21.3158 · Mozione · 2021-03-15
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di rivedere la definizione di zona di protezione d'emergenza e di estenderla a tutto il territorio. In tal modo può tenere conto del fatto che, in caso di incidente nucleare, a seconda delle condizioni meteorologiche, possano prodursi in zone ben oltre i 20 chilometri contaminazioni significative che richiedono l'adozione di provvedimenti di protezione d'emergenza, che spaziano dal confinamento all'evacuazione.
Può prendere così in considerazione i risultati dello studio dell'Institut Biosphère "European Nuclear Power Risk Study (EUNUPRI_2019)".
Begründung
Rivisto nel 2015, il piano di protezione d'emergenza in caso d'incidente in una centrale nucleare rileva due zone di protezione d'emergenza basate sull'ipotesi di un cerchio concentrico attorno alle centrali nucleari svizzere. La prima zona in un raggio compreso tra 3 e 5 chilometri attorno alla centrale, la seconda in un raggio di 20 chilometri.
Il restante territorio, classificato in comprensori di pianificazione, è ripartito in settori geografici per i quali sono previste misure di preparazione e di pianificazione, ma nessun provvedimento di protezione d'emergenza. Servono quindi a prepararsi a un incidente ma non a ordinare provvedimenti d'emergenza.
L'impatto del vento sulla disseminazione è preso in considerazione. Tuttavia, la percezione del rischio è limitata al raggio dei 20 chilometri. La componente meteorologica ha però un ruolo determinante e imprescindibile nell'estensione della contaminazione. Lo studio dell'Institut Biosphère EUNUPRI conclude che in caso di catastrofe nucleare, la radioattività non si limita a questo cerchio, ma che, a seconda dei fenomeni meteorologici, anche i Comuni situati a centinaia di chilometri possono essere gravemente contaminati. Il regime dei venti e della pioggia determina lo spostamento delle nubi. In caso di pioggia, quantità significative di particelle radioattive possono raggiungere il suolo e formare degli "hot spot" che richiedono anche l'evacuazione della popolazione che si trova a centinaia di chilometri dalla centrale in cui si è verificato l'incidente.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Dopo l'incidente verificatosi l'11 marzo 2011 nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi, su mandato del Consiglio federale è stato istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale per la verifica delle misure di protezione d'emergenza in caso di eventi estremi in Svizzera (IDA NOMEX). Tra le misure previste da IDA NOMEX rientra la verifica della concezione delle zone e degli scenari della prevenzione delle emergenze in Svizzera. Nel quadro di queste verifiche sono stati presi in considerazione svariati scenari d'incidente, tra cui anche quelli con il rilascio di considerevoli quantità di sostanze radioattive. Di conseguenza, nel 2015 è stato definito un nuovo scenario per la pianificazione d'emergenza mentre è stato confermato, nelle sue linee sostanziali, il piano di protezione d'emergenza in caso d'incidente in una centrale nucleare. Inoltre, è stato confermato che, in caso di incidenti molto gravi negli impianti nucleari svizzeri, in determinate circostanze, potrebbero essere necessarie misure per proteggere la popolazione anche nelle zone in un raggio di oltre 20 chilometri attorno alla centrale interessata. Di conseguenza, la distribuzione in via preliminare delle compresse allo iodio è stata ampliata da 20 a 50 chilometri attorno a una centrale nucleare svizzera e la pianificazione dell'evacuazione è stata estesa a parti della popolazione della zona 2 con un raggio di 20 chilometri. Inoltre, con la revisione dell'ordinanza del 14 novembre 2018 sulla protezione d'emergenza in prossimità degli impianti nucleari (ordinanza sulla protezione d'emergenza; RS 732.33), i Cantoni al di fuori delle zone di protezione d'emergenza 1 e 2 sono tenuti a provvedere all'evacuazione della popolazione dagli hot spot a seconda delle necessità.
Finché lo Stato maggiore federale Protezione della popolazione non è operativo, la Centrale nazionale d'allarme (CENAL) adotta le necessarie misure immediate per proteggere la popolazione. L'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) gestisce una propria organizzazione per i casi di emergenza, che emette raccomandazioni e fornisce consulenza alle autorità responsabili della predisposizione di provvedimenti di protezione per la popolazione in caso di evento. L'IFSN è in grado di elaborare per tutto l'Altopiano modelli di dispersione nell'atmosfera delle sostanze radioattive rilasciate a seguito di un incidente e di raccomandare provvedimenti di protezione per zone in un raggio di oltre 20 chilometri. Le sirene telecomandate attivate a livello centrale (di norma dalla rispettiva Polizia cantonale) permettono inoltre di allertare in tutta la Svizzera la popolazione potenzialmente colpita e di ordinare i provvedimenti di protezione in base alla situazione.
Con le sue previsioni meteorologiche molto precise, l'Ufficio federale di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera) fornisce basi essenziali per i calcoli della dispersione delle sostanze radioattive per la Svizzera. Inoltre, fornisce consulenza alla CENAL e, su richiesta, esegue calcoli di dispersione su larga scala anche oltre i confini nazionali.
Le conoscenze acquisite a seguito dell'incidente al reattore nucleare di Fukushima Daiichi hanno portato a un riesame completo delle basi giuridiche della protezione d'emergenza in Svizzera. Pertanto, attualmente non è necessario procedere ad alcun nuovo esame delle basi giuridiche. Nel quadro dell'aggiornamento periodico del rapporto sulle catastrofi e sulle situazioni d'emergenza in Svizzera, ogni cinque anni si procede a un rilevamento e a una valutazione dei possibili pericoli ed eventi in Svizzera, compresi anche gli incidenti in una centrale nucleare.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.