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20.3898 · Postulato · 2020-06-19

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Nel quadro della riforma della previdenza professionale, il Consiglio federale è incaricato di studiare le possibilità di garantire un adeguamento obbligatorio dell'aliquota di conversione in funzione del grado di occupazione dei lavoratori dipendenti, tenendo conto in particolare della necessità di definire con certezza il grado di occupazione degli assicurati in relazione alla legge sul lavoro, di combinare la soglia d'entrata e l'importo di coordinamento nel modo più favorevole possibile, soprattutto per le donne, e di mantenere a un livello accettabile gli oneri a carico delle PMI.

Begründung

Di fatto, la parità salariale non è ancora garantita. La situazione è ancora più preoccupante al raggiungimento dell'età di pensionamento. Uno studio di Swiss Life pubblicato nel dicembre del 2019 rivela che per le donne, che più spesso lavorano a tempo parziale o presentano interruzioni nel loro percorso professionale, le rendite possono essere di un terzo inferiori.

La LPP, che disciplina il sistema, è basata su un modello di vita obsoleto che non tiene conto né della volontà delle donne di esercitare un'attività lucrativa né della disponibilità dei genitori a lavorare a tempo parziale. Questi elementi vanno ora integrati, ma senza generare un aumento degli oneri sociali per le imprese.

Per ridurre il divario tra le rendite degli uomini e quelle delle donne, si dovrebbe valutare la possibilità di adeguare l'importo di coordinamento a favore del lavoro a tempo parziale. Attualmente, l'importo di coordinamento è fissato per legge al suo livello massimo (sette ottavi della rendita massima AVS, ossia 24 885 franchi) e può essere ridotto o soppresso dalle imprese. Molte PMI stanno del resto già adeguandolo in funzione dei dipendenti a tempo parziale.

Per garantire la parità delle rendite, il Consiglio federale dovrà quindi prevedere l'adeguamento automatico dell'aliquota di conversione al grado di occupazione dei dipendenti. Tenendo conto del lavoro a tempo parziale o del cumulo di attività lucrative, il progetto di riforma di legge posto in consultazione prevede sì un dimezzamento della deduzione di coordinamento da 24 885 a 12 443 franchi, ma si tratta di una soluzione troppo rigida. Consentendo una riduzione in proporzione al grado di occupazione, il sistema sarebbe più flessibile e maggiormente adeguato alle varie situazioni.

In tal modo, un intervento efficace ed equilibrato sul salario coordinato, senza costi supplementari a carico della collettività, permetterebbe di correggere un'ingiustizia nei confronti delle persone che lavorano a tempo parziale e di promuovere la parità salariale.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Il miglioramento della previdenza professionale delle persone che lavorano a tempo parziale e percepiscono redditi modesti è una preoccupazione costante del Consiglio federale. Il progetto Previdenza per la vecchiaia 2020 prevedeva già misure in tal senso (riduzione della soglia d'entrata, soppressione della deduzione di coordinamento). Dal canto suo, l'avamprogetto della riforma della previdenza professionale contempla il dimezzamento della deduzione di coordinamento, che permetterebbe di compensare in parte l'abbassamento dell'aliquota minima di conversione, nonché di migliorare il livello di previdenza delle persone che lavorano a tempo parziale o che percepiscono redditi piuttosto bassi o medi, e in particolare quello delle donne.

Attualmente è in corso l'esame dei risultati della consultazione e l'adozione del messaggio è prevista prima della fine del 2020. La soluzione proposta dall'autore del postulato non sarebbe adeguata, poiché andrebbe a generare disparità di trattamento tra persone che percepiscono il medesimo salario, ma con gradi d'occupazione differenti. Le persone che lavorano a tempo parziale sarebbero assicurate meglio di quelle che, lavorando a tempo pieno, guadagnano lo stesso salario. Inoltre, adeguare la deduzione di coordinamento in funzione del grado di occupazione dei dipendenti sarebbe troppo oneroso per un'assicurazione obbligatoria. Infatti, il lavoro a tempo pieno varia in modo considerevole da un settore professionale all'altro e tra le varie imprese. Le casse di compensazione, incaricate di verificare se i datori di lavoro assicurano i dipendenti conformemente alla legge, e l'istituto collettore LPP, incaricato di affiliare d'ufficio i dipendenti il cui datore di lavoro non rispetta gli obblighi legali, non sarebbero in grado d'imporre un obbligo di assicurazione dipendente dal grado d'occupazione dei salariati, considerato oltretutto che il grado d'occupazione di molti dipendenti non è fisso, ma è spesso variabile.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.