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20.445 · Iniziativa parlamentare · 2020-06-11

Dipartimento di giustizia e polizia

Nella Commissione del Consiglio nazionale

Ausgangslage

Comunicato stampa della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale del 04.07.2025

Dopo aver condotto una serie di audizioni nel mese di febbraio, la Commissione si è ora occupata del proseguimento di due iniziative parlamentari che chiedono l’introduzione di nuove fattispecie penali nell’ambito del ciberbullismo (20.445) e dell’adescamento in rete di minorenni (18.434). Con 13 voti contro 12 ha deciso di portare avanti i lavori di attuazione dell’iniziativa parlamentare Suter 20.445 e di elaborare un progetto preliminare sulla punibilità del ciberbullismo che sia tecnologicamente neutrale. Anche per l’adescamento in rete di minorenni si vuole elaborare una soluzione tecnologicamente neutrale.

Wortlaut

Il Codice penale va integrato con la fattispecie penale del "cyberbullismo".

Begründung

Il ciberbullismo - ossia l'azione di insultare, minacciare, ridicolizzare o molestare sistematicamente qualcuno tramite i canali di comunicazione digitali, quali ad esempio email, siti web, forum, chat, social media e simili - è un fenomeno sociale relativamente nuovo, ma in forte aumento negli ultimi anni con l'avvento degli smartphone. Nel caso concreto accade per esempio che informazioni false, dicerie e immagini manipolate compromettenti, diffamanti, spregiative e imbarazzanti siano pubblicate e diffuse via smartphone o Internet. Secondo uno studio della Scuola universitaria di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) pubblicato di recente, quasi un quarto dei bambini e dei giovani intervistati dichiara di essere stato preso di mira online almeno una volta (studio JAMES 2018:75). L'Austria ha già reagito introducendo nel Codice penale la fattispecie di cyberbullismo.

Ecco che cosa distingue il cyberbullismo dal mobbing tradizionale: l'autore può rimanere anonimo, i contenuti possono essere diffusi rapidamente e a un'ampia cerchia di persone e, una volta in rete, sono accessibili in qualsiasi momento e risultano praticamente incancellabili. La persona presa di mira è così esposta a un'enorme sofferenza psichica con il rischio di alimentare pensieri suicidi o di commettere persino il suicidio.

Non risulta pertanto convincente l'argomento secondo cui le leggi attualmente in vigore sono sufficienti e spetta soltanto ai giudici applicarle. Nella prassi del perseguimento penale affrontare il cyberbullismo è difficile perché le fattispecie classiche, come ad esempio la coazione secondo l'articolo 181 CP, si riferiscono ad atti distinti che conseguono un determinato risultato. Nel caso del cyberbullismo, invece, si tratta piuttosto di una serie di comportamenti e azioni che si ripercuotono sulla vittima nel loro insieme.

Nel diritto penale i singoli atti punibili devono essere descritti il più precisamente possibile. Un codice penale deve essere al passo con i tempi e contenere fattispecie facilmente comprensibili che riflettano i fenomeni sociali attuali. Soltanto così, infatti, possono anche esplicare il loro effetto preventivo.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 06.12.2022

CN vuole introdurre un nuovo reato di ciberbullismo

Il Consiglio nazionale vuole introdurre un nuovo reato di ciberbullismo nel codice penale. Con 154 voti contro 36 e 3 astensioni ha pertanto dato seguito a un'iniziativa parlamentare in tal senso di Gabriela Suter (PS/AG).

Con il termine ciberbullismo (o "cybermobbing") si intendono molestie, diffamazioni e offese di altre persone attraverso i media digitali commesso in modo sistematico. La maggioranza ha ritenuto che la problematica assume sempre più importanza e le protezioni legali attualmente a disposizione non sono sufficienti per tutelare concretamente le vittime.

In effetti il cybermobbing rappresenta per sua natura una combinazione di comportamenti e di atti che attentano all'integrità della vittima. Le infrazioni penali in vigore sono invece concepite per atti unici.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 21.12.2023

Introdurre un nuovo reato di ciberbullismo
Il Parlamento vuole introdurre un nuovo reato di ciberbullismo nel codice penale. Con 28 voti contro 13 - il Consiglio degli Stati ha dato oggi seguito a un'iniziativa parlamentare di Gabriela Suter (PS/AG). Visto che il Nazionale si era pure espresso a favore, la sua competente commissione può ora elaborare un progetto in tal senso.

Con il termine ciberbullismo (o "cybermobbing") si intendono molestie, diffamazioni e offese di altre persone attraverso i media digitali commesse in modo sistematico. Il "senatore" Daniel Jositsch (PS/ZH) ha dichiarato come la problematica assuma sempre più importanza e le protezioni legali attualmente a disposizione non sono sufficienti per tutelare concretamente le vittime. L'Austria ha già definito il ciberbullismo come un reato nel suo codice penale.

Anche Heidi Z'Graggen (Centro/UR) ha sottolineato che il ciberbullismo può assumere molte forme. Le conseguenze sono enormi e e possono portare anche al suicidio. I bambini e i giovani sono sottoposti a una forte pressione, ma il livello di sicurezza non è abbastanza elevato, le ha fatto eco Isabelle Chassot (Centro/FR). Occorre quindi legiferare in materia di violenza digitale.

Già respinto

Il PLR e l'UDC e alcuni "senatori" dell'Alleanza del Centro si sono opposti invano al testo. Beat Rieder (Centro/VS) ha sottolineato che il ciberbullismo è già stato affrontato nei dibattiti sulla revisione del diritto penale in materia sessuale. La proposta del Consiglio nazionale di aggiungere un articolo sul ciberbullismo è già stata respinta.

Rieder ha anche fatto riferimento al lavoro in corso nella competente commissione del Nazionale sulla questione dello stalking. "Al momento non c'è bisogno di un'altra norma di diritto penale".

Anche il Governo era contrario a dar seguito all'iniziativa parlamentare Suter. In un rapporto pubblicato in ottobre, il Consiglio federale ha ritenuto che il diritto penale offra già una protezione sufficiente alle vittime di molestie, sia che esse avvengano su Internet o nel mondo reale.

Di norma, questo tipo di reato sfugge alla sanzione non per carenze del diritto penale, ma perché la legge è difficile da applicare. Secondo il Governo, un articolo specifico per il ciberbullismo non risolverà il problema.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 19.12.2025

Cyberbullismo va esplicitamente punito

Il cyberbullismo deve essere inserito nel Codice penale. Contro il parere della sua commissione, oggi il Consiglio nazionale ha respinto - con 117 voti contro 68 e 9 astenuti - l'archiviazione di un'iniziativa parlamentare socialista in tal senso.

Nella sua iniziativa, accolta da entrambe le Camere, la consigliera nazionale Gabriela Suter (PS/AG) desidera rendere punibili gli atti ripetuti volti a insultare, minacciare, ridicolizzare o molestare una persona. Chiede un inasprimento della pena se l'autore rende pubblica - tramite i canali di comunicazione digitali, quali ad esempio email, siti web, forum, chat, social media e simili - la denigrazione.

La scorsa estate, la Commissione degli affari giuridici del Nazionale aveva deciso di rinunciare a questo progetto. Secondo la maggioranza commissionale, non è necessario introdurre una nuova norma, poiché il diritto vigente copre già in modo esaustivo il cyberbullismo.

Ma tale argomentazione non ha convinto il plenum che oggi ha deciso di prorogare di due anni il termine per trattare l'iniziativa.

Rendere giustizia

Un nuovo reato penale consentirebbe di rendere giustizia alla natura del cyberbullismo, ha sostenuto con successo Benoît Gaillard (PS/VD) a nome della minoranza della commissione. A suo avviso, è infatti determinante il moltiplicarsi di atti individuali che, presi singolarmente, non raggiungono la soglia di punibilità.

Il Parlamento si era già pronunciato a favore della creazione di un reato penale contro lo stalking durante la sessione estiva con gli stessi argomenti.

Proseguono inoltre i lavori volti a introdurre una norma penale sul cybergrooming, ossia quando gli adulti instaurano in modo mirato un rapporto di fiducia con i minori tramite Internet e cercano, con mezzi manipolatori, di avere con loro conversazioni a carattere sessuale o di coinvolgerli in atti sessuali.

A metà settembre, l'associazione senza scopo di lucro NextGen4Impact ha presentato al Consiglio federale una petizione firmata da 600'000 persone che chiede che le piattaforme dei social network non siano più accessibili ai bambini e agli adolescenti di età inferiore ai 16 anni. L'obiettivo è proteggerli dalla dipendenza, dal cyberbullismo e dalla manipolazione commerciale.

Nel febbraio scorso, il Governo aveva annunciato l'intenzione di esaminare in un rapporto l'opportunità di vietare o limitare l'accesso ai social network ai minori di 16 anni.

Informazioni

Segreteria della Commissione degli affari giuridici (CAG)

rk.caj@parl.admin.ch

Commissione degli affari giuridici (CAG)