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22.3121 · Interpellanza · 2022-03-15

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Attualmente la possibilità di effettuare pagamenti arretrati nell'AVS è limitata agli ultimi cinque anni. Questa regola rigida comporta che al momento del pensionamento molti assicurati abbiano lacune che non sono stati in grado di colmare.

A questo proposito chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

- Per quali motivi è stata prevista una limitazione agli ultimi cinque anni? Questi motivi sono ancora attuali?

- Quale sarebbe l'argomento contro l'estensione della possibilità di effettuare pagamenti arretrati da cinque a dieci anni (o più)?

- Cosa pensa della possibilità di rendere la regola più flessibile continuando a limitare la possibilità di effettuare pagamenti arretrati a cinque anni, ma applicandola per tutta la vita lavorativa (e non solo per gli ultimi cinque anni)?

- Chi trarrebbe maggior vantaggio da una tale estensione?

- Quali sarebbero le ripercussioni sulle prestazioni complementari?

- Quali sarebbero le ripercussioni sulle finanze dell'AVS e sulle entrate fiscali?

- Quali sarebbero le possibili modalità (forfait, importo massimo/minimo ecc.) per una tale estensione?

Stellungnahme des Bundesrates

Contrariamente alla previdenza professionale, dove possono essere effettuati riscatti su base volontaria, l'assicurazione obbligatoria all'AVS non prevede la possibilità di pagare contributi volontariamente. I contributi all'AVS sono obbligatori e disciplinati per legge. Se non è più possibile versare questi contributi, si viene a creare una lacuna contributiva.

Per ridurre al minimo il rischio di lacune contributive per le persone senza attività lucrativa, per esempio gli istituti scolastici sono legalmente tenuti a notificare i propri studenti alle casse di compensazione. Il Consiglio federale ritiene questa misura efficace, dato che le lacune contributive sono rare. Per il caso in cui si venisse comunque a creare una lacuna contributiva, il diritto vigente prevede diverse possibilità per colmarla, tra cui in particolare il conteggio degli anni di contribuzione compiuti prima dei 20 anni. Con la riforma AVS 21 verrà creata un'ulteriore possibilità in tal senso: in futuro anche i periodi di contribuzione compiuti dopo l'età di riferimento potranno essere considerati, a determinate condizioni, per colmare eventuali lacune contributive.

1. e 2. Il termine di cinque anni è un termine di perenzione. Dopo la sua scadenza, i contributi non possono più essere richiesti dalle casse di compensazione né pagati dagli assicurati soggetti a tale obbligo. Questa regolamentazione serve a garantire la certezza del diritto: trascorsi cinque anni, il rapporto debitorio tra l'AVS e le persone tenute a pagare i contributi viene meno. I debitori dei contributi, ovvero gli assicurati, devono poter fare affidamento sul fatto che l'AVS non esigerà pagamenti arretrati dopo molti anni, mentre gli assicuratori devono poter contare sulla possibilità di considerare in via definitiva i contributi riscossi in passato ai fini del calcolo delle prestazioni e sul fatto di essere in grado di versare queste ultime. Una proroga del termine di perenzione ridurrebbe gli effetti summenzionati. Il Consiglio federale ritiene pertanto che la limitazione a cinque anni sia ancora adeguata.

3. La possibilità di colmare lacune contributive durante l'intero periodo di contribuzione sarebbe in contrasto con il principio di ripartizione. Nella maggior parte dei casi, il calcolo dei contributi a posteriori, su un arco temporale che a seconda delle circostanze può estendersi anche su diversi decenni, non sarebbe possibile a causa della mancanza dei mezzi di prova necessari, il che potrebbe provocare numerose controversie giuridiche.

4. Una proroga del termine di perenzione potrebbe generare maggiori entrate per l'AVS, ma anche conseguenti aspettative di prestazioni da parte degli assicurati. I potenziali miglioramenti delle rendite dipenderebbero però dall'ammontare del reddito o dalle condizioni sociali nel periodo della lacuna contributiva. Inoltre, un periodo di riscossione più lungo accrescerebbe l'onere amministrativo.

5. Il pagamento di maggiori contributi comporta rendite più elevate. Dato che queste sono considerate nel calcolo delle prestazioni complementari (PC), l'importo di queste ultime si riduce di conseguenza. Per i beneficiari di PC una rendita più elevata non comporterebbe dunque alcun beneficio, ma tendenzialmente causerebbe un aumento dell'onere fiscale. Soltanto gli enti pubblici, ovvero i Cantoni e la Confederazione, ne trarrebbero vantaggi, derivanti nello specifico dalle minori uscite per le PC. Poiché nella maggior parte dei casi le PC vengono riscosse soltanto in seguito all'entrata in un istituto e dopo il compimento degli 80 anni, un effetto sulle PC all'AVS sarebbe rilevabile soltanto circa 20 anni dopo l'introduzione della misura in questione.

6. Poiché le lacune contributive possono sorgere nel corso dell'intero periodo di assicurazione, non è possibile determinare con sufficiente precisione le ripercussioni di un ampliamento della possibilità di effettuare pagamenti arretrati sull'AVS e sulle entrate fiscali. Ad oggi, non è chiaro se nel complesso ne risulterebbero entrate supplementari per l'AVS.

7. I contributi all'AVS vengono calcolati in percentuale del reddito lavorativo o in base alle condizioni sociali. L'AVS non prevede alcun limite massimo per i contributi delle persone che esercitano un'attività lucrativa. L'introduzione di importi forfettari o massimi sarebbe in contraddizione con il sistema attuale e creerebbe una situazione di vantaggio per gli assicurati in questione rispetto agli altri assicurati, violando così il principio della parità di trattamento. Per contro, il diritto dell'AVS prevede già oggi un importo minimo.

Risposta del Consiglio federale.