall'Accordo sulla libera circolazione (ALC). Lo prevede una modifica della legge sugli stranieri adottata oggi dal Consiglio nazionale con 104 voti contro 86 e 7 astenuti.

Durante il dibattito, una minoranza essenzialmente composta da esponenti dell'UDC e del Centro ha chiesto la non entrata in materia denunciando l'allentamento delle condizioni che gli stranieri devono rispettare per beneficiare del ricongiungimento famigliare.

La riforma comporta "un ulteriore allentamento delle regole, già deboli, sul controllo dell'immigrazione", ha affermato Piero Marchesi (UDC/TI) sostenendo che ciò "causerà un disastro sociale e culturale". Il ticinese ha denunciato il fatto che il progetto "ignora crassamente" le disposizioni costituzionali approvate dal popolo con l'iniziativa "contro l'immigrazione di massa".

Marchesi ha anche detto di temere un aumento della spesa sociale a carico dei cantoni. Secondo i democentristi, fra i cittadini di Paesi terzi giunti in Svizzera tramite il ricongiungimento familiare si rileva infatti un tasso di assistenza sociale superiore alla media. Andreas Glarner (UDC/AG) ha detto di respingere il progetto in quanto non si dispone con precisione del numero delle persone potenzialmente interessate.

Per il relatore commissionale Giorgio Fonio (Centro/TI) il progetto permetterà invece di correggere una "vergognosa disparità di trattamento" subita dai cittadini svizzeri rispetto agli stranieri in materia di ricongiungimento famigliare. Jean Tschopp (PS/VD), riferendosi al gruppo UDC, ha detto di trovare "curioso che gli autoproclamati difensori della Nazione siano disposti a tollerare le discriminazioni subite dai cittadini svizzeri".

La maggioranza ha anche ritenuto esagerate le preoccupazioni in merito all'aumento delle spese dello stato sociale. Il progetto prevede infatti una salvaguardia contro una sollecitazione eccessiva dell'aiuto sociale. Il ricongiungimento famigliare è permesso solo se si può assicurare il mantenimento delle persone che ne beneficiano. Queste ultime devono anche disporre di un alloggio appropriato.

Nel suo intervento, il consigliere federale Beat Jans ha ricordato il parere espresso dall'Ufficio federale di giustizia, che ha confermato la costituzionalità del progetto, a condizione che la prevista facilitazione dell'autorizzazione e l'ampliamento del gruppo di beneficiari riguardino solo un numero limitato di persone.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 10.09.2024

Ricongiungimento familiare, no entrata in materia
I cittadini svizzeri continueranno ad essere penalizzati, rispetto a quelli Ue/Aels, nell'ambito del ricongiungimento familiare per quanto attiene all'ammissione dei membri stranieri della loro famiglia provenienti da Stati terzi.

È quanto deciso oggi dal Consiglio degli Stati che, per 27 voti a 14, non è entrato in materia su un progetto di legge frutto di un'iniziativa parlamentare mediante la quale s'intende eliminare questa disparità di trattamento. Il dossier ritorna alla Camera del popolo.

Stando alla maggioranza, non è possibile valutare le conseguenze del progetto - che riguarda per esempio i figli fra i 18 e 21 anni, o i genitori di un partner straniero - in termini d'immigrazione supplementare verso la Svizzera. Senza avere certezza a questo proposito, la sua adozione significherebbe fare un salto nel buio indifendibile dal punto di vista politico, ha spiegato a nome della commissione Esther Freidli (UDC/SG).

Secondo la maggioranza non è infatti possibile escludere che questa modifica di legge generi un'ondata imprevedibile di nuovi arrivi nel nostro Paese e ulteriori costi per le assicurazioni sociali, hanno aggiunto altri oratori, come Daniel Fässler (Centro/AI), che ha rammentato le decine di migliaia di naturalizzazioni di persone provenienti dallo Sri Lanka, dalla Turchia o dall'ex Jugoslavia.

Anche se non abbiamo certezze sui numeri, possiamo immaginare che sarebbero parecchie migliaia le persone interessate che potrebbero giungere nel nostro Paese, ha affermato il "senatore" appenzellese, con tutti i problemi connessi di integrazione nel tessuto economico e sociale.

Nel suo intervento, Pirmin Schwander (UDC/SZ) ha sostenuto che l'abolizione di questa disparità di trattamento non farà che esacerbare il problema della forte immigrazione in Svizzera e dei problemi legati, per esempio, alla penuria di alloggi, un fenomeno quest'ultimo che lo Svittese imputa al forte incremento della popolazione residente negli ultimi decenni.

Sul fronte opposto, Daniel Jositsch (PS/ZH) non ha perso l'occasione per sottolineare come proprio l'UDC si batta per mantenere una "discriminazione" dei cittadini elvetici nei confronti di quelli provenienti dai Paesi Ue/Aels. A suo parere, in questo sostenuto anche dal collega di partito Pierre-Yves Maillard (VD), è del tutto naturale che i cittadini svizzeri sposati con uno straniero/straniera vogliano far venire in Svizzera i parenti più stretti. Secondo i due "senatori" socialisti, i numeri sarebbero trascurabili. A loro parere, qui non si tratta di svolgere un dibattito sull'immigrazione, bensì semplicemente di mettere sullo stesso piano i cittadini svizzeri con quelli comunitari.

Tra l'altro, hanno fatto notare i sostenitori della modifica legislativa, per potersi stabilire da noi sono previste condizioni abbastanza severe: i cittadini svizzeri e i loro coniugi potrebbero, per esempio, far venire nella Confederazione i rispettivi genitori provenienti da uno Stato terzo a condizione che il loro mantenimento sia garantito, che dispongano di un alloggio appropriato e che si integrino nel nostro Paese. I Cantoni avrebbero inoltre la possibilità di obbligare i famigliari esteri a sottoscrivere un contratto di integrazione.

Nonostante le riflessioni dei fautori del progetto, compreso il consigliere federale Beat Jans, al voto l'ha spuntata la maggioranza della commissione, che non vuol sentire parlare di un potenziale aumento dell'immigrazione. Ora il dossier ritorna alla Camera del popolo che aveva approvato il disegno di legge lo scorso giugno per 104 voti a 86 e 7 astenuti. Anche in quella occasione, una minoranza essenzialmente composta di esponenti dell'UDC e del Centro aveva chiesto la non entrata in materia denunciando l'allentamento delle condizioni che gli stranieri devono rispettare per beneficiare del ricongiungimento famigliare.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 17.03.2025

CN: ricongiungimento familiare, nessuna entrata in materia
Nell'ambito del ricongiungimento familiare i cittadini svizzeri continueranno ad essere penalizzati rispetto a quelli provenienti dall'UE e dall'AELS. Lo ha stabilito oggi il Consiglio nazionale, che con 113 voti contro 71 e 2 astensioni non è voluto entrare in materia su progetto che prevedeva una modifica di legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).

Scaturito da un'iniziativa parlamentare depositata nel 2019 da Angelo Barrile (PS/ZH), il progetto oggi sui banchi del Nazionale prevedeva una modifica di legge in modo da eliminare e impedire tali discriminazioni.

"Oggi i cittadini svizzeri hanno solo diritto a ricongiungersi con i propri coniugi e i loro figli minorenni provenienti da Stati terzi", ha ricordato Beat Flach (PVL/AG) a nome della minoranza. "Mentre cittadini dell'UE o dell'AELS godono di maggiori diritti", ha aggiunto. "È tempo di porre fine a questa discriminazione", ha fatto eco Céline Widmer (PS/ZH).

A nome della maggioranza della commissione, Piero Marchesi (UDC/TI) ha chiesto alla Camera di non dar seguito all'iniziativa. "Un tale intervento rischia di diventare un potente incentivo migratorio", ha detto il ticinese, evocando ingenti costi supplementari che andrebbero a pesare sulle casse dei contribuenti qualora il testo venisse approvato. "Già oggi il sistema vigente permette a circa 7'000 persone all'anno di accedere al ricongiungimento familiare", ha sottolineato Marchesi, precisando che il testo è in contrasto con il volere del popolo espresso con l'iniziativa contro l'immigrazione accolta il 9 febbraio 2014.

Per una bocciatura del progetto si è espresso a nome della commissione anche Peter Schilliger (PLR/LU), che ha sottolineato che "non si può escludere che la modifica di legge conduca a un'immigrazione incontrollata".

L'atto parlamentare era stato adottato con modifiche minori in prima lettura dal Consiglio nazionale nella scorsa sessione estiva. Nell'autunno del 2024, gli Stati hanno invece deciso di non entrare in materia. Il Consiglio federale - per il quale oggi ha preso la parola il "ministro" della giustizia e polizia Beat Jans - si è detto favorevole all'entrata in materia.

Con la decisione odierna la modifica di legge è stata definitivamente affossata.