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20.075 · Oggetto del Consiglio federale · 2020-09-18

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Zusammenfassung

Messaggio del 18 settembre 2020 relativo alla legge federale concernente i crediti garantiti da una fideiussione solidale in seguito al coronavirus

Ausgangslage

Comunicato stampa del Consiglio federale del 18.09.2020

Coronavirus: il Consiglio federale licenzia il messaggio relativo alla nuova legge sulle fideiussioni solidali COVID-19

Nella sua seduta del 18 settembre 2020, il Consiglio federale ha licenziato il messaggio concernente la nuova legge sulle fideiussioni solidali COVID-19. Lo scopo è trasporre in una legge ordinaria l'ordinanza sulle fideiussioni solidali COVID-19, emanata sotto forma di ordinanza di necessità e la cui validità è limitata al 25 settembre 2020. Poiché la restituzione dei prestiti richiederà molti anni, è necessaria una legge federale che disciplini il disbrigo delle pratiche relative ai crediti e alle fideiussioni. I partecipanti che si sono espressi nel quadro della consultazione hanno accolto positivamente il progetto.

Il 25 marzo 2020 il Consiglio federale ha adottato l'ordinanza sulle fideiussioni solidali COVID-19 per assicurare liquidità alle imprese svizzere. In questo modo le PMI hanno potuto accedere in modo rapido e senza formalità burocratiche ai crediti bancari garantiti dalle quattro organizzazioni riconosciute che concedono fideiussioni. A sua volta, la Confederazione si è impegnata a indennizzare tali organizzazioni per le perdite derivanti dalle fideiussioni. A fine agosto erano stati garantiti poco più di 136 000 crediti per un importo di 16,4 miliardi di franchi. Oltre l'80 per cento dei crediti sono stati concessi a piccole imprese con meno di dieci posti a tempo pieno.

Il Consiglio federale è tenuto a sottoporre al Parlamento i disegni di legge per la trasposizione nel diritto ordinario delle ordinanze di necessità entro un termine di sei mesi. Il presente disegno di legge disciplina i diritti e gli obblighi delle quattro organizzazioni riconosciute che concedono fideiussioni, in particolare nel caso in cui le banche o PostFinance SA escutano le fideiussioni e i crediti siano quindi trasferiti alle organizzazioni che concedono le fideiussioni. Nel contempo, l'Esecutivo attua alcune richieste del Parlamento. La nuova legge disciplina tutti gli aspetti importanti nell'arco della durata dei crediti e delle fideiussioni. Inoltre, contiene strumenti per la lotta contro gli abusi e il trattamento dei casi di rigore.

Larga approvazione espressa in fase di consultazione

Quasi tutti i partecipanti alla consultazione si sono dichiarati a favore dell'ordinanza sulle fideiussioni solidali COVID-19 e alla sua trasposizione nella nuova legge. In particolare approvano la rinuncia al divieto parziale di effettuare investimenti, la considerazione dei casi di rigore basandosi sui singoli casi e la possibilità di prorogare il termine previsto per l'ammortamento da cinque a dieci anni. È stata espressamente approvata anche la rinuncia a trasformare i crediti COVID-19 in contributi a fondo perduto.

In singoli pareri è stata chiesta una proroga del termine ordinario previsto per l'ammortamento anche in assenza di un caso di rigore. È stato proposto pure un allentamento del divieto di distribuire dividendi. Alcuni partecipanti hanno inoltre chiesto di prorogare il termine per presentare una richiesta di credito. Il Consiglio federale respinge queste proposte di modifica ed espone le ragioni di tale rifiuto nel messaggio (si veda il n. 2). A seguito dei risultati univoci raccolti in sede di consultazione, il testo del disegno di legge corrisponde in gran parte all'avamprogetto posto in consultazione.

Il Consiglio federale propone al Parlamento di trattare la legge nella sessione invernale secondo la procedura straordinaria. Eccezionalmente, entrambe le due Camere dovranno esprimersi in merito alla legge nella medesima sessione. Ciò dovrebbe consentire di porre in vigore la legge il 1° gennaio 2021.

Contestualmente all'adozione del messaggio, il Consiglio federale prolunga la durata di validità dell'ordinanza sulle fideiussioni solidali COVID-19 in modo da evitare lacune normative fino all'entrata in vigore della nuova legge.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 30.10.2020

Crediti Covid-19, agevolato il rimborso

Deve essere agevolato il rimborso dei prestiti garantiti in primavera dalla Confederazione per le imprese danneggiate dalla chiusura ordinata dal Governo durante la pandemia. Lo ha stabilito oggi il Consiglio nazionale affrontando la Legge sulle fideiussioni solidali Covid-19, che traspone nel diritto ordinario l'ordinanza di necessità adottata dall'Esecutivo.

Una maggioranza di sinistra e del centro ha seguito il punto di vista della sua commissione preparatoria e - con 105 voti a 78 e 3 astensioni - ha portato il termine di ammortamento a 8 anni invece dei 5 previsti dal Consiglio federale. Con questo cambiamento dovremo modificare 135'000 contratti, ha ammonito invano il ministro delle finanze Ueli Maurer. "Questa non è certezza del diritto".

Il plenum si è discostato dal progetto del Governo anche per quanto riguarda il sensibile tema dei dividendi. Con 124 voti a favore e 62 contrari ha seguito anche in questo caso la commissione, spingendosi oltre, e vietando la decisione stessa di distribuirli (e non solo la loro distribuzione), in particolare allo scopo di evitare un aumento del rischio d'insolvenza dell'impresa.

Una proposta della Verde Franziska Ryser (SG), che chiedeva che non venisse deciso e versato nemmeno nessun bonus ai membri del consiglio d'amministrazione e della direzione generale, è stata invece respinta con 124 voti a 62.

Il Nazionale ha anche deciso di modificare il tasso d'interesse rispetto alla visione del Consiglio federale. Di strettissima misura, con 90 voti a 89 e 4 astensioni, ha voluto mantenere i prestiti allo 0% di interesse fino al 31 marzo 2028. Una minoranza voleva seguire il Governo, ritenendo che i tassi siano poco suscettibili di cambiare nei prossimi anni e temendo che, in caso di evoluzione del mercato, le banche eserciteranno una maggiore pressione sulle imprese per accelerare il rimborso dei crediti.

Dei 40 miliardi di franchi messi a disposizione tramite fideiussioni dalla Confederazione sono stati finora sollecitati 16,4 miliardi di franchi, è stato rilevato da Leo Müller (PPD/LU) a nome della commissione preparatoria nel corso dibattito di entrata in materia, che peraltro non era contestata.

I capigruppo non hanno perso l'occasione di lodare l'intervento della Confederazione a sostegno delle aziende. Thomas Matter (UDC/ZH) ha parlato di "risposta decisiva alle PMI che avevano bisogno di liquidità". Per Fabio Regazzi (PPD/TI) questo sistema ha funzionato; circa un quinto delle aziende in Svizzera è stato aiutato, salvando posti di lavoro. Daniela Schneeberger (PLR/BL) ha da parte sua posto l'accento sulla necessità che non ci sia un nuovo lockdown.

Secondo Cédric Wermut (PS/AG), però, il Consiglio federale e il Parlamento dovranno andare oltre se vogliono combattere la crisi. Sulla stessa lunghezza d'onda Regula Rytz (Verdi/BE), che ha ricordato come i prestiti potessero essere richiesti fino al 31 luglio soltanto. "Il Consiglio federale non ha previsto una seconda ondata", ha aggiunto, dicendosi scontenta della situazione attuale. "Il programma dovrebbe essere prolungato, ma non esiste più."

Il ministro delle finanze Ueli Maurer ha risposto alle critiche ricordando, per esempio, che l'indennità per il lavoro ridotto prosegue. "Questa soluzione la portiamo avanti e l'estendiamo agli indipendenti. Poi non abbiamo usato tutti i crediti stanziati. Una parte la useremo per i test". Valutiamo solo i casi di rigore, come previsto dalla legge Covid-19, ha aggiunto, ricordando che il Consiglio federale prenderà ancora altre decisioni e sottolineando le difficoltà di intervenire senza sapere quanto durerà questa situazione e quanto i Cantoni sono in grado di intervenire.

Nel voto d'insieme il progetto è stato adottato con 182 preferenze e 3 astensioni.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 02.12.2020

Crediti Covid, 5 anni ammortamento, no tasso interesse a 0%

Un termine d'ammortamento di 5 anni, come proposto dal Consiglio federale, invece di 8, come stabilito dal Nazionale in prima lettura. È quanto stabilito oggi dal Consiglio degli stati esaminando la Legge sulle fideiussioni solidali Covid-19 adottata all'unanimità.

Diversamente dalla camera del popolo, inoltre, il plenum ha anche deciso di non fissare allo 0% il tasso di interesse e di non vietare espressamente il pagamento di bonus a direzione e Cda. Il dossier ritorna al Nazionale per l'appianamento delle divergenze.

Circa il tasso di interesse sulle fideiussioni solidali concesse alle imprese in difficoltà a causa del lockdown della scorsa primavera, il plenum ha seguito l'Esecutivo secondo cui, a partire dal 31 marzo 2021 e se necessario, quest'ultimo potrà procedere a un adeguamento dei tassi d'interesse dei crediti in base all'evoluzione del mercato. Il Nazionale propende invece per il congelamento dei tasso allo 0% fino al 31 marzo 2028.

Sebbene un aumento del costo del denaro sia improbabile nei prossimi anni, data l'attuale situazione del tasso d'interesse di riferimento della BNS, per la maggioranza dei "senatori" è necessario mantenere un minimo di flessibilità per non modificare le condizioni in cui i contratti sono stati stipulati la scorsa primavera.

Circa il periodo di ammortamento, il plenum si è espresso per 24 voti a 17 contro il parere della sua commissione, e in sintonia col Consiglio federale, contro l'allungamento del periodo di ammortamento da cinque a otto anni.

La commissione propendeva per la soluzione del Nazionale, anche se la raccomandazione in tal senso era stata adottata grazie a un solo voto di scarto, quello del suo presidente, Christian Levrat (PS/FR). In questo modo, ha sostenuto in aula lo stesso "senatore" friburghese, intendiamo concedere più tempo alle aziende che hanno richiesto un credito Covid garantito dalla Confederazione per il rimborso, soluzione ancora più necessaria a suo parere in ragione della seconda ondata pandemica che sta attraversando il paese.

Ma buona parte del campo "borghese", sostenuto dal ministro delle finanze Ueli Maurer, ha sostenuto che non fosse giusto cambiare le regole del gioco - e modificare ex post circa 135 mila contratti - fissate per le banche. Si tratta anche di garantire una parità di trattamento nei confronti delle imprese che non hanno fatto ricorso ai crediti garantiti, ha sottolineato Maurer, secondo cui non "facciamo un favore alle aziende se proroghiamo il periodo di ammortamento".

Cinque anni dovrebbero essere sufficienti a un imprenditore, secondo il consigliere federale, per rendersi conto se riuscirà ad andare avanti o meno con i suoi affari e a rimborsare il credito dovuto. Oltre a ciò, prorogare il termine di rimborso non sarebbe giusto nei confronti di quegli imprenditori che non hanno chiesto un sostegno pubblico, ma si sono rivolti direttamente alle banche, e non godono quindi dei vantaggi conferiti dalla garanzia federale.

In merito ai dividendi delle società interessate, il plenum ha deciso per 30 voti a 12 di mantenere la formulazione dell'Esecutivo che ne vieta la distribuzione durante la durata della fideiussione solidale, contrariamente al Consiglio nazionale, che vuole proibire la decisione stessa di distribuirli. Nessuna possibilità per la proposta della sinistra di includere anche il divieto di versare bonus agli organi direttivi durante la durata del credito garantito (5 anni secondo gli Stati, 8 anni per il Nazionale).

Il plenum ha poi accolto la nuova proposta del Governo volta a permettergli di istituire, per via d'ordinanza, un nuovo sistema di fideiussioni solidali nel caso in cui la situazione sul mercato creditizio dovesse deteriorarsi. In caso di necessità, il Consiglio federale potrà reagire rapidamente e senza ricorrere al diritto di necessità se in futuro le imprese particolarmente colpite dalla pandemia dovessero trovarsi di nuovo ad affrontare problemi di liquidità.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 09.12.2020

Crediti Covid, 8 anni di ammortamento è il minimo

Un termine d'ammortamento di 8 anni è indispensabile per fare in modo che le aziende, cui è stato concesso un credito garantito dalla Confederazione, possano rimborsare la somma ricevuta. Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale per 99 voti a 92, esaminando la Legge sulle fideiussioni solidali Covid-19 a livello di divergenze.

Diversamente dalla Camera del popolo, Gli Stati si sono pronunciati per un ammortamento di 5 anni, cui se ne aggiungono altri 5 per i casi di rigore. Oggi questa posizione, uguale a quella proposta del Consiglio federale, è stata difesa in aula da una minoranza UDC e PLR.

Per costoro, come anche per il ministro delle finanze, Ueli Maurer, cinque anni dovrebbero bastare per ammortizzare l'eventuale credito ricevuto. Un simile termine obbligherebbe gli imprenditori a fare di tutto per rimborsare i soldi eventualmente spesi sapendo che il tempo è limitato. Maurer ha sottolineato che le banche - oltre un centinaio - hanno deciso di partecipare al meccanismo di fideiussioni proprio perché limitato a 5 anni: cambiare le regole del gioco adesso va contro i patti e i contratti stipulati con le 135 mila società che hanno ottenuto un sostegno finanziario.

La maggioranza ha tuttavia giudicato irrealistica una simile scadenza, anche alla luce di quanto sta accadendo ora con la seconda ondata. Vi è il rischio concreto che, per almeno i primi due anni, molti imprenditori, perlopiù piccole società, chiudano in rosso: impossibile quindi in soli tre anni, qualora la situazione dovesse migliorare, ottemperare agli obblighi previsti dal contratto per il rimborso del prestito.

Il plenum ha poi ribadito che il Governo potrà istituire, per via d'ordinanza, un nuovo sistema di fideiussioni solidali nel caso in cui la situazione sul mercato creditizio dovesse deteriorarsi. Su questo aspetto, una minoranza rosso-verde avrebbe voluto obbligare il Consiglio federale a darsi da fare senza indugio, tenuto conto che la situazione pandemica non dà segni di miglioramento. Per questa minoranza, i soldi previsti per i casi di rigore inclusi nella legge Covid-19 rischiano di non bastare, anche alla luce della ritrosia dei Cantoni che dovrebbero partecipare finanziariamente.

La maggioranza crede invece che sia meglio lasciare all'esecutivo una certa libertà di manovra qualora un secondo intervento dello Stato si rivelasse necessario per aiutare le imprese in crisi di liquidità che non hanno richiesto un credito Covid-19 in primavera-estate.

Secondo il ministro delle finanze, al momento non sono necessari nuovi crediti, ma ciò non significa che la situazione possa cambiare. In ogni caso, il suo dipartimento sta studiando alcune varianti, come aiuti ad hoc per determinati rami economici.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 10.12.2020

Crediti Covid, 5 anni di ammortamento sufficienti

Il termine di validità e ammortamento dei crediti Covid-19 deve rimanere di cinque anni (più cinque per i casi difficili), così come prevede l'attuale regolamentazione. Lo ha ribadito oggi il Consiglio degli Stati per 23 voti a 20, contro il parere della sua commissione.

Si tratta di un aspetto centrale della normativa all'esame del Parlamento sul quale i "senatori", spalleggiati dal ministro delle finanze Ueli Maurer, non sembrano voler fare concessioni al Consiglio nazionale, espressosi invece per un termine di 8 anni in ragione "dell'aggravamento della situazione pandemica che renderà difficile, se non impossibile, la restituzione del denaro ricevuto nei tempi previsti dagli Stati".

Un ragionamento ripreso oggi da Christian Levrat (PS/FR) a nome della commissione. Il Friburghese ha ricordato che si tratta anche di fare un passo verso la Camera del popolo che ha accettato l'idea di non bloccare il tasso d'interesse allo 0% come previsto inizialmente, ma di lasciare al Consiglio federale la possibilità di adeguarlo a seconda dell'evoluzione del mercato.

Ruedi Noser (PLR/ZH), assieme a Maurer e ad altri oratori, come Martin Schmid (PLR/GR), ha replicato che le banche hanno partecipato al programma di fideiussioni solidali della Confederazione a condizioni precise, ossia un periodo di 5 anni, e che una modifica delle carte in tavola adesso non è corretta. Quando le aziende in difficoltà hanno firmato i contratti con le banche per una durata di cinque anni sapevano insomma ciò che stavano facendo.

Secondo il consigliere federale Maurer, un periodo più lungo di ammortamento avrebbe probabilmente trattenuto diversi istituti dal partecipare al programma e, forse, spinto un maggior numero di aziende ad annunciarsi per un sostegno finanziario.

Il ministro democentrista zurighese ha anche ricordato che le aziende che non dovessero riuscire ad ottemperare agli obblighi, ossia i casi di rigore, godranno pur sempre di un periodo di ulteriori cinque anni per ripagare il debito dopo che avranno negoziato un piano di ammortamento con le banche.

Una proroga dei termini, secondo il consigliere federale, non solo causerebbe un maggior dispendio di energie per le banche, ma potrebbe anche spingere le imprese interessate a ritardare i necessari adeguamenti interni per poter continuare ad operare e quindi ripagare il dovuto nei tempi stabiliti.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 15.12.2020

Il Consiglio nazionale ha deciso che il termine per ammortizzare i crediti Covid-19 concessi durante la prima ondata della pandemia di coronavirus dev'essere di otto anni (più due per i casi difficili), e non solo di cinque come previsto dal Consiglio federale e dagli Stati. Per la maggioranza della Camera del popolo, un periodo di cinque anni - cui se ne aggiungerebbero altri cinque per i "casi di rigore" - è troppo breve, specie alla luce di quanto sta accadendo ora con la seconda ondata e le ulteriori restrizioni alle attività economiche decise dal governo.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 16.12.2020

CSt: crediti Covid-19, 8 anni ammortamento

Anche per il Consiglio degli Stati, il termine per ammortizzare i crediti Covid-19 concessi durante la prima ondata della pandemia di coronavirus dev'essere di otto anni (più due per i casi difficili), e non solo di cinque come stabilito dal Consiglio federale. Il dossier è pronto per le votazioni finali.

Finora i "senatori" avevano sempre votato nel senso auspicato dal Governo, ossia cinque anni, più altri cinque per i cosiddetti "casi di rigore". Il Consiglio nazionale ha sempre difeso invece l'idea di allungare da cinque a otto anni il periodo di ammortamento, più due per i casi difficili.

5 anni è troppo poco

Per la Camera del popolo, un periodo di cinque anni è troppo breve, specie alla luce di quanto sta accadendo ora con la seconda ondata e le ulteriori restrizioni alle attività economiche decise dal Governo, restrizioni che potrebbero addirittura inasprirsi nei prossimi giorni o settimane. La situazione per molti piccoli imprenditori è problematica, se non catastrofica.

La maggioranza del Nazionale ha anche ricordato di aver già ceduto sul tasso di interesse che si voleva a zero per tutto il periodo della garanzia concessa dall'esecutivo. Alla fine, su questo punto l'ha spuntata il Consiglio degli Stati che ha voluto lasciare al Consiglio federale, come chiedeva quest'ultimo, un certo margine di manovra per consentirgli di adeguare il tasso se necessario. Abbiamo già fatto un passo verso un compromesso, e ora ci attendiamo che i "senatori" facciano altrettanto, è stato affermato in aula da diversi consiglieri nazionali.

Oggi, in considerazione anche dell'urgenza con cui questa legge deve entrare in vigore, la Camera dei Cantoni ha "ceduto" su questo aspetto del progetto, anche se solo con tre voti di vantaggio (23 a 20), nonostante i malumori di una minoranza UDC e PLR, spalleggiata dal ministro delle finanze Ueli Maurer.

A loro avviso, la durata della fideiussione è iscritta nei contratti siglati tra gli imprenditori e le banche che hanno partecipato all'iniziativa del Governo. Modificare ex post 135 mila contratti di natura privata non sarebbe corretto.

Nessun dividendo

Circa gli altri aspetti della legge, il plenum ha deciso che le società a beneficio di un credito covid non possano versare dividendi per tutta la durata della garanzia federale. E se i crediti garantiti dovessero essere riproposti in futuro - un'eventualità non tanto remota tenuto conto della situazione attuale sul fronte pandemico, n.d.r - le loro condizioni di accesso verrebbero allentate: le aziende non dovrebbero, per esempio, aver subito una perdita minima di fatturato per poter richiedere un aiuto.

I dividendi delle società interessate verrebbero però congelati per la durata della garanzia. Per quanto riguarda i compiti dei revisori, spetterà alle autorità di perseguimento penale occuparsi dei casi di abuso e non alle società di fideiussione.

Nuove garanzie?

Il Consiglio federale, stando ai desideri del Parlamento, potrà istituire, mediante un'ordinanza, un nuovo sistema di garanzie solidali in caso di deterioramento della situazione sul mercato del credito. In questo modo, l'esecutivo potrà reagire rapidamente e senza ricorrere al diritto d'urgenza qualora le imprese particolarmente colpite dalla pandemia dovessero nuovamente essere confrontate con problemi di liquidità.

Da marzo a luglio, le PMI hanno potuto accedere rapidamente e facilmente a prestiti bancari garantiti. Questi crediti sono regolati da un'ordinanza urgente scaduta il 25 settembre. Poiché il rimborso si estende su diversi anni si è resa necessaria una legge federale che ne disciplini i dettagli.

16,4 miliardi

Nel corso della prima ondata pandemica sono state presentate poco più di 136'000 richieste di sostegno per un totale di 16,4 miliardi di franchi. Oltre l'82% delle aziende che si sono avvalse di questa possibilità sono piccole società con meno di dieci dipendenti. Il Consiglio federale ha stanziato mezzi per 40 miliardi.

La Confederazione garantisce integralmente i prestiti fino a 500'000 franchi. Si assume l'85% del rischio per i prestiti compresi tra i 500'000 e 20 milioni.