21.3622 · Interpellanza urgente · 2021-06-01
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
1. Il Consiglio federale è disposto a pubblicare i documenti scritti su cui si è basato per soppesare i vantaggi e gli svantaggi materiali della rottura dei negoziati?
2. Perché il Consiglio federale non ha tentato di pervenire a un accordo politico con concessioni della Svizzera nell'ambito della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE e concessioni dell'UE in materia di protezione dei salari?
3. Intende inviare un giorno il suo ministro degli esteri in visita ufficiale a Bruxelles? Come pensa di avviare l'annunciato "dialogo politico" con Bruxelles? In quale formato?
4. Come pensa il Consiglio federale di ottenere il rinnovo di vari accordi di cooperazione in scadenza, senza la buona volontà dell'UE? Cosa intende offrire il Consiglio federale?
5. Può garantire che l'allineamento legislativo che persegue con il progetto denominato "Stabilex" venga riconosciuto dall'UE? Esistono prove a sostegno di questa ipotesi?
6. Il Consiglio federale è disposto ad adeguare le basi giuridiche per un pagamento immediato del miliardo di coesione?
7. Nell'analisi costi-benefici dell'interruzione dei negoziati sull'accordo quadro, il consigliere federale Cassis ha spiegato che il Consiglio federale ha privilegiato la "dimensione politica" rispetto a quella finanziaria. Che significa? A quale "dimensione politica" si riferisce? Si tratta di una valutazione fondamentalmente nuova dell'Accordo istituzionale rispetto alla posizione del Consiglio federale del novembre 2018? In caso affermativo, come la giustifica il Consiglio federale?
Stellungnahme des Bundesrates
Ad 1: Nel rapporto del 26 maggio 2021 riguardante i negoziati per un accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l'UE, il Consiglio federale ha presentato in dettaglio la sua valutazione globale dei risultati dei negoziati e le sue basi decisionali. Si allega una tabella riassuntiva degli effetti della mancata conclusione di un accordo istituzionale. Per quanto riguarda le conseguenze e le misure di attenuazione, questa tabella è la versione più aggiornata della panoramica utilizzata dal Consiglio federale il 26 maggio 2021 come base decisionale.
Ad 2: Come illustrato nel rapporto menzionato, sin dall'inizio la Svizzera ha definito come "linee rosse" la tutela delle misure di accompagnamento (protezione dei salari) e l'esclusione del recepimento della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, due requisiti che sono stati confermati nelle successive consultazioni a livello nazionale in quanto interessi essenziali e quindi decisivi affinché l'Accordo istituzionale potesse ottenere una maggioranza all'interno del Paese. Nell'ambito della precisazione dell'11 novembre 2020 della sua posizione negoziale, effettuata coinvolgendo i Cantoni e le parti sociali, il Consiglio federale ha rinunciato a chiedere l'esclusione integrale della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, limitandosi a chiedere l'esclusione di sette aspetti specifici della direttiva. L'UE non era tuttavia disposta ad aprire trattative su possibili eccezioni dall'obbligo di recepire la direttiva.
Ad 3-6: Contestualmente alla decisione di porre fine ai negoziati relativi all'Accordo istituzionale, il Consiglio federale ha ribadito il proprio interesse per la prosecuzione della collaudata via bilaterale con l'UE. Alla luce del comprovato interesse di ambedue le parti a un'ampia collaborazione tematica, il Consiglio federale ritiene che la Svizzera e l'UE debbano continuare ad applicare pienamente gli accordi bilaterali esistenti e aggiornarli laddove si registrino sviluppi rilevanti del diritto comunitario. Allo stesso modo, auspica la prosecuzione delle cooperazioni tra la Svizzera e l'UE. La Svizzera non vede motivo di essere penalizzata rispetto ad altri Stati terzi per quanto concerne la partecipazione ai programmi dell'UE o i riconoscimenti dell'equivalenza. Anche senza accordo istituzionale, la Svizzera rimane infatti un partner serio e affidabile dell'UE e dei suoi Stati membri.
Con l'obiettivo di stabilizzare la cooperazione bilaterale tra Svizzera e UE a seguito della mancata conclusione dell'Accordo istituzionale, il 26 maggio 2021 il Consiglio federale ha disposto vari provvedimenti, assicurando in particolare di adoperarsi affinché il Parlamento sblocchi in tempi rapidi il secondo contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell'UE. Già nella sessione autunnale potrebbe essere trattato un messaggio concernente lo stralcio della condizione del trattamento non discriminatorio nei pertinenti decreti federali (crediti quadro "coesione" e "migrazione"). La Svizzera intende poi finalizzare quanto prima l'apposito memorandum d'intesa (MoU) con l'UE.
Il Consiglio federale propone inoltre all'UE l'avvio di un dialogo politico strutturato che permetta di definire e attuare un'agenda comune per la cooperazione futura nell'interesse di entrambe le parti. Il dialogo potrà assumere forme diverse e svolgersi per esempio a livello ministeriale.
Il Consiglio federale sta vagliando anche la possibilità di ridurre autonomamente le discrepanze tra la legislazione svizzera e il diritto dell'UE, sempre che ciò sia nell'interesse del nostro Paese. Tale passo permetterebbe di ridimensionare i punti di attrito tra la Svizzera e l'UE e offrirebbe il vantaggio di poter essere intrapreso nell'ambito di procedure legislative interne e senza pressioni legate a negoziati internazionali. Le decisioni concrete di attuazione andranno però vagliate e prese anche alla luce delle nostre relazioni complessive con l'UE. La Svizzera ha in linea di principio un interesse ad adottare norme equivalenti a quelle dei nostri principali partner commerciali. Già prima di concludere gli accordi bilaterali, ha perciò uniformato le proprie normative a quelle dell'UE in numerosi campi - anche in ambiti non disciplinati da tali accordi. Il Consiglio federale intende proseguire su questa strada e assicurare nella misura del possibile l'omogeneità delle rispettive regolamentazioni.
Ad 7: La decisione di non concludere l'Accordo istituzionale è il risultato di una valutazione degli interessi ad ampio respiro. La Svizzera, che in relazione ai meccanismi istituzionali aveva già fatto concessioni in termini di sovranità politica, aveva bisogno di proteggere i propri interessi essenziali quantomeno nel delicato ambito della libera circolazione delle persone attraverso limitazioni mirate al recepimento dinamico del diritto europeo. L'UE non ha voluto concedere al nostro Paese le necessarie eccezioni per quanto riguarda la protezione dei salari e il recepimento della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, motivo per cui il Consiglio federale ha ritenuto che non fossero soddisfatte le condizioni per la conclusione dell'Accordo istituzionale.
Tabelle
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Risposta del Consiglio federale.