L'Italia tiene chiusi i propri confini ma pretende che la Svizzera apra indiscriminatamente i valichi ai frontalieri
20.3316 · Interpellanza · 2020-05-05
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Ancora una volta, l'atteggiamento dell'Italia nei confronti della Svizzera risulta inaccettabile.
L'Italia pretende l'apertura totale e senza controlli delle frontiere elvetiche per agevolare l'accesso al nostro paese dei frontalieri. D'altro canto però le frontiere italiane rimangono chiuse.
E' evidente che autorizzare in modo illimitato il transito transfrontaliero di chi ha un permesso di lavoro malgrado le frontiere siano "chiuse" crea una situazione di inaccettabile asimmetria tra Svizzera ed Italia, dal momento che i frontalieri attivi in Ticino sono ben 70mila. Il flusso di transito è, di conseguenza, a senso unico.
Un organo della Camera dei deputati italiana ha addirittura convocato l'ambasciatrice svizzera per fare pressioni sul nostro Paese.
Non solo la Svizzera non deve aprire ulteriori valichi, ma il transito dei frontalieri per ovvi motivi sanitari - certamente comprensibili anche alle autorità italiane - deve rimanere sottoposto a stringenti controlli ed il più possibile limitato.
Chiedo al Consiglio federale:
1. Come valuta il Consiglio federale la posizione italiana che pretende libero accesso al Ticino per i frontalieri mantenendo però chiuse le proprie frontiere?
2. Come valuta il Consiglio federale la situazione di inaccettabile asimmetria che si è venuta a creare a seguito della posizione italiana?
3. E' intenzione del Consiglio federale confermare che l'accesso di frontalieri deve rimanere sottoposto a controlli ed il più possibile limitato?
4. E' intenzione del Consiglio federale convocare l'ambasciatore d'Italia in Svizzera per deplorare il comportamento del governo italiano?
Stellungnahme des Bundesrates
1.-4. Per proteggere la popolazione svizzera dalla diffusione del coronavirus COVID-19, il 13 marzo 2020 la Svizzera ha ripristinato i controlli alle frontiere interne e disposto restrizioni d'entrata alla frontiera con l'Italia, estendendole progressivamente a tutti i Paesi ad eccezione del Principato del Liechtenstein. In seguito al miglioramento della situazione epidemiologica, queste misure hanno potuto essere di nuovo allentate gradualmente in stretto coordinamento con i rispettivi Stati. Il Consiglio federale puntava a un'apertura coordinata sul piano regionale. L'obiettivo era un ritorno alla mobilità normale non appena l'evolversi della pandemia lo avrebbe consentito.
Già a metà maggio il DFGP aveva annunciato che le frontiere con l'Austria, la Germania e la Francia sarebbero state completamente aperte il 15 giugno d'intesa con le autorità di detti Paesi. Alla luce dell'evoluzione della successiva situazione epidemiologica, a partire dal 15 giugno è stato possibile revocare le vigenti restrizioni d'entrata anche nei confronti degli altri Stati UE/AELS e del Regno Unito.
Nell'introdurre e nell'allentare le restrizioni in materia di entrata e di soggiorno il Consiglio federale ha sempre attribuito la massima importanza alla protezione della popolazione. Ha considerato anche la situazione nei Paesi limitrofi e ha agito, per quanto possibile, in maniera coordinata. Ad esempio, il fatto che durante la crisi anche gli ospedali svizzeri abbiano potuto contare sempre, nel quadro dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone, sul lavoro dei frontalieri da essi impiegati è nell'interesse diretto della Svizzera. Nel solo Canton Ticino circa 4000 frontalieri lavorano nel settore della sanità pubblica e delle opere sociali. Non va dimenticato che la Svizzera dipenderà da lavoratori stranieri anche dopo la crisi del coronavirus.
Risposta del Consiglio federale.