20.326 · Iniziativa cantonale · 2020-08-20
Parlamento
Liquidato
Wortlaut
Conformemente all'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale svizzera, all'articolo 84 lettera o della Costituzione cantonale e all'articolo 58 capoverso 3 del relativo Regolamento, mediante l'adozione della presente mozione interna il Parlamento si avvale del diritto d'iniziativa cantonale in materia federale e sottopone alle Camere federali la seguente iniziativa cantonale:
Il Parlamento federale istituisce una base legale allo scopo di rendere possibile la creazione di un fondo volto ad attuare la politica energetica 2050, accettata dal Popolo svizzero. Questo fondo è indipendente dall'attuale versamento della Banca nazionale svizzera destinato a Confederazione e Cantoni; è finanziato integralmente o parzialmente dal rendimento dei dividendi delle azioni investite, dal rendimento delle obbligazioni e da altri prodotti d'interessi, come pure da un eventuale reddito proveniente da interessi negativi della Banca nazionale svizzera (BNS).
Begründung
L'articolo 99 della Costituzione federale definisce i compiti della Banca nazionale svizzera (BNS), e più precisamente: la BNS è indipendente e serve gli interessi generali del Paese. Essa deve disporre di riserve monetarie sufficienti di cui in parte in oro. Da ultimo essa è tenuta a versare almeno due terzi dei suoi utili netti ai Cantoni, mentre il terzo rimanente è attribuito alla Confederazione. L'articolo 100 della Costituzione federale si applica parimenti alla BNS nella previsione del rincaro e della disoccupazione. Di conseguenza, la BNS si adopera mediante il suo principale strumento, il tasso di interesse di riferimento, allo scopo di evitare che l'inflazione annua superi il 2 per cento.
Dopo l'abbandono del tasso soglia il 15 gennaio 2015, la BNS ha dovuto intervenire massicciamente al fine di ridurre l'attrattiva del franco svizzero acquistando divise straniere, principalmente euro, ma anche dollari americani. In tal modo, il bilancio della nostra Banca centrale è passato da 558 miliardi nel 2015 a circa 859 miliardi nel settembre 2019. Questi interventi massicci hanno permesso di evitare che la nostra moneta si apprezzasse eccessivamente rispetto alle altre principali divise fra cui l'euro, realizzando quindi l'obiettivo di lottare contro l'aumento della disoccupazione.
La pressione dei Cantoni e della Confederazione ha permesso di rinegoziare una nuova chiave di riparto a fine 2016. La BNS si è impegnata a versare un miliardo supplementare per le istituzioni pubbliche. E questo a condizione che il saldo della riserva destinato a future distribuzioni ecceda i 20 miliardi dopo l'attribuzione dell'utile.
Indipendentemente da questa nuova chiave di riparto, occorre rendersi conto che la BNS detiene azioni svizzere e internazionali per il 20 per cento circa del suo bilancio. Ciò rappresenta la bella somma di 160 miliardi (importo soggetto a fluttuazioni dei mercati borsistici). Per i primi nove mesi dell'anno 2019, la BNS ha incassato dividendi per circa 2,9 miliardi di franchi. La parte obbligatoria, che è ancora più importante in questo portafoglio, ha generato 6,9 miliardi di franchi d'interessi nello stesso periodo.
Inoltre con l'introduzione di tassi d'interesse negativi a -0,75 per cento nel 2015, la BNS consegue circa 2 miliardi di franchi ogni anno. Questo importo sarà tuttavia ridotto di 810 milioni di franchi come affermato nell'ultima conferenza stampa del settembre scorso. Questi importi accumulati rappresentano 11,8 miliardi di franchi su un periodo di nove mesi.
La differenza rispetto ad altri attivi, che sono i metalli preziosi e le liquidità in divise estere, è che questi ultimi non producono interessi o dividendi. In seguito all'aumento drastico del bilancio della Banca nazionale svizzera e al suo compito di diversificazione, disponiamo ora di azioni e obbligazioni che producono dividendi e interessi.
Quest'importante "manna" annua non può essere considerata come una riserva della BNS e dovrebbe quindi essere ridistribuita ai suoi detentori, ovvero al Popolo svizzero.
Allo stesso tempo, il 21 maggio 2017 il Popolo svizzero ha accettato la politica energetica 2050 con il 58 per cento dei voti. Se da un lato numerosi progetti hanno visto la luce, dall'altro va constatato che mancano ancora le risorse per dare uno slancio vero e proprio a questa politica. Invece di introdurre nuove tasse, il Popolo svizzero, proprietario della BNS, potrebbe utilizzare i redditi degli interessi e dei dividendi allo scopo di favorire, per esempio, le energie rinnovabili, un'economia circolare, sensibilizzare la popolazione su alcuni aspetti importanti legati ai cambiamenti climatici.