20.4300 · Mozione · 2020-10-30
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato, in considerazione della minaccia costituita dal terrorismo islamico, di attivarsi presso l'Italia affinché torni a chiudere i propri porti all'immigrazione clandestina. Il Consiglio federale è pure incaricato di inasprire i controlli ai confini nazionali, in particolare a quelli con l'Italia, e le regole di ammissione di migranti.
Begründung
Aouissaoui Bahrain, il terrorista islamico tunisino che ha trucidato tre persone a Nizza, era sbarcato a Lampedusa ad inizio ottobre come finto rifugiato.
Non è la prima volta che un tunisino sbarcato in Italia si rende protagonista di atti di terrorismo in Europa: a febbraio del 2011sempre a Lampedusa arrivò Anis Amri, l'autore della strage al mercatino di Natale di Berlino nel 2016. Al momento dello sbarco Amri si dichiarò minorenne e fu trasferito in un centro per minori in Sicilia.
Anche il terrorista islamico ceceno che a metà ottobre nei pressi di Parigi ha decapitato l'insegnante Samuel Paty (reo di aver mostrato in classe le vignette di Charlie Hebdo nell'ambito di una lezione sulla libertà d'espressione) si trovava in Francia come presunto rifugiato.
E' evidente che tra i migranti economici che sbarcano a centinaia per volta nella vicina Penisola dopo la riapertura dei porti decisa dal governo Conte, si trovano islamisti radicalizzati e terroristi della massima pericolosità. Il massacro di Nizza lo dimostra, ed occorre trarne le dovute conseguenze.
La Svizzera non è affatto immune dal terrorismo islamico, come dimostra il recente attentato di Morges.
In Francia, confrontata con la recrudescenza delle violenze islamiste, varie parti politiche invocano una legislazione "di guerra" per far fronte - appunto - alla guerra che l'islam radicale ha dichiarato all'Occidente.
E' evidente che la Svizzera non è affatto attrezzata per fronteggiare la minaccia del terrorismo islamico. Al contrario, l'esagerata cultura dell'accoglienza a vantaggio di migranti economici rischia di trasformarla (se già non l'ha trasformata) nel paese del Bengodi per islamisti.
Agire sugli arrivi nel nostro paese di migranti economici tra i quali si annidano i terroristi è uno dei provvedimenti che è necessario prendere.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale attribuisce un'elevata priorità alla lotta contro il terrorismo. La situazione relativa alla sicurezza in Svizzera e, in particolare, nelle regioni di confine viene costantemente analizzata in modo da poter adottare in maniera tempestiva le misure necessarie. Queste misure sono il frutto della cooperazione internazionale che la Svizzera intrattiene in materia di sicurezza, in particolare nel quadro della partecipazione a Schengen e delle relazioni bilaterali con i Paesi limitrofi. Gli attuali sviluppi di Schengen - ad esempio nel settore della modernizzazione del sistema d'informazione Schengen (SIS II), nonché dell'introduzione di nuovi sistemi quali l'interoperabilità (IOP) e il sistema di ingressi/uscite (EES) - rafforzeranno ancor più l'architettura di sicurezza in Europa. Anche il patto sulla migrazione e l'asilo presentato dalla Commissione europea contiene elementi, ad esempio lo screening dei migranti come pure il potenziamento dei ritorni e della protezione delle frontiere esterne, che il Consiglio federale spera possano apportare una maggiore sicurezza.
Il pericolo di infiltrazione di reti terroristiche nei flussi migratori al fine di giungere in Europa è noto, è stato segnalato a più riprese da Europol e i Paesi europei lo prendono molto sul serio. Un controllo rigoroso delle frontiere esterne di Schengen avvalendosi delle pertinenti banche dati europee e nazionali costituisce un elemento importante nella lotta contro il terrorismo. Il Consiglio federale ritiene per contro che controlli più severi alle frontiere interne non rappresentino il mezzo appropriato per combattere in maniera efficace il terrorismo. Nella lotta contro le reti terroristiche punta sulla cooperazione internazionale con Interpol ed Europol, con i partner del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e naturalmente con i Paesi limitrofi.
La cooperazione di polizia con l'Italia si fonda, tra le altre cose, sul riveduto Accordo sulla cooperazione di polizia e doganale tra il Consiglio federale svizzero e il Governo della Repubblica Italiana (RS 0.360.454.1), entrato in vigore il 1° novembre 2016. In virtù di questo accordo, le autorità svizzere e italiane eseguono pattugliamenti congiunti per lottare contro la migrazione illegale. Fedpol coordina lo scambio di informazioni e le misure transfrontaliere quali l'osservazione o l'inseguimento.
Come menzionato nelle risposte del Consiglio federale alle interpellanze Keller-Inhelder 18.3252 (Raccomandazioni del Servizio delle attività informative della Confederazione concernenti il rigetto di domande di asilo e minaccia terroristica) e 18.4306 (La Segreteria di Stato della migrazione protegge persone potenzialmente pericolose. Situazione attuale?), le autorità competenti (fedpol, SIC, SEM, polizie cantonali interessate) adottano le misure necessarie e appropriate a livello nazionale per lottare contro qualsiasi minaccia alla sicurezza interna o esterna della Svizzera. Il Consiglio federale rinvia a due strumenti che si iscrivono nella strategia adottata nel 2015 dalla Svizzera per la lotta al terrorismo: anzitutto il coordinamento operativo in materia di terrorismo (Terrorist Tracking TETRA), una piattaforma diretta da fedpol e in seno a cui collaborano tutte le autorità federali e cantonali interessate (in particolare degli ambiti della sicurezza, del perseguimento penale e della migrazione) e inoltre la legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), adottata dal Parlamento il 25 settembre 2020. Con la MPT fedpol disporrà di maggiori strumenti per contrastare le persone che rappresentano una potenziale minaccia terroristica. Su richiesta e in stretta collaborazione con i Cantoni, potrà anche ordinare ulteriori misure quali ad esempio l'obbligo di presentarsi e di partecipare a colloqui, divieti di espatrio, divieti di avere contatti, divieti di lasciare o accedere ad aree determinate nonché gli arresti domiciliari.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.