20.4568 · Mozione · 2020-12-17
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di presentare un disegno di legge, sul modello di quello proposto dal governo austriaco, per introdurre in Svizzera il reato di islam politico.
Begründung
Il governo austriaco intende introdurre il reato di islam politico. L'islam politico non è di per sé terrorismo, è però il terreno su cui il terrorismo prospera.
La Svizzera non può più fingere di essere un'isola felice: in poco più di due mesi, si sono registrati due attentati terroristici di matrice islamiste, a Morges ed a Lugano. A Morges è morta una persona, a Lugano c'è mancato poco.
Gli strumenti legali attualmente a disposizione in Svizzera per combattere l'estremismo islamico sono insufficienti. Ciò vale anche per le modifiche legislative varate nella sessione autunnale delle Camere federali, tra l'altro sottoposte a referendum.
L'islam politico costituisce, a non averne dubbio, un pericolo per la sicurezza interna della Svizzera. A salvaguardia di questa sicurezza, va messo fuori legge. Le associazioni che lo diffondono vanno proibite e le moschee ed i "centri culturali" dove viene predicato vanno chiusi. Le persone che lo diffondono, se straniere, vanno espulse dalla Svizzera.
I flussi finanziari in arrivo dall'estero, vale a dire da Paesi dove vige l'islam politico, che vanno ad alimentarne la diffusione in Svizzera, devono essere interrotti.
Lo Stato necessita della base legale per poter intervenire in questi ambiti.
La libertà di associazione, come tutte i diritti costituzionali, può essere limitata se esiste una base legale, un interesse pubblico, e se la limitazione è proporzionata. Vietare le associazioni che diffondono l'islam politico, incompatibile con lo Stato di diritto, è sicuramente nell'interesse pubblico. Né si può parlare di una misura sproporzionata, considerando che il terrorismo islamico minaccia vite umane.
Neppure si può invocare la libertà di religione laddove quanto predicato non è religione, bensì un'ideologia pericolosa che crea terreno fertile per il terrorismo.
"La politica non solo ha sottovalutato, ma ha anche deliberatamente ignorato lo sviluppo dell'islamismo", ha scritto l'attivista Saida Keller-Messahli, fondatrice e presidente del Forum per un Islam progressista, insignita nel 2016 del Premio svizzero per i diritti umani. E' pertanto urgente cambiare rotta, seguendo l'esempio austriaco.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale è consapevole dei rischi che le comunità estremiste rappresentano per la sicurezza interna, l'evoluzione della società e la pace religiosa. L'introduzione di un divieto dell'islam politico sarebbe discriminatoria, in quanto riguarda un'unica religione. Inoltre, un tale divieto di principio non violerebbe soltanto il diritto costituzionale alla libertà di opinione, ma sarebbe pure contrario alla libertà di credo e di coscienza nonché alla libertà di riunione e di associazione. Il Consiglio federale si rifiuta di instaurare un diritto penale che punisca le convinzioni o le opinioni. È in particolare per timori di ordine costituzionale che a dicembre 2020 il divieto dell'islam politico vagliato in Austria è stato stralciato dal pacchetto antiterrorismo. Il diritto vigente permette già al Consiglio federale di vietare un'organizzazione o un gruppo che direttamente o indirettamente propaga, sostiene o favorisce in altro modo attività terroristiche o di estremismo violento. Una condizione in particolare è che tali gruppi od organizzazioni minaccino concretamente la sicurezza interna o esterna (art. 74 cpv. 1 della legge federale sulle attività informative, LAIn; RS 121.0). Sul piano dello Stato di diritto, questa condizione deve essere rispettata. Il Consiglio federale ha finora vietato i due gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate. Il Consiglio federale può inoltre vietare a una persona fisica, a un'organizzazione o a un gruppo un'attività che minaccia concretamente la sicurezza interna o esterna e che direttamente o indirettamente serve a propagare, sostenere o favorire in altro modo attività terroristiche o di estremismo violento (art. 73 cpv. 1 LAIn). Oltre alle misure sopracitate, per lottare contro le minacce terroristiche la Confederazione può anche ricorrere a misure preventive di polizia. L'Ufficio federale di polizia (fedpol) può disporre divieti d'entrata ed espulsioni nei confronti di stranieri se sussistono indizi concreti e attuali di attività terroristiche, tra cui il sostegno a un'organizzazione vietata (art. 67 cpv. 4 e 68 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, LStrI; RS 142.20). Dal 2016 fedpol ha pronunciato 24 espulsioni in relazione al terrorismo, 15 delle quali sono state eseguite. Inoltre, la legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), adottata dal Parlamento il 25 settembre 2020 (FF 2020 6795), mira a dotare le autorità di polizia di possibilità supplementari per far fronte alle minacce terroristiche. Contro questo disegno di legge è stato lanciato un referendum. Il Consiglio federale ritiene necessario rendere più trasparente il finanziamento delle istituzioni religiose. Con una revisione della legge sul riciclaggio di denaro (19.044), propone che le associazioni che a causa dei loro legami con l'estero presentano il rischio di essere sfruttate per scopi di finanziamento del terrorismo o riciclaggio di denaro devono farsi iscrivere nel registro di commercio (FF 2019 4539, in particolare 4618 segg.). Tutte le associazioni assoggettate a quest'obbligo devono anche tenere un elenco dei loro soci e avere un rappresentante domiciliato in Svizzera. L'affare è attualmente trattato in Parlamento.
In occasione della revisione in corso della LAIn, fedpol sta esaminando, in collaborazione con il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), altre possibilità giuridiche per meglio identificare, sorvegliare e impedire il finanziamento dall'estero di istituzioni religiose che favoriscono l'estremismo violento e la radicalizzazione. L'obiettivo è potenziare gli attuali strumenti del SIC al fine di salvaguardare la sicurezza interna ed esterna. Si sta vagliando in particolare la possibilità di introdurre una nuova misura di acquisizione soggetta ad autorizzazione secondo l'articolo 26 LAIn, che darebbe al SIC un migliore accesso alle finanze delle organizzazioni o dei gruppi sospettati di minacciare la sicurezza interna o esterna e propagare attività terroristiche o di estremismo violento. Se tali sospetti fossero confermati, il SIC potrebbe chiedere al Consiglio federale di pronunciare un divieto di attività secondo l'articolo 73 LAIn.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.