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22.3687 · Interpellanza · 2022-06-16

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Tribunale federale (TF) si è pronunciato sullo statuto dei dipendenti di Uber (2C_34/2021). Per quasi 10 anni, questa azienda ha sfruttato, praticamente senza limiti (o meglio illegalmente) migliaia di lavoratori privandoli della copertura assicurativa in caso di infortuni, perdita di guadagno per malattia, pensionamento e congedo maternità, ma anche negando loro il salario minimo cantonale. Uber non rimborsa ai suoi autisti i costi di veicoli, attrezzature e telefoni cellulari. Secondo una stima di UNIA del 2019, Uber trattiene ai suoi autisti una cifra che oscilla tra i 3500 e i 5500 franchi al mese, per un totale tra i 60 e i 100 milioni di franchi all'anno, ai quali si aggiungono 20 milioni di mancati contributi previdenziali. A causa della complessità della procedura e dei relativi costi, è tuttavia difficile per gli autisti di Uber far valere i propri diritti. Inoltre, la stampa ha riferito che Uber continuerà a rifiutarsi di assumere lo status di datore di lavoro dandosi una struttura giuridica.

Tuttavia, la regolarizzazione degli autisti di Uber non deve equivalere alla legalizzazione dello sfruttamento e di condizioni di lavoro precarie:

f. Quali misure intende adottare il Consiglio federale per combattere le piattaforme elettroniche che praticano dumping?

g. Quali misure legali saranno adottate per evitare che in futuro altre piattaforme internazionali si comportino nello stesso modo? Si sta prendendo in considerazione la possibilità di un'inversione dell'onere della prova e cioè di richiedere alle piattaforme di dimostrare di non essere datori di lavoro?

Stellungnahme des Bundesrates

f. Al fine di proteggere i lavoratori da una riduzione abusiva delle condizioni salariali e lavorative applicabili in Svizzera da parte di aziende nazionali e straniere, il legislativo ha introdotto le cosiddette misure d'accompagnamento. La Commissione tripartita federale (CT federale) monitora e controlla il mercato del lavoro nei settori senza salari minimi vincolanti. I controlli vengono effettuati anche dagli organi di controllo del lavoro nero cantonali, che verificano il rispetto degli obblighi di annuncio e autorizzazione secondo il diritto in materia di assicurazioni sociali, degli stranieri e in materia di imposte alla fonte. Non esiste una distinzione tra datori di lavoro che utilizzano una piattaforma o meno. Sulla base delle osservazioni del mercato del lavoro, la CT federale elabora strategie di controllo basate sul rischio.

Questa flessibilità consente di avere un maggiore controllo sui settori particolarmente sensibili alla digitalizzazione, che negli ultimi anni diversi Cantoni hanno scelto come priorità di controllo. I datori di lavoro che si affidano a una piattaforma e sono coperti da un contratto collettivo di lavoro (CCL) sono monitorati dalle commissioni paritetiche corrispondenti (p. es. personale a prestito). Le misure d'accompagnamento sono state sviluppate negli ultimi anni e sono applicabili anche a nuove forme di lavoro. Per questi motivi, il Consiglio federale non ritiene opportuno adottare al momento misure speciali nel settore delle cosiddette piattaforme.

g.I modelli di business digitali sono molto eterogenei, motivo per cui possono, come nel caso in questione, venire a crearsi incertezze giuridiche per quanto riguarda la prevedibilità delle decisioni legali. In questo contesto, negli ultimi anni il Consiglio federale ha sottoposto il quadro giuridico a un'analisi approfondita e ha esaminato varie opzioni per l'ulteriore sviluppo della legge sulla sicurezza sociale.

Nel rapporto "Flexi Test" sulla protezione sociale dei lavoratori delle piattaforme del 27 ottobre 2021, il Consiglio federale ha esaminato anche la questione aperta nel testo della presente interpellanza. La conclusione è che questa richiesta comporterebbe notevoli svantaggi rispetto alla situazione attuale. In particolare si creerebbe il rischio di nuovi problemi di delimitazione nonché di una violazione del principio della parità di trattamento, perché i lavoratori tramite piattaforme potrebbero essere collocati in una posizione migliore sotto il punto di vista del diritto sociale rispetto ai fornitori di servizi che non lavorano su piattaforma.

Il quadro giuridico esistente offre un elevato grado di flessibilità e può essere facilmente adattato alle nuove forme di lavoro.

Risposta del Consiglio federale.