22.3756 · Interpellanza · 2022-06-16
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il 15 giugno 2022 gli ambasciatori degli Stati membri dell'UE (Coreper) hanno approvato la proposta per una nuova direttiva sui salari minimi. Manca ora l'approvazione del Parlamento, ma è soltanto una questione formale. La reale efficacia della nuova direttiva si vedrà solo tra qualche anno e dopo l'attuazione a livello nazionale da parte degli Stati membri; dal punto di vista politico si tratta però di una vera e propria svolta epocale. Con questa direttiva, insieme alla direttiva relativa al distacco dei lavoratori e a quella sulla sua applicazione nettamente migliorate, nonché alle previste direttive riguardanti il lavoro sulle piattaforme digitali e la parità di retribuzione tra uomini e donne, l'UE pone fine, perlomeno sul piano politico, all'epoca della concorrenza a scapito dei diritti dei lavoratori e sindacali. La nuova direttiva sui salari minimi stabilisce in maniera chiara che in futuro il mercato interno deve evolvere in modo da "prevenire e ridurre le disuguaglianze retributive e sociali, e (...) promuovere il progresso economico e sociale e la convergenza verso l'alto". Di conseguenza, per la Svizzera si pongono le seguenti domande:
1. Il Consiglio federale condivide l'opinione che un adeguamento della situazione giuridica svizzera alla direttiva sui salari minimi rafforzerebbe il potere negoziale dei lavoratori svizzeri e assicurerebbe una maggior tutela dei loro salari? Se sì, cosa fa per evitare una penalizzazione dei lavoratori svizzeri una volta che la direttiva entrerà in vigore?
2. La direttiva prevede che se gli Stati membri applicano salari minimi, tali salari sono sufficienti se raggiungono il 60 per cento del salario mediano nazionale o il 50 per cento del salario medio (art. 5 par. 3). Considerato il metodo di calcolo della direttiva, quanti salari in Svizzera sono inferiori a tali valori? In quali settori? Cosa fa il Consiglio federale per portare i salari bassi anche in Svizzera a questo livello, in modo da evitare che i lavoratori svizzeri siano penalizzati rispetto ai loro colleghi europei?
3. La direttiva chiede agli Stati membri di istituire un piano d'azione se la copertura da parte dei contratti collettivi di lavoro è inferiore all'80 per cento (art. 4 par. 2). Com'è la situazione in Svizzera? Cosa fa il Consiglio federale per portare la copertura anche in Svizzera all'80 per cento e per evitare che i lavoratori svizzeri siano penalizzati rispetto ai loro colleghi europei?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Al momento non è ancora disponibile una versione definitiva della direttiva UE sui salari minimi. Il Consiglio federale non è pertanto in grado di esprimersi concretamente in merito. Non appena sarà in vigore, gli Stati membri disporranno di due anni per trasporla nel diritto nazionale. Sarà quindi possibile valutare soltanto in un secondo momento in quale misura verrà raggiunto l'obiettivo di una maggiore tutela dei lavoratori nell'UE.
Rispetto ad altri Paesi, in Svizzera vigono salari elevati con una ripartizione equilibrata e una percentuale ridotta di posti a salario basso (cfr. risposta alla domanda 2). In particolare le misure collaterali esistenti dal 2004 si sono dimostrate valide come dispositivo di protezione del nostro Paese. Queste misure sono state costantemente ottimizzate negli ultimi anni e comprendono un efficace sistema di controllo che si applica anche in settori che non prevedono salari minimi vincolanti. Il Consiglio federale ritiene che gli strumenti esistenti volti a impedire e ridurre le disparità salariali e sociali in Svizzera siano efficaci.
2. Secondo la rilevazione svizzera della struttura dei salari (RSS) effettuata dall'Ufficio federale di statistica, nel 2020 il salario lordo mediano mensile di un posto a tempo pieno ammontava a 6665 franchi. Il salario lordo medio mensile era leggermente più alto (7826 fr.). I valori soglia menzionati nella direttiva europea ammontano pertanto per il 2020 a 3999 franchi (60 % del salario mediano) e a 3913 franchi (50 % del salario medio). All'incirca il 5,5 per cento dei posti rilevati dalla RSS 2020 prevedeva un salario mensile inferiore a 3999 franchi; considerando il valore soglia di 3913 franchi la percentuale era del 4,8 per cento. Dato l'alto livello dei salari in Svizzera, anche i valori soglia sono piuttosto elevati nel confronto trasversale.
Presentano una percentuale più elevata di posti sotto il valore soglia di 3999 franchi soprattutto i settori della produzione di abiti e tessuti, delle prestazioni di servizi personali, alberghiero e della ristorazione nonché della manutenzione degli edifici, del giardinaggio e dell'architettura del paesaggio. A essere toccati leggermente sopra la media sono il commercio al dettaglio, il settore dell'aviazione e della navigazione nonché altri servizi di supporto. Va comunque notato che alcuni di questi settori riguardano soltanto un numero ridotto di lavoratori.
3. Secondo i calcoli della Segreteria di Stato dell'economia, il grado di copertura dei CCL in Svizzera era del 50 per cento circa nel 2018. Colpisce, rispetto agli altri Paesi, la stabilità del loro grado di copertura, alla quale ha sicuramente contribuito l'obbligatorietà generale dei CCL sancita a livello giuridico dallo Stato dagli anni Cinquanta.
Il Consiglio federale non sta intervenendo per influenzare direttamente questo grado di copertura, cosa che in Svizzera compete alle parti sociali. Queste ultime possono ottenere un maggiore grado di copertura di un CCL in primo luogo acquisendo nuovi membri. Non tutti i lavoratori, inoltre, dipendono dalle trattative salariali collettive e pertanto un grado di copertura dei CCL possibilmente alto non è di per sé un obiettivo.
Risposta del Consiglio federale.