21.4615 · Mozione · 2021-12-16
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di creare una base giuridica affinché i dipendenti intenzionati a segnalare violazioni (cosiddetti "whistleblower") non debbano temere conseguenze legali. Per raggiungere questo obiettivo, le aziende a partire da una certa dimensione devono essere obbligate a istituire un apposito canale di segnalazione indipendente a cui questi whistleblower possano rivolgersi.
Begründung
Nell'UE si stanno creando nuove condizioni quadro per i whistleblower. Entro il 17 dicembre 2021 gli Stati membri dovranno aver recepito nella propria legislazione nazionale la direttiva UE 2019/1937. Questa dispone che le aziende a partire da 250 collaboratori istituiscano un apposito canale che permetta ai whistleblower di segnalare presunte violazioni in modo confidenziale. Le aziende con più di 50 e meno di 250 lavoratori sono tenute a farlo entro il 2023. In questo modo l'UE introduce su tutto il suo territorio uno standard minimo vincolante a tutela dei whistleblower. Per la Svizzera la Germania è un mercato di sbocco particolarmente importante. Con l'entrata in vigore in questo Paese della legge sulle catene di valore, a partire dal 2023, anche i fornitori svizzeri dovranno disporre di un tale canale di segnalazione. Questo fatto evidenzia quanto sia impellente la creazione di un quadro giuridico analogo per questo tipo di segnalazioni. Vista l'enorme importanza dell'UE per l'economia svizzera, il nostro Paese deve assolutamente provvedere affinché le nostre aziende si conformino a norme di qualità paragonabili, non da ultimo a causa dei rapporti attualmente tesi tra le due parti. Attraverso la governance aziendale la Svizzera può anche assicurarsi dei vantaggi competitivi a livello internazionale in vista dell'incombente carenza di lavoratori qualificati. Inoltre, tutelare i whistleblower è conveniente anche in termini economici: secondo alcuni studi questa tutela consentirebbe infatti alle aziende e all'economia di realizzare effettivi risparmi sui costi, a tutto vantaggio della competitività del Paese interessato. Questo beneficio finanziario per la Svizzera è anche confermato da uno studio svolto nel 2021 dalla Scuola universitaria professionale dei Grigioni. Un ulteriore studio sull'esempio dell'Olanda mostra che per ogni euro investito in un sistema di whistleblowing possono essere risparmiati fino a 37 euro in termini di fondi pubblici non più usati abusivamente.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
La mozione riguarda la protezione dei "whistleblower" ed esige che sia creata una base giuridica affinché i dipendenti intenzionati a segnalare violazioni (i cosiddetti "whistleblower") non debbano temere conseguenze legali, prima fra tutte il licenziamento. Per tutelarli da questi rischi bisognerebbe obbligare le aziende, a partire da una certa dimensione, a istituire un apposito canale di segnalazione indipendente a cui questi "whistleblower" possano rivolgersi. L'istituzione di un tale canale all'interno delle aziende è uno strumento per raggiungere l'obiettivo della mozione, ossia proteggere i "whistleblower". Il fatto di segnalare una violazione a un organo appositamente istituto dal datore di lavoro - anziché rivolgerla al pubblico o a un'autorità - può sì ridurre il rischio, per i dipendenti, di violare i propri doveri di fedeltà, ma non può in ultima istanza prevenire eventuali ritorsioni nei loro confronti. Contrariamente al diritto sul personale della Confederazione - che già dal 2011 protegge esplicitamente da penalizzazioni sul piano professionale chi nell'esercizio della sua funzione segnala irregolarità (art. 22a legge sul personale federale; RS 172.220.1) - il diritto privato non conosce una regolamentazione corrispondente.
Per motivi di coerenza bisognerebbe non soltanto creare nelle aziende gli appositi canali di segnalazione, ma anche - perché è questo l'obiettivo della mozione - proteggere i "whistleblower" da eventuali conseguenze legali come la disdetta del loro rapporto di lavoro. La direttiva UE 2019/1937, citata dall'autore della mozione, mira anche a garantire un alto livello di protezione per chi denuncia eventuali violazioni del diritto comunitario. Il testo normativo chiede, in particolare, che i "whistleblower" siano protetti da forme di ritorsione quali il licenziamento (art. 19 della direttiva UE 2019/1937).
Negli anni 2013 (messaggio; FF 2013 8193) e 2018 (messaggio aggiuntivo; FF 2019 1219) il Consiglio federale ha proposto al Parlamento una revisione parziale del codice delle obbligazioni (CO) per creare così le premesse legali per la segnalazione di abusi o irregolarità sul posto di lavoro e sancire per i "whistleblower" una protezione dal licenziamento. Questa regolamentazione mirava a fare chiarezza e a creare sicurezza giuridica sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori. Nelle deliberazioni parlamentari (13.094) il progetto non ha però raccolto la maggioranza dei consensi ed è stato definitivamente bocciato dal Consiglio nazionale il 5 marzo 2020.
Visto che nel primo trimestre del 2020 la revisione parziale del CO a favore della protezione dei "whistleblower" non ha trovato una maggioranza in Parlamento - e questo dopo dibattiti pluriennali - è inopportuno risollevare ora la questione dopo così poco tempo. Anche perché l'unica novità proposta dall'autore della mozione è che la protezione dei "whistleblower" sia introdotta solo per aziende a partire da una certa dimensione. In queste aziende l'obbligo di istituire un canale di segnalazione aumenterebbe i costi normativi, a meno che non dispongano già di un servizio di compliance. Inoltre, un tale obbligo non avrebbe senso o sarebbe inefficace se i "whistleblower" non fossero nel contempo protetti da eventuali ritorsioni legali.
Va ricordato, infine, che le aziende in Svizzera hanno già la possibilità di creare appositi canali di segnalazione per "whistleblower" anche in assenza di un'apposita base giuridica. Secondo il Consiglio federale le imprese svizzere attive nell'Unione europea non esiteranno ad applicare la nuova direttiva UE nelle sue rispettive versioni nazionali.
L'Esecutivo crede inoltre che per ragioni aziendali interne anche altre aziende introdurranno simili sistemi di segnalazione. Il Consiglio federale continuerà a seguire da vicino le pratiche adottate dagli ambienti economici a questo riguardo.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.