20.3481 · Interpellanza · 2020-06-02
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Nel contesto della lotta alla peste europea in Svizzera si pongono le seguenti domande, alle quali invito il Consiglio federale a rispondere:
1. La lotta radicale alla peste europea, che prevede la distruzione anche di numerose colonie forti di api, con un basso livello d'infestazione limitata a poche larve in singoli favi di covata, è tuttora proporzionata e sostenibile? Non sarebbe forse ora di riconsiderare l'attuale pratica della lotta a questa malattia in Svizzera, dato che le misure applicate negli ultimi 20 anni non hanno finora portato alla sua eradicazione?
2. Rispetto ad altri Paesi come la Germania e l'Austria, dove la peste europea non è nemmeno soggetta a notifica, la Svizzera ha ancora bisogno di una lotta così rigorosa?
3. Come si spiega che la Svizzera occidentale e il Cantone Ticino siano stati apparentemente risparmiati da casi di peste europea negli ultimi anni?
4. La distruzione di colonie forti di api non rappresenta forse una minaccia per la varietà genetica dell'ape nera europea in via di estinzione (razza locale, Apis mellifera mellifera) in Svizzera, in particolare nel Cantone di Glarona, la più grande area protetta di questa razza minacciata?
5. Come giudica il Consiglio federale la seguente modifica dell'articolo 273 capoverso 1 lettera c OFE, che consentirebbe una lotta più equilibrata alla peste europea, dato che non occorrerebbe distruggere migliaia di api sane di una colonia insieme alla loro regina, quando solo una piccola percentuale di una colonia di api è malata: "le colonie di api indebolite, fortemente infestate con sintomi clinici e i loro favi vengono distrutti. I favi e le covate di colonie di api con sintomi clinici, ma con bassa infestazione da peste europea, vengono distrutti e le api di queste colonie risanate mediante formazione di uno sciame artificiale secondo le direttive dell'ispettore degli apiari"?
Begründung
Alla sezione 16, intitolata "Peste europea delle api", l'articolo 273 capoverso 1 lettera c dell'ordinanza sulle epizoozie (OFE; RS 916.401) recita:
capoverso 1 "In caso di diagnosi di peste europea delle api, il veterinario cantonale ordina negli apiari infetti:
(...)
c. la distruzione integrale, entro dieci giorni, delle colonie e dei loro favi oppure la distruzione delle colonie malate e sospette, secondo le direttive dell'ispettore degli apiari;".
Secondo il promemoria disponibile (in tedesco e francese) sul sito Internet del Centro di ricerca apistica Agroscope (www.agroscope.admin.ch/agroscope/it/home/themen/nutztiere/bienen/bienenkrankheiten/sauerbrut/sauerbrut-bekaempfung.html > Merkblatt zur Erkennung von Bienenbrutkrankheiten), la peste europea è una comune malattia batterica delle covate di api mellifere. Le larve infette muoiono solitamente all'età di 4-5 giorni. Le api adulte possono essere portatrici del batterio senza che siano noti effetti nocivi su di esse. Nelle colonie infestate può verificarsi l'autoguarigione. Solo occasionalmente si verifica l'infezione della maggior parte della covata, il che porta all'indebolimento e alla morte della colonia. La Svizzera ha regole molto severe per la lotta a questa malattia, che a livello europeo non è invece soggetta a notifica e in alcune aree causa problemi soltanto di lieve entità o non ne causa affatto. Anche i nostri vicini Germania e Austria non hanno prescrizioni statali per la lotta alla peste europea.
Sulla base della disposizione dell'OFE e delle direttive tecniche sulla peste europea delle api dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) fondate su questa norma, negli ultimi 20 anni in Svizzera sono state distrutte migliaia di colonie di api a seguito di un forte aumento dei casi dal 1999. Nel solo Cantone di Glarona ne sono state distrutte diverse centinaia dalla prima comparsa della malattia nel 2005. Il numero di colonie distrutte in questo Cantone ha subito forti oscillazioni di anno in anno. In anni con un'alta incidenza della malattia sono state distrutte fino a oltre 100 colonie, il che corrisponde a circa il 10 per cento di tutte le colonie di api del Cantone. Negli ultimi anni, gli apicoltori hanno dovuto ripetutamente distruggere anche colonie molto forti che presentavano solo bassi livelli d'infestazione, il che è particolarmente difficile da capire per gli apicoltori colpiti. Nonostante la rigorosa lotta praticata da 20 anni, questa malattia è ancora diffusa in tutta la Svizzera e soprattutto nella regione glaronese.
Stellungnahme des Bundesrates
1. In seguito al consistente aumento del numero di casi di peste europea, nel 2009 sono state intensificate le misure di lotta in tutta la Svizzera con l'obiettivo di limitare il più possibile i danni sanitari ed economici. In considerazione della lunga durata di vita della forma resistente del batterio, tuttavia, l'eradicazione dell'epizoozia non è possibile e non è quindi l'obiettivo delle misure di lotta. Grazie a queste misure, negli ultimi 10 anni il numero di apiari infetti è stato ridotto da quasi 1000 a meno di 300 unità all'anno. Tuttavia, si registra ancora un numero di casi maggiore rispetto al 2000. Un allentamento prematuro delle misure potrebbe portare a un aumento della diffusione della peste europea e dei danni conseguenti. Le misure di lotta sono state elaborate dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) in collaborazione con il Centro di ricerca apistica di Agroscope e vengono continuamente adeguate allo stato attuale delle conoscenze scientifiche (www.usav.admin.ch > Animali > Epizoozie > Panoramica delle epizoozie > Api > Peste europea delle api > Maggiori dettagli > Direttive tecniche concernenti i provvedimenti in caso di epizoozia di peste europea delle api). Per combattere efficacemente la peste europea, è necessario distruggere anche le colonie di api con un basso livello di infestazione (poche larve in singoli favi di covata). Il motivo risiede nel fatto che le api operaie, pur essendo portatrici sane, sono contaminate dai batteri e li diffondono nella covata. Con poche larve morte non è possibile prevedere se la colonia si riprenderà o meno. Come misura precauzionale, la colonia viene quindi distrutta per evitare la diffusione della malattia nelle colonie vicine. Più velocemente le colonie infette vengono distrutte, minore è il rischio di trasmissione.
2. Un'attuazione coerente delle attuali misure di lotta è ancora necessaria. La situazione della peste europea in Svizzera non è paragonabile a quella della Germania e dell'Austria, dove la malattia è meno frequente. Tuttavia non sono disponibili dati precisi di questi Paesi, poiché non vi è un obbligo di notifica. Questa epizoozia rappresenta invece un problema, ed è quindi soggetta a notifica, anche in altri Paesi europei, come Italia, Gran Bretagna, Repubblica ceca e Norvegia.
3. Attualmente non c'è una spiegazione concludente per le differenze regionali. Il batterio non sembra essere presente nelle regioni non colpite. Le diverse razze di api non mostrano differenze nella predisposizione alla malattia. Probabilmente lo scarso scambio di materiale e di colonie di api tra le regioni linguistiche è una delle ragioni per cui la malattia è limitata principalmente alla Svizzera tedesca.
4. Secondo l'ufficio veterinario cantonale, nel 2018 nel Cantone di Glarona sono stati individuati e risanati 21 apiari infetti. Nel 2019 sono stati individuati 15 apiari infetti, 28 colonie hanno dovuto essere distrutte (2,5% del totale). Un aumento dei casi di peste europea dovuto a un allentamento delle misure di lotta potrebbe causare danni maggiori rispetto alla distruzione delle colonie infette in caso di epizoozia e costituirebbe una minaccia maggiore per l'"ape nera europea". Finora non è stata osservata alcuna diminuzione della varietà genetica dell'ape nera europea nel Cantone di Glarona e in Svizzera.
5. La proposta deve essere respinta, perché non tiene conto del fatto che la colonia di api costituisce sempre un'unità. La malattia si diffonde anche attraverso api operaie sane ma contaminate. L'eliminazione dei sintomi (covata malata), ma non del portatore del batterio (api operaie), comporta quindi il rischio di una recrudescenza e una diffusione ancora maggiore della malattia.
Risposta del Consiglio federale.