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21.1076 · Interrogazione urgente · 2021-12-02

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Al più tardi da quando la vaccinazione è ampiamente diffusa, il tasso di occupazione delle unità di terapia intensiva e le capacità degli ospedali sono gli unici indicatori rilevanti rimasti nella lotta alla pandemia. Ed è anche nelle unità di terapia intensiva e negli ospedali che si presentano rapidamente i problemi maggiori.

Il Consiglio federale è pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Perché nell'ultimo anno e mezzo non sono stati elaborati e attuati piani per consentire al Consiglio federale di ricorrere nell'emergenza all'esercito per sgravare le unità di terapia intensiva? L'esercito dispone di sufficiente personale e anche del know-how medico necessario ed è la nostra ultima riserva di sicurezza.

2. Il Consiglio federale può immaginarsi di ricorrere all'esercito per sgravare gli ospedali in caso di sovraccarico delle unità di terapia intensiva?

3. Perché nell'ultimo anno e mezzo non sono stati elaborati e attuati piani per consentire in generale di impiegare nell'emergenza personale curante, sanitario e medico nelle unità di terapia intensiva prevedendo formazioni e premi speciali?

4. Perché nell'ultimo anno e mezzo non sono stati elaborati e attuati piani per consentire in generale di sgravare le unità di terapia intensiva degli ospedali pubblici ricorrendo a personale sanitario e medico di ospedali privati?

5. Com'è possibile che, stando ai dati dell'Ufficio federale di statistica, in un anno così particolare come il 2020 i ricoveri ospedalieri abbiano fatto registrare per la prima volta in dieci anni una diminuzione (-5 %)?

6. Come si spiega che, sempre stando ai dati dell'Ufficio federale di statistica, nel 2020 i pazienti affetti da coronavirus abbiano rappresentato soltanto il 2,9 per cento dei ricoveri ospedalieri e come si può sostenere, su questa base, che questi pazienti siano responsabili del presunto sovraccarico degli ospedali?

7. Perché non si è proceduto a un confronto tra approcci terapeutici correnti e nuovi in piccoli studi prospettici per ottimizzare le terapie e di conseguenza sgravare le unità di terapia intensiva?

Stellungnahme des Bundesrates

1. e 2. L'appoggio dell'esercito alle autorità civili è sussidiario, ossia l'esaurimento dei mezzi dei Cantoni è condizione indispensabile per il suo impiego, a cui si può ricorrere solo previa apposita domanda.

L'appoggio alle autorità civili è uno dei compiti dell'esercito, che proprio per questo aggiorna costantemente i propri piani d'intervento per l'eventualità in cui debba prestare servizio d'appoggio alle autorità sanitarie civili. Le esperienze nel quadro della pandemia di COVID-19 hanno mostrato che gli ospedali civili ricorrono al sostegno dei soldati delle truppe sanitarie e d'ospedale. Dopo una breve formazione, i soldati sanitari possono essere impiegati anche nelle unità di terapia intensiva per compiti ausiliari (p. es. di sorveglianza). Lo scorso inverno, durante la seconda ondata della pandemia, alcuni ospedali ne hanno impiegati. L'esercito è in grado di sgravare le strutture ospedaliere civili anche mettendo a loro disposizione veicoli sanitari e autisti per il trasporto di pazienti contagiosi.

Il 7 dicembre 2021 il Consiglio federale ha deciso un nuovo servizio d'appoggio dell'esercito a favore delle autorità civili fino al 31 marzo 2022. Saranno impiegati al massimo 2500 militari che potranno fornire supporto agli ospedali nella cura e nel trasporto dei pazienti, nonché ai Cantoni nelle vaccinazioni. Poiché il servizio d'appoggio durerà più di tre settimane e l'effettivo massimo comprenderà più di 2000 militari, è necessaria l'approvazione dell'Assemblea federale. Il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento il pertinente messaggio nella sessione primaverile 2022.

Tuttavia, il personale messo a disposizione dall'esercito, in particolare i soldati sanitari e d'ospedale, non rimane a disposizione per un periodo illimitato. Nel 2020 e nel 2021 la maggior parte di questi soldati è stata chiamata in servizio due volte per periodi prolungati. Occorre dunque ricorrervi in maniera appropriata, tenendo conto soprattutto delle priorità date ai compiti loro attribuiti.

3. e 4. Come già esposto nella risposta alla domanda 21.7809 Aeschi Thomas, spetta ai Cantoni, cioè alle istituzioni (formative) del sistema sanitario condurre campagne di formazione. In questo ambito la Confederazione non ha alcuna competenza. Diversi Cantoni hanno coinvolto ospedali privati nella pianificazione delle misure anti crisi, per esempio organizzando pool di personale per le unità di terapia intensiva o mediante appositi mandati di prestazioni. Tuttavia, per queste unità, al di là della carenza di personale specializzato e dei numerosi abbandoni dovuti all'elevato sovraccarico, il reclutamento è reso più difficoltoso dalla limitata capacità di formazione dovuta alla pandemia di coronavirus. A ciò si aggiunge che l'estrema complessità dell'attività svolta nelle unità di terapia intensiva richiede una formazione supplementare di due anni.

Da tempo il Consiglio federale riconosce la carenza di personale curante e per questo, negli ultimi anni, ha adottato diversi provvedimenti per ovviarvi anche in tempi normali. Questo ha portato, tra l'altro, a un netto incremento del numero dei diplomati a tutti i livelli. Con l'iniziativa sulle cure infermieristiche, accolta dal Popolo il 28 novembre 2021, questi sforzi saranno proseguiti e intensificati.

5. Gran parte del calo dei ricoveri, più dell'80 per cento, è ascrivibile alla prima ondata della pandemia (primavera 2020), che coincide con il periodo in cui sono state introdotte limitazioni per gli interventi non urgenti. Benché dopo la prima ondata il numero dei ricoveri si sia attestato nuovamente a un livello in linea con quello degli anni precedenti, sull'arco dell'anno è stata registrata una diminuzione dei ricoveri ospedalieri.

6. Il 2,9 per cento dei ricoveri ospedalieri di cui si parla corrisponde alla percentuale media dei casi di diagnosi di COVID-19 nel corso dell'anno e non può essere paragonato direttamente con il sovraccarico durante un'ondata di pandemia limitata nel tempo. Il rischio di problemi di capacità è piuttosto un evento temporaneo che riguarda reparti specifici, in particolare quelli di terapia intensiva. Inoltre, a causa della durata più lunga del trattamento, i ricoveri di pazienti COVID-19 richiedono in proporzione maggiori risorse ospedaliere rispetto a quelli dovuti ad altre diagnosi. Spesso questi pazienti necessitano anche di terapie intensive. Al tempo del picco della seconda ondata (17 novembre 2020) i posti letto occupati da pazienti COVID-19 nelle unità di terapia intensiva erano 528, ossia il 46,9 per cento dei 1127 allora disponibili. Le insufficienti capacità di questi reparti hanno inoltre costretto al rinvio di interventi che avrebbero comportato un ricovero in terapia intensiva, per esempio in caso di incidenti, patologie gravi oppure operazioni.

I pazienti con un'infezione da SARS-CoV-2 confermata in laboratorio comportano inoltre oneri supplementari per gli ospedali, poiché per impedire contagi all'interno delle strutture è necessario adottare misure speciali.

7. Le raccomandazioni su possibili approcci terapeutici per la cura del coronavirus non sono di competenza delle autorità federali, bensì delle associazioni mediche professionali svizzere (in particolare della Società svizzera di malattie infettive), che aggiornano costantemente le proprie raccomandazioni sulla base delle più recenti acquisizioni scientifiche.

L'Ufficio federale della sanità pubblica si consulta regolarmente con il gruppo di esperti Cure cliniche della Swiss National COVID-19 Science Task Force su terapie con medicamenti attuali e nuovi. Se il gruppo di esperti ritiene che un medicamento o un principio attivo sia promettente, la Confederazione può avviarne l'acquisto e consentirne l'impiego e il rimborso già prima dell'omologazione ordinaria. Due anticorpi monoclonali sono disponibili per il trattamento della COVID-19 rispettivamente da maggio e settembre del 2021. Altri sono oggetto di studi clinici finali. Impiegati per tempo, permettono di evitare decorsi gravi e ospedalizzazioni.

Risposta del Consiglio federale.