20.4440 · Interpellanza · 2020-12-09
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Il consigliere federale Berset ha minacciato taluni Cantoni pretendendo l'introduzione di ulteriori restrizioni alla popolazione ed alle attività economiche, con l'obiettivo di ridurre i contagi da covid19.
Intanto però in numerose località si registrano continui assembramenti di centinaia di persone, spesso giovani, senza alcuna osservanza delle misure di sicurezza sanitaria; e la polizia non interviene per motivi di "proporzionalità".
Altre persone si riuniscono per motivi futili in incontri privati non controllati e non controllabili, senza osservare le disposizioni di sicurezza.
Inoltre, nessuna restrizione viene applicata all'accesso di frontalieri e padroncini. Per quel che riguarda il Ticino, degli oltre 70mila frontalieri presenti sul territorio cantonale solo una piccola percentuale svolge compiti fondamentali, ad esempio nel settore sanitario. Nulla osta a delle limitazioni d'accesso a seconda dell'ambito d'attività.
Inoltre, in Ticino chiunque entra liberamente dall'Italia per qualsiasi motivo, dal momento che non vengono svolti controlli in dogana.
Questa totale mancanza di limitazioni agli ingressi dall'Italia ha ovvie conseguenze anche sull'occupazione dei mezzi pubblici, sugli assembramenti, eccetera.
L'imposizione alla popolazione di misure sempre più restrittive non ha alcun effetto su chi si dimostra privo di responsabilità, mentre vessa inutilmente chi già si attiene con scrupolo alle regole sanitarie.
Il nuovo giro di vite ha poi tutta l'aria dell'ennesima genuflessione federale a pressioni internazionali.
E' inoltre deludente che, diversamente da altri paesi, la Svizzera non intenda procedere a dei test rapidi a tappeto, proprio per evitare ulteriori restrizioni.
Chiedo al Consiglio federale:
1. Le minacciate nuove restrizioni sono il risultato dell'ennesimo cedimento del Consiglio federale davanti a pressioni internazionali?
2. Perché le restrizioni non toccano i transiti transfrontalieri? Come si conciliano le frontiere svizzere perennemente spalancate con misure sempre più rigide imposte alla popolazione residente?
3. Se "occorre ridurre i contatti", non ritiene il Consiglio federale che ridurre l'ingente numero di pendolari (70mila frontalieri più migliaia di padroncini) che ogni giorno entrano in Ticino, Cantone di 350mila abitanti, sarebbe coerente con questo obiettivo? Si temono forse reazioni da parte dell'Italia, la quale però ha praticamente chiuso le proprie frontiere?
Stellungnahme des Bundesrates
1. I provvedimenti introdotti dal Consiglio federale e quelli eventualmente necessari in futuro servono unicamente a rallentare l'evoluzione dei contagi in Svizzera, cioè a ridurre il numero delle nuove infezioni. Soltanto in questo modo è possibile prevenire decorsi gravi della malattia e impedire il sovraccarico degli ospedali. Sul piano internazionale, il Consiglio federale intrattiene contatti stretti e amichevoli con i Paesi partner, in particolare con quelli confinanti.
2. Nella situazione attuale, i controlli alle frontiere interne non sono un provvedimento comprovato per influenzare positivamente l'evoluzione dei contagi. Per prevenire l'importazione del coronavirus, vige da luglio l'obbligo di quarantena per i viaggiatori in provenienza da Paesi o regioni con rischio elevato di contagio. Nella sua seduta del 27 gennaio, il Consiglio federale ha deciso di adeguare le restrizioni per chi entra in Svizzera. Oltre a doversi mettere in quarantena, i viaggiatori in provenienza da Paesi o regioni con rischio elevato di contagio devono presentare un test PCR negativo. Nel traffico aereo, questa regola vale anche per le persone in provenienza da Paesi o regioni che non presentano un rischio elevato di contagio. Per garantire un tracciamento rapido e capillare dei contatti, devono inoltre essere registrati i dati di contatto di tutte le persone che giungono in Svizzera in aereo, battello, autobus o treno. Per limitare la diffusione del virus è tuttavia essenziale che la popolazione si attenga ai provvedimenti ordinati e raccomandati.
3. Il traffico pendolare di chi si reca al posto di lavoro o in un istituto di formazione rappresenta un problema a causa dei maggiori assembramenti di persone, soprattutto nelle ore di punta. Per questo motivo il 13 gennaio 2021 il Consiglio federale ha obbligato i datori di lavoro a ordinare ovunque il telelavoro, qualora per la natura dell'attività ciò sia possibile e attuabile senza un onere sproporzionato (ordinanza COVID-19 situazione particolare; RS 818.101.26). In questo modo è possibile anche ridurre i contatti stretti sul posto di lavoro. Ciò vale sia per i frontalieri sia per i lavoratori domiciliati in Svizzera.
Il Consiglio federale si aspetta inoltre che i frontalieri si attengano ai provvedimenti ordinati o raccomandati. Come ha già fatto presente nel suo parere in risposta alla mozione Chiesa 20.3076 "Coronavirus e frontiere. Domani è tardi", rinuncia ad autorizzare l'entrata soltanto a determinate categorie professionali di frontalieri. Infatti, oltre ai settori sanitario e sociale, definiti "di rilevanza sistemica", anche altri settori in Svizzera dipendono in ampia misura dai frontalieri. Il Consiglio federale non può esprimersi in merito a un'eventuale reazione dell'Italia.
Risposta del Consiglio federale.