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21.472 · Iniziativa parlamentare · 2021-06-18

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Ausgangslage

Comunicato stampa della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale del 31.10.2025

La Commissione ha concluso i lavori relativi alla riabilitazione dei volontari svizzeri che durante la Seconda guerra mondiale hanno partecipato alle azioni di combattimento della resistenza francese o hanno sostenuto i gruppi partigiani italiani. La Commissione è giunta alla conclusione che dal punto di vista storico l’operato di questi volontari era giustificato. Con 16 voti contro 9, sottopone quindi al proprio Consiglio un progetto di legge per la riabilitazione formale di queste persone. Una minoranza della Commissione respinge il progetto poiché ritiene che non sia opportuno annullare a posteriori sentenze e decisioni pronunciate legittimamente.

Comunicato stampa del Consiglio federale del 14.01.2026

Il Consiglio federale è favorevole alla riabilitazione dei volontari delle resistenze francese e italiana

Il Parlamento intende riabilitare i volontari svizzeri che durante la Seconda guerra mondiale hanno combattuto nella Resistenza francese o nella Resistenza italiana. Anche il Consiglio federale è favorevole alla riabilitazione e sostiene il pertinente progetto di legge del Parlamento. È quanto afferma nel suo parere del 14 gennaio 2026.

Chi combatte in un servizio militare straniero commette un reato ai sensi del Codice penale militare. Di conseguenza, anche i volontari svizzeri che durante la Seconda guerra mondiale hanno combattuto nella Resistenza francese o nella Resistenza italiana sono stati condannati. Il progetto di legge sulla riabilitazione propone l’annullamento di queste sentenze penali.

Il Consiglio federale sottolinea la legittimità delle sentenze pronunciate nei confronti dei volontari che all’epoca hanno combattuto nelle resistenze e non critica pertanto l’operato delle autorità di allora. Inoltre, l’annullamento delle sentenze penali non mette in discussione il divieto del servizio militare straniero.

Le sentenze pronunciate all’epoca non corrispondono più all’attuale senso di giustizia. Alla luce dell’odierna comprensione storica, la lotta condotta all’epoca per la democrazia merita di essere riconosciuta. Il progetto di legge sulla riabilitazione onora l’impegno a favore della libertà e della democrazia. Pertanto, nella seduta del 14 gennaio 2026 il Consiglio federale dichiara di sostenere la proposta del Parlamento di riabilitare i volontari che durante la Seconda guerra mondiale hanno combattuto nelle resistenze francese e italiana.

Secondo il Consiglio federale la riabilitazione per legge è conforme al principio di proporzionalità, poiché attuabile in tempi brevi e poco onerosa. Alla stregua di quanto prevede la legge federale sulla riabilitazione dei volontari della guerra civile spagnola, non sarà possibile chiedere riabilitazioni individuali mediante domanda, né saranno versate indennità finanziarie.

Wortlaut

Le sanzioni pronunciate nei confronti degli Svizzeri che hanno combattuto nella Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale sono abrogate.

Begründung

Nel 2009 il Parlamento ha deciso di riabilitare gli Svizzeri che hanno combattuto a fianco delle forze repubblicane in occasione della guerra civile spagnola. L'iniziativa parlamentare 06.461, all'origine di questa decisione, prevedeva di riabilitare anche coloro che avevano combattuto nella Resistenza francese, ma il Parlamento decise di escluderli per mancanza di informazioni e di ricerche storiche. Le lacune di allora sono ormai state colmate da ricerche approfondite sui profili e sulle motivazioni degli Svizzeri impegnati nella Resistenza, segnatamente grazie ai lavori dello storico Peter Huber, che, perlopiù sulla base degli archivi dei tribunali militari svizzeri, ha identificato 466 Svizzeri arruolati nella Resistenza interna (FFI) o nelle Forze francesi libere (FFL) del generale de Gaulle. Lontano dai confini svizzeri hanno combattuto con gli Alleati, rischiato la loro vita e contribuito in ultima analisi alla sopravvivenza della Svizzera. Una volta rientrati in Svizzera, circa 200 di questi membri della Resistenza sono stati condannati a pene detentive con o senza la condizionale. Inoltre alcuni sono stati espulsi dall'esercito, altri privati dei loro diritti politici, mentre una parte dei combattenti è rimasta in Francia per sfuggire a queste sanzioni. Alcuni di loro sono addirittura caduti in combattimento, mentre la Svizzera li aveva già condannati in contumacia in attesa del loro ritorno.

Questa riabilitazione formale, senza risarcimento, permetterà di sottolineare la nostra riconoscenza nei confronti di questi combattenti che hanno contribuito a liberare l'Europa dal nazismo. Come ha fatto notare il Consiglio federale per quanto riguarda i combattenti riabilitati della guerra civile spagnola, le condanne dell'epoca non corrispondono più al sentimento di giustizia oggi prevalente. Non si tratta quindi di rimettere in discussione il pertinente divieto di servire nelle milizie straniere. Analogamente alla legge del 2009 e a quella del 2003 sulla riabilitazione delle persone che hanno salvato rifugiati o combattuto il nazismo, questa legge non dovrà prevedere alcuna indennità finanziaria. Inoltre una procedura semplificata permetterà di onorare simbolicamente l'impegno di questi cittadini svizzeri, analogamente a quanto avvenuto per i combattenti repubblicani. Non è quindi previsto il coinvolgimento della Commissione delle grazie dell'Assemblea federale.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 11.03.2026

Riabilitare combattenti svizzeri in resistenza F e I

Gli Svizzeri che hanno combattuto nella resistenza francese e italiana durante la Seconda guerra mondiale vanno riabilitati. È quanto pensa il Consiglio nazionale che ha approvato una legge federale in materia.

All'epoca, e ciò vale anche oggi, ogni cittadino svizzero che si arruolava in un esercito straniero commetteva un reato punibile dal codice penale militare. Gli Svizzeri che hanno combattuto in Francia e Italia nelle formazioni partigiane furono condannati su questa base (simile destino toccò anche ai volontari partiti nel 1936 per combattere in Spagna dopo il colpo di Stato di Francisco Franco poi riabilitati dal Parlamento nel 2009, ndr.).

Le azioni di quei volontari sono legittime poiché guidate da una giusta causa, ha spiegato Simone Gianini (PLR/TI) a nome della commissione. Anche se si tratta di persone ormai decedute, è importante onorarne l'impegno, anche se postumo. "Non si tratta di criticare l'operato delle autorità di allora, bensì di annullare attraverso la riabilitazione le condanne e le sanzioni che nell'ottica contemporanea sono state pronunciate ingiustamente", ha spiegato il ticinese.

Una minoranza UDC ha invano chiesto di bocciare il progetto: "Riteniamo inopportuno rivedere sentenze emesse legalmente", ha sostenuto Roger Golay (MCG-UDC/GE). I volontari svizzeri nella resistenza violarono il codice penale militare dell'epoca e furono condannati correttamente. Riabilitarli oggi annullando quei giudizi minerebbe la credibilità dello Stato: le leggi possono essere cambiate per il futuro, ma l'applicazione di quelle passate va difesa per garantire l'affidabilità delle istituzioni, ha spiegato il ginevrino.

La nuova legge, che deve ancora passare all'esame del Consiglio degli Stati, chiede che le sanzioni pronunciate contro gli Svizzeri che hanno combattuto nella resistenza vengano abrogate. Alla stregua di quanto prevede la legge federale sulla riabilitazione dei volontari della guerra civile spagnola, non sarà possibile chiedere riabilitazioni individuali mediante domanda, né saranno versate indennità finanziarie.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 15.06.2026

Riabilitare combattenti svizzeri in resistenza F e I

Gli Svizzeri che hanno combattuto nella resistenza francese e italiana durante la Seconda guerra mondiale, e per questo condannati dai tribunali elvetici dell'epoca (un'ottantina di persone), andrebbero riabilitati.

Dopo il Consiglio nazionale, oggi anche quello degli Stati ha approvato - 35 voti a 4 e 3 astenuti - un progetto in tal senso. Il dossier è pronto per le votazioni finali.

All'epoca, e ciò vale anche oggi, ogni cittadino svizzero che si arruolava in un esercito straniero commetteva un reato punibile dal codice penale militare. Gli Svizzeri che hanno combattuto in Francia e Italia nelle formazioni partigiane furono condannati su questa base (simile destino toccò anche ai volontari partiti nel 1936 per combattere in Spagna dopo il colpo di Stato di Francisco Franco poi riabilitati dal Parlamento nel 2009, ndr.).

Per la maggioranza del plenum, le azioni di quei volontari erano legittime poiché guidate da una giusta causa volta a far trionfare la democrazia.

In aula, il "senatore" Pirmin Schwander (UDC/SZ) ha chiesto invece la non entrata nel merito nel progetto, facendo notare che non si può escludere che fra le persone condannate all'epoca si trovino anche soggetti che hanno partecipato ad azioni dubbie. È provato, ha detto, che formazioni partigiane si sono macchiate di crimini di guerra, con intere famiglie spazzate via.

Nella sua risposta, il "ministro" di giustizia e polizia, Beat Jans, ha sostenuto che il progetto intende onorare coloro che, a rischio anche delle propria vita, hanno combattuto per la libertà, a prescindere dalle loro motivazioni politiche.

Ad ogni modo, questa riabilitazione non rappresenta una critica nei confronti della autorità dell'epoca, che hanno agito applicando le leggi vigenti. Oltretutto, ha aggiunto Jans, il divieto di servire in un esercito straniero non viene messo in dubbio e rimane valido ancora oggi.

Oltre a ciò, alla stregua di quanto prevede la legge federale sulla riabilitazione dei volontari della guerra civile spagnola, non sarà possibile chiedere riabilitazioni individuali mediante domanda, né saranno versate indennità finanziarie.

Informazioni

Segreteria della Commissione degli affari giuridici (CAG)

rk.caj@parl.admin.ch

Commissione degli affari giuridici (CAG)