21.032 · Oggetto del Consiglio federale · 2021-04-28
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Zusammenfassung
Messaggio del 21 aprile 2021 concernente la modifica della legge sui lavoratori distaccati
Ausgangslage
Comunicato stampa del Consiglio federale del 28.04.2021
Il Consiglio federale adotta il messaggio concernente la modifica della legge sui lavoratori distaccati
Il 28 aprile 2021 il Consiglio federale ha adottato il messaggio e il disegno di legge concernenti la revisione parziale della legge sui lavoratori distaccati. La revisione prevede la possibilità di imporre alle aziende di distacco dei Paesi UE il rispetto dei salari minimi cantonali.
La revisione attua la mozione Abate 18.3473, presentata a seguito dell'introduzione di leggi cantonali sul salario minimo, la quale chiedeva al Consiglio federale di prevedere che anche le aziende di distacco dell'UE siano tenute a garantire i salari minimi cantonali. Nel quadro dell'attuazione proposta, l'obbligo previsto vale soltanto se la legge cantonale applica il salario minimo anche ai lavoratori il cui luogo di lavoro abituale si trova al di fuori del territorio cantonale. Il progetto stabilisce inoltre che i Cantoni controllino il rispetto delle disposizioni cantonali sui salari minimi e che ne garantiscano l'esecuzione conformemente alle proprie normative.
La revisione proposta tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE: tutti i datori di lavoro i cui collaboratori sono attivi in un Cantone che prevede una legge sul salario minimo sono infatti trattati allo stesso modo.
Riduzione delle indennità federali sancita esplicitamente
La revisione crea una base legale esplicita che permetterà alla Confederazione di richiedere una riduzione o una restituzione delle indennità versate se gli organi esecutivi non adempiono o adempiono in maniera parziale i compiti previsti dalla legge sui lavoratori distaccati e dalla legge sul lavoro nero. A entrambe le leggi verrà aggiunta una disposizione in tal senso.
Infine, la legge sui lavoratori distaccati consentirà alla Confederazione di mettere a disposizione degli organi esecutivi (interlocutori sociali e Cantoni) una piattaforma per la comunicazione elettronica che permette di trasmettere documenti e informazioni nell'ambito dell'esecuzione della legge sui lavoratori distaccati. La Confederazione potrà conservare i dati necessari e trattarli nel quadro della manutenzione della piattaforma.
Verhandlungen
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio degli Stati, 29.09.2021
Distaccati e salari minimi, no a soluzione nazionale
I Cantoni possono decidere da soli di imporre l'applicazione dei salari minimi ai lavoratori distaccati e non è necessario disciplinare la questione a livello federale.
Con questa motivazione, il Consiglio degli Stati non è entrato nel merito (25 voti a 17 e una astensione) su un disegno di legge governativo frutto di una mozione dell'ex "senatore" Fabio Abate (PLR/TI) che avrebbe voluto iscrivere nella Legge federale sui distaccati (LDist) il rispetto del salario minimo laddove esiste.
La mozione Abate
Alla base della mozione Abate del 2018, approvata dai due rami del Parlamento, c'è l'introduzione, nei cantoni di Neuchâtel, Giura e Ticino (a cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Città), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale, ossia la concorrenza sleale dall'estero.
La revisione della legge prevede la possibilità di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non è al momento regolato nella LDist.
Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.
Un disegno rispettoso delle competenze
Nelle intenzioni del Consiglio federale, ha affermato il ministro dell'economia Guy Parmelin, la proposta terrebbe conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantirebbe l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE: tutti i datori di lavoro i cui lavoratori sono attivi in un Cantone che prevede una legge sul salario minimo sono trattati allo stesso modo.
Stando alla sinistra, sostenuta anche dal Centro, battutasi per l'entrata nel merito, si tratta di inserire nella legge sui lavoratori distaccati anche il rispetto dei salari minimi cantonali, per ragioni di sicurezza giuridica e, soprattutto, per rispondere ai problemi di diversi cantoni di frontiera alle prese con un marcato dumping salariale. Agire a livello nazionale è tanto più necessario come dimostrano le risposte positive fornite da 23 cantoni durante la procedura di consultazione.
Non entrare in materia verrebbe considerato una provocazione da quei cantoni di frontiera come il Ticino, ha affermato Paul Rechsteiner (PS/SG), che deve fare i conti con una regione vicina, la Lombardia, che conosce salari orari nettamente più bassi di quelli praticati nel suo territorio.
A sostegno di Rechsteiner, si sono accodati i colleghi di partito Christian Levrat (FR) e Marina Carobbio Guscetti (TI), spalleggiati anche Charles Julliard (Centro/JU), secondo i quali si tratta di agire contro la concorrenza sleale e di non minare la credibilità della libera circolazione, specie agli occhi di quelle regioni confrontate con problemi immensi, come il fenomeno della sostituzione dei lavoratori indigeni, come ricordato nel suo intervento dalla "senatrice" Carobbio.
Diversi oratori di destra, tra cui Ruedi Noser (PLR/ZH) e Benedikt Würth (Centro/SG), hanno rammentato che la fissazione di salari minimi cantonali è una misura di politica sociale la cui attuazione spetta ai Cantoni, mentre la LDist rientra nell'ambito della politica economica, di competenza della Confederazione.
A tale riguardo, Guy Parmelin ha spiegato che il progetto governativo risponde proprio a questo dilemma, messo in rilievo da una sentenza del Tribunale federale, e crea in questo modo una maggiore sicurezza giuridica. Sia Parmelin che i sostenitori della legge hanno aggiunto, inoltre, che i Cantoni che non conoscono un salario minimo non saranno obbligati a rispettarlo.
Nonostante l'insistenza, la maggioranza del plenum non si è piegata: a suo parere, non è necessario legiferare a livello nazionale, poiché a suo avviso i Cantoni possono risolvere da soli il problema, anche se non è sempre facile come dimostra il caso giurassiano, ricorrendo alla commissioni paritetiche o ad altri organismi, ossia al tradizionale partenariato sociale.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 14.12.2021
Lavoratori distaccati e salari minimi, sì a entrata in materia
I lavoratori distaccati devono sottostare al salario minimo stabilito da quei cantoni che lo applicano. È l'opinione del Consiglio nazionale che - contrariamente agli Stati - ha deciso di entrare in materia su un disegno di legge frutto di una mozione dell'ex "senatore" Fabio Abate (PLR/TI). La decisione è stata presa con 104 voti contro 86 e 4 astenuti.
Petra Gössi (PLR/SZ) - a nome della maggioranza della commissione contraria alla revisione legislativa - ha evocato un problema d'applicazione della legge proposta: le disposizioni sui salari minimi non sono uguali nei cantoni che le hanno introdotte. Non è dunque opportuno legiferare a livello nazionale, anche poiché i Cantoni possono risolvere da soli il problema.
"I problemi del canton Ticino li deve risolvere il Canton Ticino, così come ha fatto il Giura", ha aggiunto Thomas Burgherr (UDC/AG). Al confine con l'Italia servono soluzioni diverse rispetto a quelle necessarie a Ginevra, ha aggiunto l'argoviese esponendo la sua contrarietà nell'introdurre una soluzione a livello nazionale quando è possibile trovarne a livello locale.
Gössi ha poi anche sostenuto che la fissazione di salari minimi cantonali è una misura di politica sociale la cui attuazione spetta ai Cantoni, mentre la Legge federale sui distaccati (LDist) rientra nell'ambito della politica economica, di competenza della Confederazione. Burgherr ha anche detto di non volere "più Stato" nel settore. La proposta metterebbe a repentaglio il partenariato sociale, ha aggiunto Jürg Grossen (PVL/BE).
Qui non si tratta di decidere se i salari minimi siano una cosa positiva o negativa, ha replicato Fabio Regazzi (Centro/TI) a nome della minoranza. Ventitré cantoni su ventisei si sono mostrati favorevoli al progetto, la cui attuazione permetterebbe di garantire la certezza del diritto e la tutela dei lavoratori svizzeri.
Con la situazione attuale, ha proseguito Regazzi, le aziende dell'UE sono avvantaggiate rispetto alle PMI elvetiche. Il ticinese ha fatto l'esempio di una azienda italiana, che potrebbe offrire in Ticino servizi a prezzo più basso. Il salario minimo lombardo è infatti la metà di quello in vigore nel cantone italofono.
"Come possono i fautori di una concorrenza libera e equa respingere questo progetto che mira proprio a evitare una distorsione della concorrenza?", si è chiesta Greta Gysin (Verdi/TI) domandando solidarietà con i cantoni di frontiera come il Ticino che hanno una difficoltà oggettiva con le aziende dell'UE. Questa legge chiede unicamente di applicare le stesse condizioni a tutte le ditte attive in Svizzera, ha sostenuto Bruno Storni (PS/TI).
Il problema è innegabile e non si risolverà negando una discussione, ha sostenuto a nome dell'Alleanza del Centro Markus Ritter (SG). Una base legale è necessaria per evitare ricorsi il cui esito non è scontato, ha aggiunto.
Il progetto tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE, ha precisato da parte sua il consigliere federale Guy Parmelin.
L'oggetto torna ora al Consiglio degli Stati. Qualora dovesse confermare la non entrata in materia, il progetto verrebbe definitivamente affossato.
La mozione
Con la sua mozione, Abate avrebbe voluto iscrivere nella Legge federale sui distaccati (LDist) il rispetto del salario minimo laddove esiste. Alla base dell'atto parlamentare inoltrato nel 2018 e approvato dai due rami del Parlamento, c'era l'introduzione, nei cantoni di Neuchâtel, Giura e Ticino (a cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Città), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale.
La revisione della legge prevede la possibilità di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non è al momento regolato nella LDist.
Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 08.03.2022
Lavoratori distaccati sottoposti a salario minimo
I lavoratori distaccati dovrebbero in futuro sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale per 106 voti a 77 (5 astenuti), concretizzando un disegno di legge governativo frutto di una mozione dell'ex "senatore" Fabio Abate (PLR/TI).
La revisione della legge sui lavoratori distaccati vincola in particolare i datori di lavoro stranieri al rispetto di possibili salari minimi cantonali. Il dossier, tuttavia, è ancora in bilico: dovrà infatti ancora essere sottoposto all'attenzione del Consiglio degli Stati che potrebbe anche non entrare nel merito, come accaduto nel settembre 2021. Qualora dovesse ribadire quella decisione, l'intera legge verrebbe archiviata.
Lo scorso autunno, per 20 voti a 17, i "senatori" si erano opposti alla legge sostenendo i Cantoni possono decidere da soli se imporre o meno l'applicazione dei salari minimi ai lavoratori distaccati e che non era necessario disciplinare la questione a livello federale. Argomenti ripresi oggi dagli avversari del progetto, secondo i quali inoltre una soluzione nazionale avrebbe pregiudicato la contrattazione collettiva. Ma al voto nel plenum, oggi l'ha spuntata la maggioranza formata dal campo rosso-verde e dal centro.
A nome della commissione, il presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), Fabio Regazzi (Centro/TI), ha invitato i colleghi a superare gli steccati ideologici, approvando una legge che creerà uguali condizioni per tutti, facendo in modo che le società estere che distaccano collaboratori in Svizzera, e in particolare nel Ticino, possano venir agevolate grazie al non rispetto dei salari minimi decisi a livello cantonale.
Insomma, per Regazzi si tratta di evitare distorsioni alla concorrenza, discriminando le imprese svizzere, fermo restando che il progetto non impone salari minimi ai cantoni che non li applicano. Le competenze cantonali vengono rispettate, ha sottolineato il consigliere nazionale locarnese, i cui argomenti sono stati ripresi anche da altri oratori, alcuni dei quali hanno ricordato anche il forte divario salariale esistente tra il cantone a sud delle Alpi e il vicino italiano.
Alla base della mozione di Abate del 2018 vi è l'introduzione, nei cantoni di Neuchâtel, Giura e Ticino (a cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Città), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale, ossia la concorrenza sleale dall'estero.
La revisione della legge prevede la possibilità di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non è al momento regolato nella Legge sui distaccati (LDist).
Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.
Il progetto tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l'osservanza del principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE, ha precisato da parte sua il consigliere federale Guy Parmelin.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio degli Stati, 14.06.2022
Salario minimo, no per lavoratori distaccati
I lavoratori distaccati non devono sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. Per la seconda volta, il Consiglio degli Stati ha respinto (26 voti a 19) l'entrata nel merito sul progetto di legge frutto di una mozione dell'ex "senatore" Fabio Abate (PLR/TI). Il dossier è liquidato.
Secondo la maggioranza, i Cantoni che applicano il salario minimo hanno già la possibilità di estenderlo a tutti i lavoratori attivi sul territorio: non è quindi necessario ricorrere al diritto federale per regolare questo problema.
Lo scorso marzo, il Consiglio nazionale aveva accolto il progetto di legge - 106 voti a 77 (5 astenuti) - in base al quale i lavoratori distaccati dovrebbero, in futuro, sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. La revisione della legge sui lavoratori distaccati vincola in particolare i datori di lavoro stranieri al rispetto di possibili salari minimi cantonali.
Per i sostenitori della soluzione nazionale, come Marina Carobbio (PS/TI), Céline Vara (Verdi/NE), Paul Rechsteiner (PS/SG) e Charles Julliard (Centro/JU), la mozione non crea obblighi per quei Cantoni che non applicano il salario minimo, ma modifica la legge federale sui distaccati affinché le ditte estere che inviano operai in Svizzera siano obbligate a rispettare i salari minimi laddove applicati, come il Ticino, il Giura, Neuchâtel, Ginevra e Basilea Città. Il problema, insomma, è di natura giuridica giacché le leggi cantonali e le ordinanze non si applicano ai distaccati, sottoposti alla normativa federale. Per questo la mozione crea le basi per una maggiore sicurezza giuridica. Non è quindi vero, stando al campo rosso-verde, che i Cantoni possono già far rispettare i salari minimi.
Per i sostenitori della mozione e del progetto di legge, con questa modifica normativa non si fa altro che istituire pari condizioni per tutti, evitando la concorrenza sleale da parte delle ditte estere che possono inviare in Svizzera i propri rappresentanti senza dover per forza rispettare i salari minimi.
Stando a Rechsteiner, gli argomenti tirati in ballo dagli avversari della mozione e del progetto governativo nascondono invero un pregiudizio ideologico nei confronti del salari minimi. Un "no" a questo progetto, sostenuto tra l'altro da ben 23 Cantoni, proprio da parte della camera che li rappresenta, è incomprensibile secondo il sangallese, nonché un "affronto" nei confronti del Ticino dove vige un salario minimo - 19 franchi - assai basso.
Un "no" equivale, a detta del "senatore" socialista, a lasciare campo libero al dumping sociale e salariale. Insomma, rifiutare il disegno di legge è un "autogol", una "vergogna" che danneggia il tessuto sociale e le aziende attive sul territorio.
Nel suo intervento, la consigliera agli stati Carobbio ha rammentato le parole pronunciate al Nazionale - che a differenza degli Stati si è sempre detto a favore del progetto, n.d.r - dal presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri, Fabio Regazzi (Centro/TI), secondo cui la legge creerà uguali condizioni per tutti, facendo in modo che le società estere che distaccano collaboratori in Svizzera, e in particolare nel Ticino, possano venir favorite grazie al mancato rispetto dei salari minimi decisi a livello cantonale.
Ma nonostante l'accorato appello di una parte del plenum, spalleggiato dal ministro dell'economia Guy Parmelin che ha sottolineato anche i vantaggi della legge che introduce una piattaforma elettronica per migliorare i controlli, la maggioranza dei "senatori" ha preferito respingere per la seconda volta l'entrata in materia, mettendo la parola "fine" ai dibattiti su questo tema.
Alla base della mozione Abate del 2018 vi è l'introduzione, nei cantoni di Neuchâtel, Giura, Ticino, Ginevra e Basilea Città, di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale. La revisione della legge prevedeva la possibilità di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non è al momento regolato nella Legge sui distaccati (LDist).
Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati sarebbero dovuti rientrare nel campo d'applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe stato controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale.
Il progetto governativo teneva conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale, garantendo il principio di non discriminazione sancito nell'Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l'UE.